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Lunedì 13 Luglio 2026 | Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
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Precariato

Il più grande licenziamento della storia

I
precari sono 200 mila persone in carne e ossa
, docenti e
personale tecnico. Hanno 39 anni in
media:
troppo vecchi per rifondare la propria identità
professionale, troppo giovani per arrendersi. Si tratta del
maggior licenziamento di massa della storia
, enormemente
superiore all’affare Alitalia, in prima pagina per settimane. Riduzioni
agghiaccianti: quasi 130 mila posti di lavoro, 82 mila docenti e 45
mila tecnici.

Redazione
redazione@aetnanet.org

Riduzioni agghiaccianti: quasi 130 mila posti di lavoro, 82 mila
docenti e 45 mila tecnici. C’è chi rileva con pedanteria che il totale
non corrisponde a chi non lavorerà, perché una parte verrà assorbita
dai pensionamenti. Dobbiamo rallegrarci? La categoria precariato è così
fluttuante che non merita nemmeno un inquadramento specifico nei “meno”
del saccheggio di diritti costituiti dall’operazione Gelmini-Tremonti.
Duecento mila sono solo i supplenti con incarico annuale fino al 30
giugno, cui vanno aggiunti i circa cinquantamila reclutati per periodi
brevi. Abile creazione del sistema per mantenere la propria immobile
esistenza, prodotto da politica e amministrazione, mercificando vite e
consentendo alla scuola costi bassi ma senza garanzie, il precariato ha
visto il suo boom con la scolarizzazione di massa.
Tra il 1960 e ’75 il concorso non riuscì soddisfare la domanda di
insegnanti e così politiche economiche e amministrative stabili e
condivise fecero del precariato un metodo di reclutamento ispirato
dall’incapacità di concepire la scuola come luogo di cittadinanza. Non
si attuò un’attenta programmazione e non si selezionò il personale in
modo adeguato ai compiti richiesti dalla Costituzione: perfino per le
materie in sofferenza di organico furono attuati concorsi a distanza di
decenni.
Le cause: indisponibilità ad affrontare i problemi di gestione del
personale; mutato atteggiamento verso la spesa pubblica in istruzione.
In mezzo una giungla di provvedimenti, frutto di consociativismo spinto
e di dissennato e traversale disinvestimento su un modello di scuola
funzionale a un mondo in continuo cambiamento. Risposte occasionali,
provvisorie, “toppe” su situazioni sempre prossime a conflagrare;
estemporanee decisioni condizionate da tornate elettorali o da fasi di
maggiore rivendicazione da parte di chi – intanto – in una condizione
di precarietà economica, lavorativa, esistenziale, mandava avanti parte
della scuola italiana.
Uno dei molti possibili esempi di schizofrenia politico-amministrativa
è quello dell’istituzione nel 1998 delle Siss – Scuole di
Specializzazione per l’Insegnamento Secondario; nel 2000 è bandito un
megaconcorso per accesso a cattedra e conseguimento di abilitazione; in
parallelo, si dà vita a corsi riservati, rivolti a insegnanti (detti
“precari storici”) con almeno 360 giorni di supplenza, ancora per
l’abilitazione. Fu così abilitato un numero di insegnanti
sproporzionato, che generò peraltro un’incresciosa quanto ovvia
tensione tra “storici” e “sissini”.
Il consociativismo ha prodotto sanatorie, stabilizzazioni ope legis,
aggiustamenti di graduatorie, corsi abilitanti. In mezzo, donne e
uomini per cui, anno dopo anno, la cabala si compiva nei corridoi di
qualche provveditorato, in attesa di una chiamata tardiva per chissà
dove, ad anno scolastico già iniziato.
E non dimentichiamo gli studenti, di tutte le età, che negli anni, ogni
anno, hanno visto sfilare anche 3 o 4 supplenti e per i quali la
continuità didattica è stata formula suggestiva, mai praticata. “Non
pagheremo noi la vostra crisi” era uno degli efficaci slogan dell’Onda.
Invece quella crisi la stiamo pagando tutti. Ma loro più di tutti:
studenti precari e precari precarizzati. 
(da Il Fatto- Boscaino)