Risponderemmo che in italiano – come in tedesco, francese, inglese, finlandese, cinese, arabo, hausa ecc.: in una parola, in tutte le lingue storico-naturali – non bisogna caricare sulle pur larghe spalle della grammatica una capacità di ricomprendere e giustificare tutti i fenomeni che nella lingua si manifestano. Insomma, la grammatica non è onnipotente. Non soltanto. Va aggiunto che le lingue non rispondono a dettami logici esterni o a razionalizzazioni postume: possiedono una loro logica, che però non è “scientifica” o “matematica”, per dir così. Molti fenomeni (e molti cambiamenti, nel passato come nel presente), per esempio, si sono prodotti e si producono per analogia. E l’analogia, a ben vedere, non incorpora criteri e meccanismi di oggettività.
Come scrive Andrea De Benedetti in Val più la pratica (Editori Laterza, Bari-Roma 2009), la grammatica «non si preoccupa tanto di prescrivere quanto di descrivere, analizza cioè come i parlanti si comportano nei fatti, non come dovrebbero comportarsi». Per quanto riguarda l’uso della preposizione a esprimente il rapporto di destinazione che dipende dall’idea di moto verso luogo, ci si deve limitare a constatare l’esistenza di una doppia serie (preposizione non articolata/ articolata): da una parte andare a casa, a scuola, a teatro, a (scuola di) nuoto; dall’altra, andare al cinema, alla spiaggia, al mare, all’ospedale.
PERCHE’ E’ CORRETTO DIRE ”ANDARE AL CINEMA”…MA NON ”ANDARE AL TEATRO”?
Un’amica tedesca mi chiedeva stupita perché consideriamo errato dire "andare al teatro" e corretto "andare al cinema". Ho abborracciato una risposta parlando di cacofonia, ma non sono stato convincente. Voi come le rispondereste?

