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Lingue straniere

La morte delle Lingue

Pasquale AlmiranteIl riordino
della scuola secondaria superiore, che fu salutata al suo apparire come
la riforma epocale della ministra Gelmini, sta dando i suoi annunciati
frutti che amaramente purtroppo stanno sbocciando, dopo avere
desertificato i terreni degli istituti tecnici e professionali, anche
nei licei classici, un tempo giardini rigogliosi di latino e di greco
sulla cui conoscenza la nostra società ha posto le sue basi culturali e
ideali. Non ci addentriamo sulla valenza didattica e formativa di
queste materie, ma sulla riduzione vandalica di ben due ore di latino e
di greco nel biennio del ginnasio, resa ancora più pesante dalla
revisione delle classi di concorso, sottaciute per lo più dalla stampa
non specialistica, che sta permettendo a tutti i laureati in lettere
moderne di potere insegnare latino anche al classico, togliendo quindi
cattedre a chi nel proprio curriculm di studi ha pure il greco, con una
penalizzazione oggettivamente irrazionale. Per capire bene occorre fare
riferimento al forte taglio di materie letterarie negli istituti
tecnici e professionali (per paradosso però da un lato si lamenta
dell’asinaggine dei ragazzi e dall’altro si taglia l’italiano) che ha
indotto il Miur a consentire a questi docenti, che altrimenti non si
sapeva come collocarli, di potere insegnare pure allo scientifico e al
magistrale, e se provvisti di specifica abilitazione in latino anche al
biennio del ginnasio.
E questo significa pure che se prima erano previsti tre docenti di
latino e di greco per ogni sezione di liceo classico, adesso ne servirà
uno solo. E non finisce qui la didattica creativa imposta dalla epocale
riforma, visto che nel biennio del ginnasio si potrebbe pure verificare
la nomina di due diversi docenti rispettivamente per il latino e per il
greco, togliendo così quell’unico insegnante per entrambe le materie
che ha consentito finora una più coerente e incisiva
interdisciplinarità. Il risultato dunque di questa manovra (sarà
epocale agli occhi della ministra?) è quello di lasciare qualche
professore di ruolo senza cattedra e di bloccare del tutto il futuro
lavorativo sia dei precari, che ancora riuscivano a trovare spazi
lavorativi al liceo, e sia dei neo e futuri laureati in lettera
classiche. Se gli alunni dunque perdono terreno non si dia la colpa ai
professori: è troppo facile; si guardi la luna e non il dito che la
indica.

Pasquale
Almirante
– La Sicilia del 24 luglio 2011