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Umanistiche

”LA SPERANZA DI PURE RIVEDERTI” – EUGENIO MONTALE

La speranza di pure rivederti

La speranza di pure rivederti
 m’abbandonava;

e mi chiesi se questo che mi chiude
 ogni senso di te, schermo d’immagini,
 ha i segni della morte o dal passato
 è in esso, ma distorto e fatto labile,
 un tuo barbaglio:

(a Modena, tra i portici,
 un servo gallonato trascinava
 due sciacalli al guinzaglio).

 

Eugenio Montale (da "Le Occasioni")

 

 

 

E’ uno dei venti componimenti della seconda sezione delle Occasioni, che ha titolo collettivo Mottetti ed è stata scritta nel 1937.

Il componimento, ispirato da Clizia, è un unico enunciato che si suddivide in tre periodi ritmici. Nei primi due versi, Montale si rivolge a Clizia dicendole che la speranza di vederla nuovamente svaniva sempre più; questa è la condizione in cui versa il poeta, in cui matura il dubbio espresso in seguito (espresso dalla congiunzione e posta al principio del terzo verso).

Nel secondo periodo ritmico egli afferma che (allora) si chiese se la realtà in cui viveva, la grande quantità di immagini che impedivano di vederla e di sentirla, avesse i segni della morte o non avesse in sé, portato dal passato, un segno luminoso della sua presenza, per quanto distorto e reso debole dal tempo trascorso e dalla lontananza.

Negli ultimi tre versi l’autore indica tra parentesi il luogo e líoccasione che gli hanno ispirato questa poesia: era a Modena e stava passeggiando sotto i portici quando incontrò un servo in livrea che portava a spasso due sciacalli.