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Domenica 12 Luglio 2026 | Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
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Didattica

Bocciare costa e non serve a nulla: forse! Ma compito della scuola non è quello di promuovere e non solo alla classe successiva?

Sono  stati resi
noti  di recente sulla stampa nazionale  i dati
statistici  relativi, in percentuale, alle 
bocciature   nelle scuole europee e non, rilevati dall’Ocse
(l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico). Dalle
analisi di codesti dati gli esperti  hanno dedotto , fra le altre
cose, che “ bocciare non serve a nulla e costa” : la ripetenza degli
alunni non solo appesantirebbe  il bilancio dell’istruzione
pubblica  statale ma rafforzerebbe le “ disuguaglianze”. La
bocciatura sa di antico, di démodé, è costosa e, anche ,dannosa sotto
il profilo psico-socio-culturale!  E ancora, sottolineano gli
analisti che:  ” nei paesi in cui un maggior numero di studenti
ripete gli anni scolastici, la performance globale tende ad essere
inferiore, e il back-ground sociale ha un impatto maggiore sui
risultati di apprendimento”.   l’Ocse suggerisce di non
bocciare  perché  la bocciatura non solo  emarginerebbe
di più i ragazzi  con problemi scolastici, ma anche  perché
“ripetere un anno di scuola” non sempre serve loro  a recuperare”
il  ritardo sul programma”.
Tutti  promossi, allora, per non “penalizzare nessuno?  Un
invito alla promozione facile? Non credo. Una scuola  seria 
non può semplicizzare l’approccio metodologico allo studio per favorire
e promuovere l’asineria. Sarebbe codesto un modello  demagogico
populistico di  “buonismo” deleterio  a buon mercato, una
incentivazione dissennata  al non impegno , che non giova a
nessuno.  A naso, chiunque, fornito di un minimo di buon
senso,   sarebbe  contrario ad una scuola che non sappia
distinguere chi si impegna, e merita,  dai lavativi, e che
promuove tutti senza differenze.
Allora, qual è il suggerimento –invito – in buona sostanza –  che
viene alla scuola dall’Ocse? Non tanto quello di non bocciare, quanto
piuttosto di stare più attenti nella valutazione finale, di 
promuovere la crescita umana e culturale  dei giovani,
prestando  più ascolto alle loro domande  esistenziali ,
di  aiutarli nel processo di autovalutazione e di autostima 
necessari per prendere fiducia nei propri mezzi,  di
promuovere  e organizzare, in sostanza, una programmazione 
scolastica che sappia  conciliare progetto educativo e intervento
didattico e , soprattutto per gli alunni più deboli,  corsi di
recupero personalizzati , e corsi di orientamento che possano ritornare
utili per un eventuale cambiamento di indirizzo di studi  e di
scelta lavorativa. Spesso molti insuccessi scolastici sono legati 
non solo a problemi educativi  come quelli ,per esempio,
riguardanti i rapporti  conflittuali tra genitore e figlio, ma
anche a scelte sbagliate di percorso curricolare. La bocciatura in
questi casi è un surplus di fallimento disastroso. E non solo per loro.

Nuccio Palumbo
antoninopal@katamail.com