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Lunedì 13 Luglio 2026 | Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
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Salute

L’insegnate deve essere sempre presente a se stesso e una canna non può farsela. Caro Pantaleo, sbagli!

Ho letto, non 
sgomento, ma un po’ interdetto , su Aetnanet  le argomentazioni
sull’uso della droga rilasciate di recente dal signor Mimmo Pantaleo, a
’24 Mattino’ su Radio 24 dove si parlava della possibilità di fare i
test antidroga per gli insegnanti dopo il caso di un’educatrice che in
una scuola elementare di Firenze ha assunto eroina in bagno. Alla
domanda dell’intervistatore: “Secondo Lei , un insegnante che si fa uno
spinello ogni tanto è compatibile con l’insegnamento”? La risposta del
sindacalista è stata netta : “ Secondo me, sì , come avviene in tante
parti del mondo” !
 Ma… caro signor  Mimmo Pantaleo, mi scusi, non Le
basta  lo strazio di vedere oggidì  la figura del docente
precario, sfruttato depresso ed emarginato,  ci  vuole anche
aggiungere  quella  del docente  cannato in cattedra?
Suvvia, non Le pare troppo? 
Anche in una società democratica la libertà  di opinione ha i suoi
limiti, e  imposti non- si capisce- dalla legge, ma dal buon senso
e dalla coscienza e responsabilità  che ognuno di noi dovrebbe (
deve) avere nello svolgimento  del proprio ruolo e della propria
funzione! Fosse anche una semplice boutade , mi pare di cattivo gusto
la sua uscita sulle canne del prof.! Un educatore che facesse uso di
droghe, leggere o no, che siano, non mi pare persona adatta a 
meritare l’affidabilità dell’insegnamento e della educazione di giovani
implumi. Non può curare, né capire, gli altri, chi ha bisogno, in
primis, di cure  e  di chiarimenti per proprio conto; non
può  risolvere o rispondere  ai dubbi degli  altri,
chi  non è in grado di risolverli, o di chiarirli, prima di
tutto  a se stesso. Agli adolescenti, a scuola, signor Pantaleo,
non serve  la figura tragica del docente “ maudit”! Il maestro in
cattedra,presente sempre a se stesso, deve essere faro di luce, e
traghettatore di sicuri approdi, non scivolo per un’andata agli
inferi;  punto fermo di riferimento, suscitatore di cultura e di
idee vitali, di amore di conoscenza.  Chi ha il delicatissimo
compito di dovere comunicare e confrontarsi  giorno dopo giorno
con i giovani, non può permettersi, signor Pantaleo, il deragliamento
di tutti i sensi. I giovani ci guardano, e pretendono dei buoni e sani
esempi  di onestà  intellettuale e di equilibrio nei
comportamenti dei grandi; già lo diceva Seneca “ via brevis  est
exemplis, longa verbis”! Immaginiamoci se ai cattivi pensieri, si
aggiungessero pure i cattivi fatti! Come dire, peccare in “opere e
parole”! Molto, molto grave , signor Pantaleo!  Anche per un laico
– libertario incallito!
Occorre, invece, ribadire sommessamente , senza retorica ,ma con rigore
assoluto, che la scuola nella sua intierezza,  e più
precisamente  dirigenti scolastici, docenti e personale ausiliario
hanno senso e meritano di essere mantenuti in servizio solo se essi
testimoniano davvero di volere il benessere, l’ educazione e la
crescita umana e culturale degli studenti. Se davvero  ne vogliano
fare delle persone  libere e indipendenti e responsabili ! In
questo compito sinergico, assume  rilievo, allora, 
particolare di assoluta importanza –dopo la famiglia- la valenza della
interazione diretta od indiretta dell’insegnante con l’allievo. Ma
tutto questo, solo se l’insegnante abbia tutti i suoi sensi in ordine,
quando sale in cattedra, per essere credibile in ciò che dice e in ciò
che fa. Sempre!

Nuccio Palumbo
antoninopal@katamail.com