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Domenica 12 Luglio 2026 | Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
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Manifestazioni non governative

Studenti in azione in oltre 50 città “Per la scuola pubblica e contro il precariato”

“Riprendiamoci
la parola”, per protestare contro i tagli a scuola e
università. Ma anche contro il precariato che rende incerto
il futuro di chi si affaccia per la prima volta al mondo del lavoro.
Tornano le iniziative degli studenti in 50 città: blitz a
sorpresa, flash-mob e sit-in. Con la voglia di rispondere anche a un
presidente del Consiglio che sabato scorso ha attaccato di nuovo la
scuola pubblica, dove “professori comunisti”
inculcano valori lontani da quelli della famiglia.

Gli studenti medi e universitari promettono battaglia. A Roma, Milano,
Torino, Genova, Trieste, Napoli, Bari e non solo, il 19 aprile
è lo ‘Student Action Day’. “In
un Paese in cui ogni diritto, viene considerato un privilegio da
tagliare o privatizzare – spiega la Rete della Conoscenza, il
network promosso da Unione degli Studenti e Link-Coordinamento
universitario – noi abbiamo deciso di opporci. Domani nelle
maggiori città reclameremo un sistema nuovo di welfare e
diritto allo studio capace di garantire una vera libertà di
scelta dei propri percorsi di studio e di vita, senza essere legati dal
reddito delle proprie famiglie e dalla precarietà dilagante.
Ci opponiamo a chi vuole ridurre la scuola e
l’università a un’azienda dove docenti
precari devono avere lo stesso colore politico dei governi di turno,
luoghi dove non devono formare le coscienze dei cittadini, ma preparare
un esercito di precari per il mercato del lavoro”.

Per gli studenti è una sorta di prova in vista dello
sciopero generale indetto dalla Cgil per il 6 maggio. “Il 19
aprile sarà una giornata all’insegna della
creatività nei principali luoghi simbolo
dell’istruzione di grandi e piccoli centri, per far capire
alla gente che in gioco c’è il futuro della
società di domani”. E per chiedere a Silvio
Berlusconi di farsi da parte: “Le sue ultime parole sono
vergognose – afferma la Rete della Conoscenza – ma
ancora di più lo sono i 9 miliardi di tagli su scuola e
università, le migliaia di precari lasciati senza lavoro, le
scuole che continuano a cadere a pezzi, l’assenza di risorse
per i dipartimenti e per i ricercatori in un Paese che ha bisogno di
una formazione di qualità per crescere”.

ilfattoquotidiano.it