“Tutti i cittadini hanno pari dignita’ sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
Così recita l’art.3 della nostra Costituzione. E da qui vorrei trarre lo spunto per fare alcune considerazioni.
Se è vero che ciò che rende comunicabili le differenze culturali è il fatto che tutte le culture, anche quelle in apparenza più incomprensibili, o più chiuse, sono pur sempre sotto il segno dell’humanum, – e per ciò stesso, appunto, traducibili e comunicabili- ; e se è vero anche che, in quanto uomo, “ nihil humani alienum a me puto”; ebbene, e’ proprio allora, in forza di questa comune appartenenza alla “humanitas”, che ci dobbiamo sentire veramente uguali tutti di fronte alla legge, non solo come cittadini, ma anche, e soprattutto, come persone… umane!
La società multietnica e multiculturale, verso la quale – bon gré, mal gré – conduce il fenomeno delle nuove immigrazioni, impone nuove direttive di valori per le quali, oggi, il modello pluralistico, e integralistico, deve prevalere, o comunque fare aggio su quello dell’assimilazione “neutralizzante”, se si vuole che il principio di eguaglianza possa trovare effettivo avvaloramento come diritto anche alla “diversità”. Del resto, in un mondo globalizzato “, come quello in cui viviamo, anche la logica, e la pratica, del diritto si debbono “globalizzare“, nella misura in cui nell’affrontare una controversia o nel mediare dei contrasti, si avverte – oggi più che mai – la necessità di testimoniare ” anche” la possibilità di tradurne i termini in un linguaggio che accomuni i contendenti, comprendendone le ragioni e le necessità umane, sociali, culturali, e sforzandosi di salvare le loro diversità, di integrarli fornendo loro nei fatti la possibilità, appunto, di un sistema di comunicazione universale, che li faccia sentire veramente eguali e non stranieri o, peggio, clandestini…La diversità – non dimentichiamolo- costituisce un fattore di arricchimento e di progresso reciproco per l’umana società.
In tale prospettiva, veramente l’integrazione assume una forte valenza educativa. E la scuola, come tutte le altre istituzioni aventi funzioni educative, può ( e deve) alla luce, “ anche “, dei principi costituzionali, favorire i processi di integrazione, e lo sviluppo non conflittuale ma armonico di una società multiculturale e multietnica; può ( e deve), avviare e spronare i giovani alla formazione dei grandi valori racchiusi nella nostra Costituzione che ci richiamano a trascendere le diversità ideologiche, politiche, religiose, ecc.ecc,.in nome di una convivenza più tollerante, più civile e umana!
Questa è la grande sfida della scuola di domani; la nuova “ fede democratica secolare” della nostra società post-moderna.
Nuccio Palumbo
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