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Domenica 12 Luglio 2026 | Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
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Docenti inidonei

L’abbandono in cattedra. Premialità e merito solo cavalli di battaglia pubblicitari

Lasciamo da parte
la  loro surreale idea di merito,  efficienza, valutazione
(che è  proprio “loro”, nel senso che  sono loro a compilare
personalissime  liste di buoni e di  cattivi). Diverrà
esecutiva la  riforma Brunetta, ispirata da  quello cui
Tremonti ha dato  del cretino, ma cui sarà concesso  di
destinare il 25% di  eventuali, improbabili, risparmi  delle
amministrazioni (invece  che a reintegrare lo scarso  salario
del personale) per  applicare gli equivoci principi  di
merito e differenziazione  previsti, in assenza di altre 
risorse disponibili. Sarà infatti  il decreto Brunetta a
definire  l’elenco dei meritevoli e i protocolli  di
comportamento utile  per accedere a premialità,  mentre la
manovra 2011 congela  i salari dei docenti fino al  2014, un
anno in più rispetto  al blocco di Tremonti nel  2010. 
 Questa una delle conseguenze  più pesanti sulla 
scuola: Flc Cgil denuncia che,  in termini di adeguamenti o 
di mancati aumenti contrattuali,  gli Ata perderanno  6.295
curo, 7.930 i docenti,  15.988 i dirigenti. Fate i vostri 
conti.
MA NON SOLO. Se con la  L. 133/08 il governo aveva iniziato 
la più grande operazione  di disinvestimento su cultura e 
conoscenza della storia patria,  ecco la zampata finale.
L’art.  19 del d.l. 98/11 è dedicato  alla scuola. Vengono in
classe i  comandati Invalsi, quelli delle  tormentatissime
prove: la vita  è tutta un quiz! Soprattutto,  dal 2012-13 le
dotazioni di  personale docente, educativo  e Ata sono
bloccate in entità  pari a quelle del 2011-12: ovvero, 
classi sempre più affollate,  con grave pregiudizio  della
qualità didattica. Si aggregano  primarie e medie in 
istituti comprensivi, che saranno  autonomi solo con almeno 
1000 alunni (500 in zone  disagiate). Il dimensionamento 
della rete scolastica  non è competenza dello Stato,  ma
delle Regioni; il suo iter  prevede articolati percorsi 
condivisi con gli altri enti locali:  questo provvedimento 
innescherà perciò un contenzioso  ulteriore, tra i molti che 
l’arrembante modo di legiferare  del governo ha causato. 
Saranno eliminate 1130 scuole  autonome, con conseguente 
taglio di posti di lavoro, in  particolare per gli Ata. Le 
scuole sotto i 500 alunni saranno  affidate a reggenti:
prive  di dirigenza stabile, avranno  conseguenti ricadute
in  campo organizzativo, didattico  e gestionale, aggravate
dalla  riduzione di esoneri e semiesoneri  per i
collaboratori  del dirigente nelle scuole  complesse. I
docenti inidonei  per motivi di salute occuperanno  i posti
di 5000 assistenti  amministrativi e tecnici precari,  con
incredibile disprezzo  della professionalità degli uni  e
degli altri. Insomma, il “progetto  pedagogico” di Gelmini 
continua la marcia trionfale  verso l’obiettivo
ostinatamente  rincorso: smantellare la  scuola della
Costituzione.
QUALCHE GIORNO fa  una notizia apparentemente  clamorosa: 67
mila assunzioni  in arrivo, 30.500 docenti e  36.700 Ata.
Euforia iniziale, a  seguire cautela: a differenza di  come
annunciato, i posti non  saranno assegnati tutti quest’anno, 
ma si distribuiranno  sul prossimo triennio. In termini 
concreti, nulla più di un  travestimento dell’usuale miseria 
annuale: “Il piano di assunzione  proposto, se spalmato  in
tre anni, prevede proprio  questi numeri: circa 10.000
assunzioni  per i docenti e altrettante  per gli ATA. A
fronte della  reale esistenza, per il personale  docente, di
circa  20.000 posti vacanti e disponibili  e di 27.000
pensionamenti  per quest’anno”. Così il  Coordinamento dei
Precari  Scuola Roma. I posti ci sono, la  propaganda lavora,
il problema  del precariato continua ad  essere emergenza. Ma
c’è di  più: “L’adozione del piano di  assunzioni [come si
legge in  una nota di Brunetta] è subordinata  agli esiti di
una specifica  sessione negoziale su interventi  contrattuali
per garantire  l’invarianza finanziaria”.  In altre parole:
li assumeranno,  ma solo se senza oneri  aggiuntivi. Per
esempio, niente  onerosa ricostruzione di  carriera,
trattandosi di precari  da almeno 10 anni. Gli annunci 
trionfali non cancellano le  violazioni del diritto e il
vero  progetto: a questo governo  oggi interessa mantenere
un  buon numero di posti occupati  da precari, riservandosi
la  possibilità di nominare in ruolo  a costo zero. In vista
un ulteriore  taglio degli organici?  Le elezioni non sono
lontane e  bisogna rifarsi il trucco. Che  c’è e si
vede.  Classi sovraffollate,  blocco delle 
retribuzioni,  azzeramento delle  carriere dei precari 
Al netto dalla  propaganda,  il governo prosegue  la sua
marcia verso  l’azzeramento della  scuola pubblica
     (da Il Fatto di di Marina Boscaino)

redazione@aetnanet.org