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Umanistiche

ENNA IMMERSA NELLA PIAGA DELLA DISOCCUPAZIONE

“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Ma quale lavoro? Se è nero, come è spesso nella nostra nazione, è difficile condurre su di esso un discorso rigoroso e scientifico. Eppure ci ha provato, con lusinghieri risultati, il sociologo Alberto Tulumello nel suo ultimo saggio (Nero come il lavoro. Sommersi nell’ultima provincia d’Italia, xledizioni, 2008, pp.192 ), un dossier sulle cause del lavoro sommerso nel microcosmo di Enna, una cittadina che molte statistiche sullo sviluppo del nostro paese definiscono “agli ultimi posti”.
Enna si svela, dunque, città metafora di tutta una realtà meridionale e siciliana in cui trionfano l’alta disoccupazione e i bassi tassi di occupazione. E soprattutto dominata da un’ economia sommersa nelle mani della criminalità organizzata: il lavoro sommerso si configura perciò quasi un ossimoro, che contraddice i modi di organizzazione della societa’ civile e la legalita’ dello Stato di diritto. Ma è sommersa anche l’economia che non rispetta quei diritti elementari che nelle nostre società dovrebbero ormai risultare acquisiti, che sfrutta il lavoro minorile, costringendo a giornate lavorative di 10/12 ore. È  sommersa l’economia che si nasconde per sfuggire agli obblighi fiscali e tributari e anche l’economia debole che riesce a sopravvivere solo a condizione di non rispettare alcune regole formali, norme di sicurezza, requisiti ambientali, caratteristiche tecniche del processo di produzione.
Ne emerge un quadro finale poco incoraggiante: dove l’immagine del lavoro irregolare prevalente è quella di una strategia di conservazione dello stato presente e di mera sopravvivenza, pur tra qualche lieve segnale di ripresa. Trionfa una Enna premoderna, dove le imprese quasi giustificano il lavoro nero come un necessario destino. Sarebbe necessaria, ipotizza infine Tulumello, una profonda azione di rinnovamento culturale e politico, con un utilizzo delle risorse economiche al fine dello sviluppo autonomo. Se no, conclude significativamente l’autore, se il lavoro resta nero, è la democrazia che viene deturpata e sminuita.

SILVANA LA PORTA