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Umanistiche

Verga da ‘Ntoni a Gesualdo

Nuccio PalumboE’ stato detto che il
futuro di ‘Ntoni  Malavoglia  è mastro don Gesualdo. Il canto
ammaliatore del progresso ha sopraffatto il cuore e la mente di
‘Ntoni  e ha  messo in discussione  ai  suoi
occhi  la visione arcaica del mondo su cui poggia l’etica del
sacrificio e della sopportazione della fatica propria di padron
‘Ntoni;   la famiglia patriarcale sobria, onesta,  e
contenta del poco, la dura  vita dei poveri pescatori,  non
reggono al confronto del benessere  e della felicità promessi
dall’ideologia del moderno. Il luogo-isola, il luogo del tempo sacro
del nonno,  dove si custodiscono i valori consacrati  dalla
tradizione, non esiste più, travolto dal dinamismo del tempo aperto e
“sconsacrato” della modernità;  ‘Ntoni   l’ha capito
tutto questo  e, ora che sa, non può più restare  in paese,
deve andarsene . Che cosa ha capito ‘Ntoni? Che la sola ed esclusiva
logica che governa il mondo è quella economica fondata sulle regole
disumane e immutabili  dell’egoismo e dell’utilitarismo. Non c’è
posto per i sentimenti, per la poesia e per il sogno, per la
solidarietà e l’amicizia disinteressata. Per avere successo bisogna
tagliare le proprie radici, uscire dal guscio. Così, esce di scena
‘Ntoni  per impersonare, sott’altro nome ed altre 
vesti,  un’altra storia fatta  di un’altra fede: quella
dell’ideologia del moderno; è la storia di mastro don Gesualdo!
Storia di un personaggio “non più epico” , ma – come scrive
Bachtin-  ‘romanzesco’,  costretto, dentro i limiti di un
presente storico convulso e instabile, a confrontarsi e a lottare,
scomparsi i miti antichi, con i nuovi miti moderni della alienazione e
della economicità, dell’interesse della ‘roba’.  I risultai di
questa lotta  saranno la solitudine, l’amarezza  e  il
fallimento  esistenziale  verso cui  in definitiva si
risolve  il ‘successo’  di Gesualdo. Un successo che reca in
se stesso la sua maledizione e la sua condanna.
Gesualdo è il ‘doppio ‘ di ‘Ntoni,  ma  ancora più tragico
e  disperato  appare  il suo orizzonte di storia, privo
di idillio e senza miti, più innaturale e dolorosa  la sua “ascesa
sociale”, perché:
“le pesche non s’innestano sull’ulivo” e – come scrive Sipala: “è
impossibile spezzare la barriera della incomunicabilità del sangue”.

Nuccio Palumbo

antonino11palumbo@gmail.com