Vai al contenuto
Domenica 12 Luglio 2026 | Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
11.169 utenti registrati · 704 mln di pagine viste
Riforma

La scuola italiana vista da una mamma rumena

Mio figlio è il più bravo della sua
classe! Prende sempre 9 e 10 in molte materie!

Esclama con soddisfazione e orgoglio una giovane mamma rumena
trasferitasi da alcuni anni a Brescia per motivi di lavoro.
Però dal punto di vista scolastico
mi dispiace che ho portato mio figlio in Italia: qui quasi si annoia,
non si fa scuola come da noi in Romania
”.
Il ragazzo frequenta in città un istituto tecnico di alta
specializzazione ed è inserito ottimamente nel contesto scolastico e
sociale bresciano. Il problema sono “le scuole italiane che non vanno e
che sono indietro rispetto al sistema scolastico rumeno”. In Romania il
percorso scolastico inizia con i cinque anni delle elementari, poi con
quattro delle medie, poi con l’istruzione superiore di tre o cinque
anni ed infine con l’università.
Ma è nei contenuti la differenza più significativa: già nelle medie i
ragazzi studiano chimica e fisica, poi si studia bene la geografia e la
storia (non solo rumena!), ed infine si apprende bene una lingua
estera: l’inglese.
Tanto che il ragazzo in classe supera tutti i suoi compagni e quasi
conversa correttamente con l’insegnante di lingua. La mamma, anch’essa
laureata nel suo paese, lavora alacremente, sopportando non pochi
sacrifici, pur di sostenere ed incoraggiare il figlio negli studi ed è
contenta degli ottimi risultati conseguiti.
Sono anni che la scuola italiana segna il passo rispetto al sistema
d’istruzione europeo, ed ancora vengono perpetrati “tagli alle spese e
alle cattedre”, affossando in modo definitivo e irreparabile la nostra
scuola pubblica. In un mondo sempre più competitivo e globalizzato, che
richiede competenze e specializzazione per affrontare le sfide
economiche mondiali, la scuola dovrebbe essere “curata”in modo
particolare dai governi e dalle classi dirigenti se non si vuole
restare indietro e diventare fanalino di coda.
E l’Italia in questo campo è messa proprio male, costretta a continui
tagli di cattedre, classi sovraffollate, edifici scolastici decadenti,
insegnanti mal pagati e demotivati, abbandono e insuccesso scolastico
preoccupante, ecc…Si parla tanto di investire nella scuola e
nell’istruzione per creare sviluppo, lavoro e ricchezza per i giovani,
ma di concreto si fa ben poco…
Abbiamo un governo nemico della
cultura e della ricerca per volere del ministro dell’Economia Tremonti
”,
ha dichiarato il presidente della regione Puglia, Nichi Ventola, ed un
ministro dell’Istruzione che sacrifica pezzi importanti della scuola
sull’altare del bilancio e del risparmio economico.
Lo Stato, quindi, nega un futuro migliore ai propri figli, impedisce la
formazione delle future classi dirigenti.
Un bell’esempio di intelligente e oculata gestione della cosa pubblica.
Una bella prospettiva per un futuro migliore. Come sembra lontano
l’incitamento di Antonio Gramsci ai giovani del suo tempo: “Studiate
perché il futuro ha bisogno di voi”.
Anch’io auguro ai giovani, come a quel caro e bravo ragazzo, di
studiare e di realizzare tutti i loro sogni. All’Italia…la magra
consolazione, in faccende di scuola, di stare dietro la Romania.

Angelo Battiato (inviato speciale a
Brescia)

angelo.battiato@istruzione.it