Spiace giungere in ritardo, visto che l’anno scolastico è finito da un pezzo, per chi ha fatto le elementari (compreso eventualmente l’esame per conseguire la licenza). Comunque la risposta può essere utile, come memorandum. Un post-it da appiccicare sulla copertina del quaderno di italiano dell’anno prossimo.
L’uso dei cosiddetti pronomi personali ridondanti risponde a esigenze di messa in rilievo proprie della lingua parlata e rientra nei casi di pronominalizzazione intensiva: si tratta, come scrive Andrea De Benedetti nel suo Val più la pratica (Editori Laterza, 2009), di «una forma di iper-codificazione della persona verbale (“mi sono visto un bel film”, “si è mangiato un panino con la mortadella”) che si fa in due comparendo contemporaneamente come soggetto e come beneficiario dell’azione» (p. 62). Negli scritti più formali e sorvegliati è sconsigliato. Uno scrittore, invece, per rappresentare più fedelmente i modi del parlato, potrebbe farne abbondante uso (e così, in realtà accade, specialmente nella narrativa degli ultimi decenni).
Anche parlando, però, non è lecito storpiare la grammatica: me l’ho comprato è inammissibile perché i verbi pronominali (o costruiti come tali: in questo caso comprare+si+la/lo/le/li) vogliono l’ausiliare essere nei tempi composti. Perciò, me lo sono comprato, me lo sono mangiato.
Si PUO’ DIRE ”ME L’HO MANGIATO”?
Volevo per favore sapere se la forma "me l’ho comprato", "me l’ho mangiato" è giusta. La maestra di mio figlio gli ha dato per compiti queste frasi.

