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Lunedì 13 Luglio 2026 | Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
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Programmi Ministeriali

I PROGRAMMI MINISTERIALI PER IL BIENNIO DEGLI ISTITUTI TECNICI INDUSTRIALI

I
programmi per il biennio degli istituti tecnici industriali

D.M. 9 marzo 1994

QUADRO ORARIO BIENNIO

COSTITUZIONE CATTEDRE BIENNIO

AREA DI PROGETTO

EDUCAZIONE FISICA

ITALIANO

LINGUA STRANIERA

STORIA

DIRITTO E ECONOMIA

GEOGRAFIA

MATEMATICA

SCIENZE DELLA TERRA

BIOLOGIA

FISICA E LABORATORIO

CHIMICA E LABORATORIO

 

QUADRO
ORARIO BIENNIO

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Discipline
del piano di studi

Ore settimanali
per anno di corso

Prove di esame
(a)

Classi
di concorso

1a 2a
Educazione fisica 2 2 P.O. XXXV
Religione/attività
alternative
1 1
Italiano 5 5 S.O. LXVI
Lingua straniera 3 3 S.O. LXII
Storia 2 2 O. LXVI
Diritto ed economia 2 2 O. XXV
Geografia 3 O. LXVI
Matematica (b) 5 (2) 5 (2) S.O. LXIII
– (XXXIV/C)
Scienze della terra 3 O. LXXXVI
Biologia 3 O. LXXXVI
Discipline di
indirizzo
. . . .
Fisica e laboratorio 4 (2) 4 (2) P.O. XLIV
– (XXX/C)
Chimica e
laboratorio
3 (2) 3 (2) P.O. XV –
(XXIII/C)
Tecnologia e disegno 3 (2) 6 (2) P.O. XXVIII-CII
– (XXXIV/C)
Area di progetto (*) . . .
Totale ore
settimanali

36 (8)

36 (9)

G.O.

.

(a)  S. = scritta; O.=
orale;  G.= grafica;  P. = pratica

(b) Comprensiva di informatica

(*) All’area di progetto deve essere
destinato un numero di ore non superiore al 10% del monte ore annuo delle
discipline coinvolte in questa attività

N.B.
Tra parentesi sono indicate le ore di lezione da effettuarsi con il supporto del
laboratorio

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COSTITUZIONE
CATTEDRE  BIENNIO

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Classi
di concorso

Discipline
del piano di studi

Classi

Ore

LXVI/A Italiano, Storia,
Geografia
Nella I e II
classe
di un corso
17 ore
LXII/A Lingua straniera Nella I e II
classe
di tre corsi
18 ore
XXV/A Diritto ed
economia
Nella I e II
classe
di quattro corsi
16 ore
LXXIII/A Matematica Nella I e II
classe
di un corso e in una classe di un altro corso
15 ore
LXXXVI/A Scienze della
terra
e biologia
Nella I e II
classe
di tre corsi
18 ore
LXV/A Fisica e
laboratorio
Nella I e II
classe
di due corsi
16 ore
XV/A Chimica e
laboratorio
Nella I e II
classe
di tre corsi
18 ore
XXVIII/A o CII/A Tecnologia e
disegno
Nella I e II
classe
di due corsi
18 ore

Ore disponibili per ogni corso
ai fini della costituzione dei posti di insegnamento tecnico pratico

XXVII/C Laboratorio di
Chimica
Nella I e II
classe
4 ore
XXX/C Laboratorio di
Fisica
Nella I e II
classe
4 ore
XXXIV/C Laboratorio di
Tecnologia
Laboratorio di Matematica
Nella I e II
classe 
5 ore

Nella I e II classe
4 ore

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AREA
DI PROGETTO

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Il
principio della unitarietà del sapere e del processo di educazione e formazione
culturale deve trovare una sua esplicita e specifica affermazione anche nella
attuazione di un’area di progetto che conduca al coinvolgimento ed alla concreta
collaborazione fra docenti di alcune o di tutte le discipline.
A questo fine, al di là di iniziative più limitate, realizzate autonomamente
da gruppi di docenti, occorre che nel corso del biennio siano attuati progetti
di ricerca multidisciplinare, di ampiezza e durata variabile.
L’area di progetto è dunque un modello di articolazione culturale ricavato dal
monte ore annuo delle lezioni, che non altera né il quadro orario né la
composizione delle cattedre e delle classi.
All’area di progetto sarà dedicato un numero di ore non superiore al 10 % del
monte ore annuo delle discipline coinvolte in questa attività. Da questo 10 %
sono escluse le ore indicate come attività extrascolastica (visite guidate,
stages, campi scuola ecc…).
L’area di progetto si propone di:

  • favorire
    l’apprendimento di strategie cognitive mirate a comprendere come si formano ed evolvono le conoscenze;

  • far
    cogliere all’alunno le relazioni esistenti  tra l’ “astratto”
    e il “concreto”;

  • sollecitare
    l’alunno ad affrontare nuovi problemi con spirito di autonomia e
    creatività;

  • promuovere
    nell’alunno atteggiamenti che favoriscano la socializzazione, il confronto
    delle idee, la tolleranza verso la critica esterna e l’insuccesso, la
    revisione critica del proprio giudizio e la modifica della propria condotta
    di fronte a prove ed argomenti convincenti;

  • favorire
    il confronto tra la realtà scolastica e la realtà di lavoro, con
    particolare riferimento a quelle presenti sul territorio.

I
problemi dell’area di progetto dovranno tener conto di diversi aspetti:
conoscitivo, applicativo, tecnologico, informatico, economico, organizzativo e
di documentazione. Tali problemi devono basarsi su un consistente nucleo di
attività operative e realizzative.
L’area di progetto deve essere realizzata durante l’intero corso di studio.
L’attività inizierà, nell’ambito della programmazione didattica, con una
riunione del Consiglio di classe dedicata alla definizione preliminare di
progetti sulla base delle proposte espresse dai vari docenti e degli interessi
manifestati dagli allievi.Ogni progetto deve essere sottoposto ad analisi di fattibilità per mettere in
luce la natura e l’ampiezza delle competenze e delle risorse materiali
necessarie alla sua realizzazione. E’ importante che questa fase si sviluppi con
molto anticipo rispetto all’attuazione del progetto, in modo da garantire per
tempo il reperimento delle risorse.
Nello studio di fattibilità dovranno essere definite:

  • le
    competenze necessarie per affrontare i molteplici aspetti dei progetti;

  • i
    compiti da affidare agli insegnanti ed eventualmente ad esperti esterni;

  • le
    modalità ed i tempi di attuazione;

  • le
    modalità di verifica e di comunicazione dei risultati.

La
realizzazione dell’area di progetto si sviluppa normalmente attraverso alcune
fasi che si possono così distinguere:

  • l’analisi
    della situazione o del problema che il progetto intende affrontare;

  • la
    formulazione dell’ipotesi di lavoro;

  • l’attuazione
    del progetto;

  • la
    verifica e la documentazione dei risultati.

Si
possono ipotizzare progetti ai quali lavorano intere classi, eventualmente con
divisione in sottoprogetti, oppure si possono dividere le classi in più gruppi
ciascuno con un proprio progetto. Non si esclude che un progetto possa avere
durata pluriennale né che le classi di scuole diverse collaborino alla
realizzazione di uno stesso progetto.
In particolare, per ogni progetto, saranno definiti il periodo di svolgimento,
le ore ad esso destinate, la loro distribuzione settimanale e la loro
ripartizione fra le varie discipline.
Il Preside, su designazione del Consiglio o dei Consigli di classe, nomina, di
volta in volta, un coordinatore di area di progetto.
La valutazione degli studenti relativamente all’attività dell’area di progetto
contribuisce alla formulazione dei giudizi periodici e finali di ciascuna
disciplina e complessivi, secondo modalità decise dai Consigli di classe. Di
tali giudizi si dovrà tener conto in sede di scrutini finali.

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EDUCAZIONE
FISICA

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Finalità

L’insegnamento
di Educazione fisica si propone le seguenti finalità:

  •         
    l’armonico sviluppo corporeo e motorio dell’adolescente, attraverso il
    miglioramento delle qualità fisiche e neuromuscolari;

  •         
    la maturazione della coscienza relativa alla propria corporeità, sia come
    disponibilità e padronanza motoria sia come capacità relazionale, per
    superare le difficoltà e le contraddizioni tipiche dell’età
    adolescenziale;

  •         
    l'acquisizione di una cultura delle attività di moto e sportive che tenda
    a promuovere la pratica motoria come costume di vita e la coerente coscienza
    e conoscenza dei diversi significati che lo sport assume nell’attuale
    società;

  •         
    la scoperta e l’orientamento delle attitudini personali nei confronti di
    attività sportive specifiche e di attività motorie che possano tradursi in
    capacità trasferibili al campo lavorativo e del tempo libero;

  •         
    l’evoluzione e il consolidamento di una equilibrata coscienza sociale,
    basata sulla consapevolezza di sé e sulla capacità di integrarsi e
    differenziarsi nel e dal gruppo, tramite l’esperienza concreta di contatti
    socio-relazionali soddisfacenti.

Riferimenti generali

L’educazione
mediante il movimento contribuisce allo sviluppo integrale della personalità e
si avvale sia dell’educazione del corpo intesa come sviluppo e conservazione
ottimale del medesimo sia dell’educazione al corpo intesa come atteggiamento
positivo verso il corpo stesso.< L'insegnamento dell'educazione fisica nei primi due anni della secondaria superiore, cioè nel periodo iniziale dell'adolescenza, deve tener conto dei rapidi ed intensi cambiamenti psicofisici che avvengono in questa età, della grande disomogeneità di situazioni personali, delle significative differenze esistenti fra i due sessi e della variabilità del processo evolutivo individuale.
E’ comunque essenziale che ogni studente sia guidato ad ottenere un
significativo miglioramento delle conoscenze, delle capacità e delle competenze
motorie rispetto alla propria situazione iniziale.

OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO

Lo
studente al termine del biennio deve dimostrare

a)
un significativo miglioramento della sua capacità di:

  • tollerare
    un carico di lavoro submassimale per un tempo prolungato;

  • vincere
    resistenze rappresentate dal carico naturale e/o da un carico addizionale di
    entità adeguata;

  • compiere
    azioni semplici e/o complesse nel più breve tempo possibile;

  • eseguire
    movimenti con l’escursione più ampia possibile nell' ambito del normale
    raggio di movimento articolare;

  • avere
    disponibilità e controllo segmentario;

  • realizzare
    movimenti complessi adeguati alle diverse situazioni spazio temporali;

  • attuare
    movimenti complessi in forma economica in situazioni variabili;

  • svolgere
    compiti motori in situazioni inusuali tali che richiedono la conquista, il
    mantenimento ed il recupero dell’equilibrio;

b)
di essere in grado di:

  •    
    conoscere e praticare, nei vari ruoli, almeno due discipline individuali e
    due sport di squadra;

  •  
    esprimersi con il corpo ed il movimento in funzione di una comunicazione
    interpersonale;

  •  
    trasferire capacità e competenze motorie in realtà ambientali
    diversificate, là dove è possibile;

  •  
    conoscere le norme elementari di comportamento ai fini della
    prevenzione degli infortuni ed in caso di incidenti;

  •  
    organizzare le conoscenze acquisite per realizzare progetti motori autonomi
    e finalizzati.

INDICAZIONI DIDATTICHE

Nell’insegnamento
dell’educazione fisica vanno tenute preliminarmente presenti due indicazioni
generali ugualmente importanti: da un lato la necessità di valutare la
situazione iniziale degli studenti nei confronti degli obiettivi che dovranno
essere conseguiti e, dall’altro, l'esigenza di individuare modalità diverse
nell’applicazione del programma unico in relazione alle differenze esistenti tra
i due sessi.
Indicazioni più specifiche per i singoli gruppi di obiettivi possono essere le
seguenti.

Miglioramento delle qualità
fisiche

Una
scelta adeguata di attività motorie protratte nel tempo in situazione
prevalentemente aerobica secondo oculati carichi crescenti e/o adeguatamente
intervallati (metodo continuativo – alternato o intervallato – Jogging –
Cross-promenade – situazioni sportive ecc.) promuove il miglioramento della
resistenza.
Per lo sviluppo della forza il docente deve porre attenzione, in particolare,
alla forza veloce e resistente, utilizzando prevalentemente il carico naturale o
bassi carichi addizionali (20/30% del peso corporeo), in esecuzioni dinamiche,
non escludendo nessun settore corporeo.
L’incremento della velocità si può ottenere ricorrendo a prove ripetute su
brevi distanze (25/30m) e a tutta quella gamma di esercizi interessanti i
diversi distretti corporei che favoriscono il miglioramento della rapidità di
esecuzione. Sono altresì utili esercizi che, esigendo dal soggetto una risposta
immediata allo stimolo esterno (uditivo, visivo e tattile), favoriscono il
miglioramento della velocità di reazione.
La mobilità articolare, nel rispetto dell’età auxologica, è favorita da
movimenti ampi ed eseguiti con intervento attivo del soggetto.

Affinamento delle funzioni
neuromuscolari

La
presa di coscienza e l’elaborazione di tutte le informazioni spaziali, temporali
e corporee e il conseguente controllo del movimento, costituiscono un passaggio
fondamentale per l’affinamento delle funzioni neuromuscolari. E’ pertanto
opportuno scegliere fra i contenuti una vasta gamma di attività individuali e
di gruppo, con e senza attrezzi (piccoli e grandi, codificati e non).
Tali attività, utilizzate in forme variate e sempre più complesse e in
situazioni diversificate e inusuali, favoriscono un continuo affinamento delle
funzioni di equilibrio e di coordinazione per una sempre più efficace
rappresentazione mentale del proprio corpo in azione

Acquisizione delle capacità
operative e sportive

Per
lo sviluppo delle capacità operative nei vari ambiti delle attività motorie si
devono privilegiare le situazioni-problema implicanti l’autonoma ricerca di
soluzioni e favorire il passaggio da un approccio globale a una sempre maggiore
precisione anche tecnica del movimento.
Un’adeguata utilizzazione delle diverse attività permette di valorizzare la
personalità dello studente, generando interessi e motivazioni specifiche utili
a scoprire e orientare le attitudini personali che ciascuno deve sviluppare
nell’ambito a lui più congeniale. A tal fine il docente può anche cogliere e
valorizzare stimoli culturali legati alla tradizione e alle realtà locali.
La pratica degli sport individuali e di squadra, anche quando assume carattere
di competitività, deve realizzarsi in armonia con l’istanza educativa, sempre
prioritaria, in modo da promuovere in tutti gli studenti, anche nei meno dotati,
l’abitudine alla pratica motoria e sportiva. Le molteplici opportunità offerte
dallo sport favoriscono l’assunzione di ruoli diversi e di responsabilità
specifiche (di arbitraggio, organizzativi, progettuali), promuovendo una
maggiore capacità di decisione, giudizio e autovalutazione. In particolari
situazioni ambientali e strutturali possono trovare spazio anche sport quali lo
sci, il nuoto, il pattinaggio, la vela ecc..
L’attività motoria realizzata in ambiente naturale e da questo caratterizzata
tende alla unificazione di esperienze e conoscenze derivanti da discipline
diverse e costituisce occasione per il recupero di un rapporto corretto
dell’uomo con l’ambiente.
Per l’attività espressiva, il passaggio da attività globale di tipo
espressivo-comunicativo codificata e non codificata a varie tecniche di
comunicazione non verbale consente allo studente di leggere criticamente i
messaggi corporei propri, gli altrui e quelli utilizzati dai mezzi di
comunicazione di massa.

Aspetto teorico-pratico

E’
importante che il docente, cogliendo gli spunti emergenti nello svolgimento
dell’attività didattica, non tralasci di spiegare le norme elementari di
comportamento ai fini della prevenzione degli infortuni e della prestazione dei
primi soccorsi avvalendosi, eventualmente, della collaborazione di Enti e
strutture che, nel territorio, abbiano specifica competenza.
Per conquistare una consolidata cultura del movimento e dello sport che si
traduca in costume di vita, lo studente deve interiorizzare principi e valori ad
essi collegati. Ciò può essere conseguito mediante informazioni sulla teoria
del movimento e sulle metodologie dell’allenamento costantemente correlate con
l’attività pratica svolta.

Verifiche      
 

Per
quanto riguarda la verifica è opportuno tener conto che all’interno di ogni
singolo obiettivo deve essere valutato il significativo miglioramento conseguito
da ogni studente. Al termine “significativo” si attribuisce un duplice
valore: una misura quantitativa, se è possibile la definizione precisa del
livello raggiungibile all’interno di un obiettivo; un’indicazione soltanto
qualitativa, se tale definizione non è quantificabile. Va sottolineato,
infatti, che la prestazione motoria umana appartiene alla categoria delle
produzioni complesse, categoria per la quale è difficile definire costantemente
criteri oggettivi.
Il docente può far ricorso oltre che alla pratica delle attività sportive,
individuali e di squadra, a prove di valutazione ormai note, anche orale, e/o a
prove

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ITALIANO

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Le
finalità, gli obiettivi e i contenuti vengono presentate distinguendo i tre
settori istituzionali delle abilità linguistiche, della riflessione sulla
lingua e dell’educazione letteraria. Tale partizione e l’ordine che ne consegue
non costituiscono indicazione di priorità intrinseca o di sequenza nella prassi
didattica, la quale deve invece attuare una forte circolarità e una chiara
interconnessione fra le attività di ciascun settore.

FINALITA’

Finalità
specifiche del biennio sono:

a)
nel settore delle abilità linguistiche.

  •        
    l’acquisizione della capacità di usare la lingua nella ricezione e
    nella produzione, orali e scritte, in maniera sufficientemente articolata,
    in relazione agli scopi e alle situazioni comunicative, e secondo una
    dimensione propriamente ‘testuale’;

  •        
    l'acquisizione, in particolare, dell’abitudine alla lettura, come
    mezzo insostituibile per accedere a più vasti campi del sapere, per
    soddisfare nuove personali esigenze di cultura, per la maturazione delle
    capacità di riflessione e per la maggiore partecipazione alla realtà
    sociale;

b)
nel settore della riflessione sulla lingua:

  •        
    l’acquisizione di una conoscenza riflessa più sicura e complessiva
    dei processi comunicativi e della natura e del funzionamento del sistema
    della lingua, allo scopo sia di rendere più consapevole il proprio uso
    linguistico sia di cogliere i rapporti tra la lingua, il pensiero e il
    comportamento umano sia di riconoscere, nella lingua,. le testimonianze
    delle vicende storiche e culturali;

  •        
    l’acquisizione di un metodo più rigoroso anche nell’analisi della
    lingua, in analogia con le esperienze che si compiono in altri campi
    disciplinari:

c)
nel settore dell’educazione letteraria:

  •        
    la maturazione, attraverso l’accostamento a testi di vario genere e
    significato e l’esperienza di analisi dirette condotte su di essi, di un
    interesse più specifico per le opere letterarie., che porti alla ‘scoperta’
    della letteratura come rappresentazione di sentimenti e situazioni
    universali in cui ciascuno possa riconoscersi e luogo in cui anche i gruppi
    sociali inscrivano e riconoscano le loro esperienze, aspirazioni e
    concezioni.

Riferimenti generali

L’insegnamento
dell’italiano si colloca nel quadro più ampio dell’educazione linguistica, la
quale coinvolge tutti i linguaggi, verbali e non verbali, e impegna tutte le
discipline. La connessione fra i diversi linguaggi e la varietà dei contenuti e
delle situazioni di apprendimento, a cui la pratica dei linguaggi va collegata,
costituiscono punti di riferimento obbligati in ogni fase del percorso
formativo. In particolare la lingua primaria, come strumento fondamentale per
l’elaborazione e l’espressione del pensiero e per l’ampliamento dell’intero
patrimonio personale di esperienze e di cultura., si offre come terreno di
intervento diretto per tutti gli insegnamenti. In tale contesto, l’insegnamento   
dell’ Italiano assume come oggetto specifico dell’azione educativa e come
campo di acquisizioni culturali i processi di produzione e comprensione in
questa lingua, facendosi speciale carico di farne emergere la varietà di
caratteri e di funzioni. In tale azione esso trova particolari attinenze con gli
altri insegnamenti linguistici.
Si segnala in particolare che la civiltà contemporanea ha accresciuto il suo
interesse per il linguaggio, del quale vengono messi sempre più in evidenza le
connessioni con i processi di sviluppo cognitivo e con il formarsi di una
coscienza etnica e culturale e il nesso indissolubile con i contenuti del
sapere. Il linguaggio stesso, e in special modo la lingua umana, diventano
perciò oggetto centrale di osservazione riflessa, anche in funzione
propedeutica nei riguardi di altre direzioni di studio, come quelle della
logica, della matematica, della filosofia.
L’osservazione della lingua si riconosce oggi percorso obbligato anche per
l’approccio ai testi letterari, nei quali il mezzo linguistico esprime al
massimo le sue potenzialità.

CONTENUTI

Abilità linguistiche

Lo
sviluppo delle abilità linguistiche trova i suoi contenuti nelle specifiche
attività che lo studente deve svolgere sulla base di motivazioni e spunti
concreti.
Per la ricezione e la produzione orale  tali attività sono:

  • la
    pratica dei diversi generi di scambio comunicativo, quali: la conversazione,
    la discussione, il dibattito, l’intervista, l’esposizione libera o sulla
    base di appunti e scalette;

  • rilevamenti
    e registrazioni della produzione,. di altri e degli studenti stessi in
    situazioni extrascolastiche, anche attraverso i mezzi radiofonici e
    televisivi;

  • l’utilizzazione
    consapevole delle caratteristiche strutturali e testuali del parlato, che lo
    rendono funzionale alla particolare modalità comunicativa e lo
    differenziano dall’uso scritto.

Per
la lettura i contenuti fanno riferimento sia all’ulteriore necessario sviluppo
dell’abilità specifica, sia al soddisfacimento dei bisogni di cultura e di
partecipazione alla vita sociale presenti nello studente. Le attività di
analisi e comprensione dei testi devono:

  • riguardare
    un’ampia varietà di testi, riferibili a tipologie e tematiche diverse: da
    testi espositivi e informativi a testi argomentativi, da testi scientifici e
    tecnici a testi letterari;

  • portare
    a individuare i caratteri specifici della testualità e il loro vario
    manifestarsi nelle diverse forme di testo:

  • realizzarsi
    anche in letture strumentali, eseguite in situazioni di USO concreto (a fini
    di studio, per preparare dibattiti, relazioni ecc.).Per la scelta e le
    attività riguardanti i testi propriamente letterari si rinvia a quanto è
    detto nel paragrafo sull’educazione letteraria.

Per
la scrittura le attività consistono nella produzione di vari tipi di testo,
allo scopo di accostarsi alle utilizzazioni e alle finalità che la scrittura
trova nella vita reale e che possono essere così indicate:

  • dare,
    registrare e chiedere informazioni, in forme testuali quali appunti di
    lezioni e di conferenze verbali di discussione, annunci e comunicazioni di
    carattere privato o pubblico, ecc.;

  • dare
    istruzioni per eseguire operazioni o regolare attività;

  • descrivere
    in termini oggettivi o soggettivi luoghi, oggetti, persone, eventi;

  • sviluppare
    argomentazioni su tema dato, secondo istruzioni compositive indicate;

  • trasferire
    contenuti di testi in altra forma, mediante parafrasi, riscritture,
    riassunti di varia dimensione e secondo prospettive diverse;

  • interpretare
    e commentare testi, redigendo recensioni di libri. film, spettacoli, note
    esplicative e osservazioni valutative a margine di testi;

  • rielaborare
    in modo creativo esperienze personali, informazioni oggettive ed elementi
    fantastici, in forma di diari, dialoghi, racconti, sceneggiature ecc.

 Sono
altresì contenuto specifico della didattica della scrittura, per ogni forma da
praticare, tutti gli aspetti, le fasi e le tecniche del processo di
composizione, riguardanti l’ideazione, l’ordine di costruzione e la graduale
definizione formale del testo (articolazione, correttezza e registro della
lingua, ampiezza, impostazione grafica) in rapporto alla sua funzione e
destinazione, nonché al tempo di elaborazione.
Le varie forme di produzione scritta vanno
il più possibile riferite alle attività scolastiche, affinché tale pratica
non abbia puro carattere di esercizio fine a se stesso.

Riflessione sulla lingua

I
contenuti della riflessione sono dati dalla materia relativa ai processi di
comunicazione e al funzionamento del sistema della lingua. Tale quadro,
parzialmente già noto allo studente, deve ora acquistare decisiva chiarezza e
completezza e perciò deve ricomprendere tutti i principali nuclei tematici.
Diventano argomenti di particolare o nuova trattazione:

  •         
    le caratteristiche fondamentali di un ‘testo (unità, completezza, coerenza,
    coesione che ne realizzano l’informatività) e le sue possibili
    articolazioni, sia nelle forme dell’oralità, sia in quelle della scrittura;

  •         
    la varietà dei tipi di testo (“tipologia dei testi”), che conduce ad
    esaminare il rapporto tra la forma del testo e il suo contenuto;

  •         
    gli aspetti retorici, legati particolarmente a valori semantici, nei diversi
    usi della lingua;

  •         
    le implicazioni principali del rapporto tra semantica e sintassi nella
    struttura della frase: legami tra i costituenti, reggenze, concordanze
    modali, temporali e aspettuali dei verbi;

  •         
    punti fondamentali nella vicenda storica della lingua italiana, dalle sue
    origini latine ad oggi, e dei suoi rapporti con i dialetti e con altre
    lingue;

  •         
    le varietà sociali e funzionali della lingua (standard scritto, uso medio,
    usi regionali, linguaggi settoriali) anche in relazione alle esperienze
    presenti negli studenti.

Educazione letteraria

L’educazione
letteraria trova i suoi contenuti nella diretta lettura ed analisi dei testi
letterari, affiancata da una conoscenza essenziale delle istituzioni (modelli
tematici e formali, procedimenti retorici, circuiti sociali e culturali) che ne
regolano la produzione e da iniziali esperienze di contestualizzazione dei
testi. L’analisi di tali testi permette di rilevare anche le inesauribili
risorse della lingua e offre occasione privilegiata per lo sviluppo di abilità
linguistiche generali.
La scelta dei testi deve tener conto sia degli interessi e delle motivazioni
culturali degli studenti, sia di obiettivi più ampi e organici dell’educazione
letteraria, dei quali si fa interprete il docente in base alla programmazione.
Mediante tale scelta si deve proporre un orizzonte abbastanza largo di cultura,
senza pregiudiziali restrizioni di tempo, di spazio e di genere, e quindi
tenendo conto dei seguenti criteri:

  •         
    accanto ad opere di epoche relativamente
    recenti e più affini con la cultura degli studenti, non devono mancare
    adeguati contatti con testimonianze di altre epoche, anche antiche, per
    attingere a motivi culturali profondi (memoria di miti e di figure, luoghi
    ed eventi emblematici);

  •         
    la prevedibile maggiore presenza di opere
    letterarie italiane non deve ridurre eccessivamente la presenza delle altre
    culture europee ed extraeuropee. Per il panorama italiano non deve mancare
    l’interesse per quanto è stato prodotto dalla nostra cultura anche in altre
    lingue (latino, dialetti, altri idiomi) e a tal fine si possono utilizzare
    buone traduzioni affiancate agli originali;

  •         
    occorre attingere alla varietà di forme e
    generi della produzione letteraria, poiché questa si configura come un
    sistema dotato di proprie istituzioni portatrici di significato; va dato il
    dovuto spazio alla poesia, nella quale anche la funzione creativa della
    lingua trova la sua massima espressione.

Una
lettura varia e articolata di testi letterari richiede anzitutto il ricorso ad
adeguate scelte antologiche, come terreno di esercitazione intensiva delle
competenze letterarie ed occasione e stimolo alla scoperta di opere intere. La
scelta dei testi deve essere organizzata in modo significativo mediante
raggruppamenti e percorsi, al fine di far rilevare la persistenza e l’evolversi
di temi, motivi e forme nel tempo, nelle diverse culture e nei vari tipi di
rappresentazione.
La lettura di opere intere costituisce scopo fondamentale dell’educazione
letteraria. Quanto alla loro dimensione, la scelta deve essere tale da
consentire per ogni anno, d’obbligo, sia la lettura collettiva e guidata di
almeno un’opera narrativa intera, sia la lettura più rapida e individuale di
altre opere. Circa i loro requisiti di qualità, si deve tenere responsabilmente
conto dei seguenti criteri, che sono tra loro interconnessi:

  •  la
    riconosciuta dignità letteraria delle opere;

  • la
    significatività tematica, in rapporto agli interessi presenti ed educabili
    negli studenti;

  • le
    caratteristiche formali e gli aspetti linguistico-espressivi, in relazione
    alle possibilità di accesso iniziale e a quelle di crescita e di
    affinamento della comprensione

Si
pone altresì l’esigenza di accostare lo studente anche alle espressioni
letterarie di maggiore rilievo per valore artistico e per il contributo dato al
patrimonio di memorie e di figure simboliche della collettività. In tale
ambito, la lettura dei Errore.
L’origine riferimento non è stata trovata.

è tradizionalmente presente in questa fascia scolastica per il
ruolo svolto dal romanzo nelle vicende della letteratura italiana moderna e per
ragioni di prima accessibilità della forma e di varietà e ricchezza di temi.
La lettura di questa, come di altre opere di particolare ampiezza e
complessità, non va condotta né in modo estensivo e globale (tanto meno per
riassunti) per giungere ad un generico inquadramento di contenuto, né
perseguendo il disegno di una piena contestualizzazione storico-culturale,
obiettivo proprio di una fase più matura: tale lettura deve seguire
opportunamente itinerari selettivi che mettano in evidenza aspetti significativi
dell’opera e integrarsi nelle altre esperienze di lettura e di educazione
letteraria proprie del biennio.

INDICAZIONI DIDATTICHE

L’azione
educativa da svolgere nel biennio, in ciascuno dei tre settori in cui si
articola la disciplina, costituisce una coerente continuazione di quella svolta
nei precedenti gradi scolastici: essa ripropone in un nuovo ciclo gli stessi
percorsi fondamentali della disciplina, con lo scopo non solo di consolidare i
risultati già conseguiti dagli
studenti, ma di far loro raggiungere livelli chiaramente più avanzati, in
relazione alle accresciute capacità e ai maggiori bisogni della loro età.
Per il raggiungimento degli obiettivi indicati si richiede in ogni caso che
preliminarmente si compia la verifica dei livelli di partenza nei vari ambiti di
attività, rilevando in particolare: quali abitudini linguistiche il singolo
studente abbia derivato dal suo contesto socio-culturale, quale grado di
competenza abbia raggiunto nella comprensione e nella produzione dei testi e
nelle conoscenze metalinguistiche.
Considerata la collocazione dell’insegnamento dell’italiano nel quadro più
ampio dell’educazione linguistica e la trasversalità che questa assume
nell’intero processo formativo e di istruzione, in sede di programmazione
collegiale vanno stabiliti concreti collegamenti con tutte le discipline, in
termini di obiettivi comuni e di procedimenti operativi, per lo sviluppo delle
capacità e delle conoscenze relative al linguaggio. Intese particolari vanno
instaurate tra l’insegnamento dell’italiano e quello delle altre discipline
linguistiche per gli obiettivi di apprendimento, i contenuti e i metodi che ne
accomunano la didattica.
Per quanto riguarda la distribuzione della materia nei due anni, si segnala che
non sono stati proposti percorsi vincolanti: spetta alla programmazione indicare
quali strategie adottare e quali itinerari seguire per garantire la gradualità,
l’organicità e la produttività dell’azione didattica. Spetta parimenti al
docente stabilire raccordi e connessioni tra singole attività, per evitarne la
rigida separazione e per non frammentare gli apprendimenti.

Abilità linguistiche

Tutte
le attività per lo sviluppo delle abilità linguistiche, sia orali che scritte,
vanno specificamente previste e programmate. A tale scopo vanno pienamente
utilizzate l’interazione comunicativa in classe e le attività di studio, in
quanto occasioni concrete per un esercizio finalizzato delle abilità.
Riguardo alla comunicazione orale, è necessario che il docente faccia emergere
l’importanza che in questa hanno i vari fattori situazionali, facendone oggetto
di osservazione e guidando i comportamenti degli studenti nelle diverse forme di
scambio comunicativo. Tutti i componenti della classe vanno coinvolti in tali
scambi. E’ particolarmente importante utilizzare la cosiddetta ‘interrogazione’
innanzitutto come occasione per l’esercizio dell’esposizione orale, distinguendo
perciò tale aspetto dal fine della valutazione.
Si richiama l’attenzione sul fatto che, nell’uso orale, il comportamento
comunicativo e linguistico tenuto dai docenti nello svolgimento delle attività
didattiche costituisce la fonte e il modello più diretto per gli studenti.
Nella pratica della lettura è essenziale attivare le diverse strategie e
modalità, alternandole e sottolineandone i diversi caratteri, e accertarsi che
lo studente acquisisca la capacità autonoma di applicare tali modalità alle
diverse tipologie dei testi e alle finalità della lettura.
Si segnala che è particolarmente utile avviare gli studenti a frequentare
strutture e luoghi (biblioteche, librerie, archivi e simili) che favoriscono la
lettura come attività autonoma e permettono anche di soddisfare interessi
personali.
Per quanto riguarda la scrittura si sottolinea che le tecniche di produzione
sono oggetto di insegnamento esplicito e che pertanto occorre mettere al centro
dell’attenzione didattica il complesso di fasi e di operazioni attraverso le
quali il testo prende forma definitiva e adeguata agli scopi comunicativi. Anche
la correzione dei testi prodotti va considerata come parte del processo di
addestramento alla scrittura e a tal fine lo studente deve essere educato
altresì all’autocorrezione.Ai fini della valutazione vanno considerati tutti
gli aspetti del processo di scrittura sopra indicati, e perciò negli elaborati
vanno verificate sia la presenza di informazioni, conoscenze ed elaborazioni
personali, sia la correttezza formale, sia la rispondenza alle istruzioni
compositive impartite.

Riflessione sulla lingua

La
riflessione sulla lingua, nelle sue molteplici direzioni, non va concepita a
fini meramente normativi o sussidiari all’uso, ma va invece rivalutata come
fondamentale forma di indagine sul rapporto fra i contenuti di pensiero e le
forme linguistiche e sulla realtà della comunicazione. Tale attività deve ora
mettere a frutto le maggiori capacità di astrazione e le potenzialità di
pensiero ipotetico deduttivo dello studente, perché l’analisi della lingua sia
anche sede e occasione per accostarsi a problemi più generali riguardanti i
processi di conoscenza e di simbolizzazione affrontati in altri campi
disciplinari.Sotto il profilo del metodo è necessario porre come oggetto
concreto di osservazione il sistema linguistico, attraverso itinerari ordinati e
collegamenti con l’uso, evitando il prevalere di esposizioni di teorie e
l’assunzione rigida di un unico modello.E’ indispensabile altresì confrontare e
raccordare metodi e terminologie con quanto si apprende nella scuola media e
nell’insegnamento delle altre lingue.

Educazione letteraria

La
lettura e l’interpretazione dei testi letterari si fondano prioritariamente
sull’analisi diretta delle forme del testo. Bisogna pertanto educare lo studente
a cogliere una parte essenziale del significato del testo osservandone
concretamente la lingua nei suoi diversi livelli e gli altri aspetti formali.
Nel condurre tale analisi sono da evitare sia l’esposizione di teorie fine a se
stessa, sia gli eccessi di tecnicismo che la condurrebbero ad operazione
meccanica.E’ altresì necessario collocare l’opera nel suo contesto, ossia ‘storicizzarla’,
senza tuttavia ricorrere ad inquadramenti storiografici ingombranti. Partendo
dai segnali interni all’opera stessa, vanno introdotti riferimenti alla
personalità e ad altre opere dell’autore e sviluppati essenziali confronti con
altre testimonianze coeve e  di
altra epoca, nonché con la cultura e le esperienze proprie del lettore e del
suo tempo.Per le opere in traduzione risulta molto utile mettere a confronto
diverse traduzioni di uno stesso originale, specialmente se questo è in una
lingua nota allo studente.L’esperienza sui testi letterari si avvantaggia e si
arricchisce notevolmente tramite opportuni collegamenti e raffronti con
manifestazioni artistiche di altro tipo, quali quelle figurative, musicali e
filmiche: vengono così in evidenza le analogie e differenze e i reciproci
apporti di forme, temi e rappresentazioni simboliche.

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LINGUA STRANIERA

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FINALITA’

Le finalità
dell’insegnamento di Lingua straniera sono le seguenti:

  • l’acquisizione
    di una competenza comunicativa che permetta di servirsi della lingua in modo
    adeguato al contesto;

  • la
    formazione umana, sociale e culturale mediante il contatto con altre
    realtà, in una educazione interculturale che porti a ridefinire i propri
    atteggiamenti nei confronti del diverso da sé;

  • l’educazione
    al cambiamento, derivante dal fatto che ogni lingua recepisce e riflette le
    modificazioni culturali della comunità che la usa;

  • il
    potenziamento della flessibilità delle strutture cognitive, attraverso il
    confronto con i diversi modi di organizzare la realtà che sono propri di
    altri sistemi linguistici:;

  • l’ampliamento
    della riflessione sulla propria lingua e sulla propria cultura, attraverso
    l’analisi comparativa con altre lingue e culture;

  • lo sviluppo
    delle modalità generali del pensiero, attraverso la riflessione sulla
    lingua.

OBIETTIVI Dl
APPRENDIMENTO

Al termine del
biennio lo studente deve dimostrare di essere in grado di:

  • comprendere
    una varietà di messaggi orali di carattere generale finalizzati a scopi
    diversi e prodotti a velocità normale cogliendo la situazione, l’argomento
    e gli elementi del discorso: atteggiamenti, ruoli e intenzioni degli
    interlocutori, informazioni principali, specifiche e di supporto;

  • individuare
    il senso globale di brevi messaggi dei mass-media (radio, cinema, TV) su
    argomenti di interesse generale, spettacoli, notiziari ecc.;

  • esprimersi
    su argomenti di carattere generale in modo efficace e appropriato, adeguato
    al contesto e alla situazione, pur se non sempre corretto dal punto di vista
    formale;

  • comprendere
    il senso e lo scopo di testi scritti per usi diversi;

  • inserire il
    significato di elementi non noti di un testo sulla base delle informazioni
    ricavabili dalle caratteristiche degli elementi stessi e dal contesto;

  • produrre
    semplici testi scritti di tipo funzionale e di carattere personale e
    immaginativo, anche con errori e interferenze dall’italiano, dal dialetto o
    da altre lingue, purché la comprensibilità non ne venga compromessa;

  • identificare
    l’apporto dato alla comunicazione dagli elementi paralinguistici
    (intonazione, ritmo, accento ecc.) del extralinguistici (gestualità,
    mimica, postura, prossemica ecc.);

  • individuare
    l’apporto culturale specifico implicito nella lingua straniera e
    confrontarlo con quello della lingua italiana o di altre lingue;

  • individuare
    e sistematizzare strutture e meccanismi linguistici che operano ai diversi
    livelli: pragmatico, testuale, semantico-lessicale, morfo-sintattico e
    fonologico.

CONTENUTI

Comprensione e
produzione orale
.
I testi orali per lo sviluppo dell’ascolto, monologhi e dialoghi
presentati a viva voce o registrati, devono:

        
  riguardare
situazioni comunicative di vita quotidiana: comunicazione personale
(conversazioni, interviste ecc.)
e                
comunicazione di massa (notiziari radiofonici e televisivi, spot pubblicitari,
cronache sportive ecc.);
         –   essere espressi a
velocità normale;
         –    presentare
una varietà di pronunce.

La produzione
orale deve:

        
  riguardare situazioni quotidiane;
         – 
rifersi alle esperienze e agli interessi degli studenti;
         –  essere
finalizzata inizialmente alla comunicazione di informazioni e successivamente
all’espressione,       all’argomentazione e alla
giustificazione delle opinioni;
         – 
tenere conto delle regole dell’interazione, anche in presenza di più
interlocutori.

Comprensione e
produzione scritta

I testi per la
lettura sono prevalentemente di tipo funzionale (lettere, istruzioni,
pubblicità, annunci, facili articoli ecc.) e devono rappresentare via via una
gamma sempre più ampia fino ad includere testi di tipo immaginativo (brevi
racconti, semplici poesie, canzoni ecc.).
I testi scritti devono:

         
   riguardare argomenti di
attualità relativi ai vari aspetti della vita e della cultura dei paesi
stranieri;
          –  
offrire occasioni di confronto con la realtà italiana;
          –  
essere possibilmente rapprensentati da materiali autentici.

I testi
prodotti dagli studenti devono:

         
 essere orientati alla comunicazione
(lettere di vario tipo, resoconti ecc.) e all’espressione (diari,
brevi                              
composizioni ecc.);
          – rispettare
le conversazioni determinate dal contesto comunicativo: tipo di destinatario,
scopo della comunicazione ecc.;
          – riguardare
argomenti precedentemente trattati in classe.

Riflessione
sulla lingua.Nell’arco del biennio la riflessione sulla lingua deve essere
condotta in un’ottica interculturale e interlinguistica e riguardare:

         
apporti dei linguaggi non verbali alla comunicazione;
          variabilità
della lingua: registro formale/informale, varietà geografiche e sociali ecc.;
          caratteristiche
della lingua in relazione ai diversi mezzi: parlato, scritto, forme
multimediali;
          diversità
di realizzazione linguistica di uno stesso atto comunicativo o di una stessa
nozione;
          coesione
e coerenza del testo e struttura dei diversi tipi testuali;
         
lessico: formazione delle parole, significato degli affissi, rapporto tra
elementi lessicali appartenenti alla stessa
area               
semantica ecc.;
         
strutture morfosintattiche (caratteristiche fondamentali della frase e
dei suoi costituenti, costruzione del periodo,
aspetti              
della morfologia delle diverse categorie di parole);
         
sistema fonologico.

Note

  •        
    Gli obiettivi elencati riguardano in generale la competenza
    comunicativo-relazionale; l’obiettivo 9 si riferisce alla riflessione sulla
    lingua.

  •        
    Base dell’insegnamento linguistico è il testo nelle sue varietà. E’
    importante che le tematiche presentate siano significative sotto il profilo
    culturale, motivanti per gli studenti ed espresse in modo da presentare un
    livello di difficoltà linguistica adeguata alla loro competenza. Una
    puntuale articolazione dei contenuti, individuati in funzioni, nozioni e
    forme linguistiche e riconducibili nelle grandi linee alle proposte del
    Consiglio d ‘Europa, spetta al docente in sede di programmazione.

INDICAZIONI
DIDATTICHE

Gli obiettivi
prefissati possono essere meglio raggiunti facendo ricorso ad attività di
carattere comunicativo condotte abitualmente in lingua straniera e in cui le
abilità linguistiche di base siano usate in una varietà di situazioni adeguate
alla realtà dello studente. La lingua può essere acquisita in modo operativo
mediante lo svolgimento di attività su compiti specifici perché in tal modo
viene percepita come strumento e non come fine immediato di apprendimento.
Per sviluppare nello studente una competenza comunicativa che lo porti a
formulare messaggi chiari occorre considerare il testo come minima unità
significativa. Il docente può facilitare l’acquisizione della lingua a livello
non consapevole strutturando situazioni motivanti e, in seguito, può guidare lo
studente nel processo di formalizzazione in modo da farlo giungere a gestire
sempre più autonomamente il proprio apprendimento.
Nelle attività di ascolto è importante accertare se e in quale misura il testo
viene compreso. Da qui discende la necessità di un’attenta selezione del
materiale da proporre. Le difficoltà di comprensione, infatti, non si limitano
ad aspetti di ordine lessicale e sintattico, ma includono la distanza del testo
dalla realtà (sia linguistica che culturale) dello studente e la sua
incapacità a mettere in atto strategie appropriate. E’ pertanto utile abituarlo
a identificare il contesto sulla base di elementi extralinguistici e ad attivare
strategie di ascolto differenziate. Infatti lo studente, a seconda del tipo di
testo e dello scopo per cui lo ascolta, può focalizzare l’attenzione su
elementi diversi, quali la situazione, l'argomento, l'atteggiamento dei
parlanti, le informazioni principali e quelle specifiche.
La produzione orale si favorisce dando allo studente la più ampia opportunità
di usare la lingua straniera in attività comunicative in coppia o in gruppo:
giochi linguistici, drammatizzazione, simulazione, role-play  ecc. . Le
attività comunicative richiedono che si privilegi l’efficacia della
comunicazione e che si tollerino errori di carattere formale. Sarebbe infatti
controproducente interrompere l’esposizione dello studente per correggere errori
di questo tipo. Si può intervenire in un secondo tempo, coinvolgendo nella
correzione lo studente con il suo sottogruppo o l'intero gruppo classe. Se è
stata fatta una registrazione, si può utilizzare il riascolto.
Nel contesto comunicativo assume particolare rilevanza il consolidamento di un
sistema fonologico corretto e funzionale. E’ importante che lo studente si renda
conto che una pronuncia scorretta del fonema può interferire nel processo di
comunicazione, che un’intonazione non appropriata può stravolgere il
significato di un enunciato e che il contorno intonativo, diverso da lingua a
lingua, trasmette anche le dimensioni affettive del discorso.
Nelle attività di lettura, analogamente a quanto si è detto per le attività
di ascolto, le conoscenze extralinguistiche influenzano notevolmente la
comprensione del testo. Tuttavia il testo scritto ha caratteristiche di
permanenza che consentono l’attivazione di particolari strategie per favorire la
comprensione, basate sulla verifica delle ipotesi formulate prima della lettura
e durante la stessa. E’ pertanto utile sollecitare aspettative e ipotesi sul
testo ed utilizzare varie tecniche di lettura a seconda dei diversi scopi ai
quali è finalizzata e che possono essere:

       
–  la lettura globale, per la comprensione dell’argomento generale del
testo;
        –  la lettura esplorativa, per
la ricerca di informazioni specifiche;
        –  la lettura analitica, per la
comprensione più dettagliata del testo.

Per far
cogliere il significato del testo può essere utile ricorrere ad una lettura
silenziosa, accompagnata da attività individuali o di gruppo.
Nella produzione scritta il legame tra abilità ricettive e produttive è molto
stretto; partendo dalla lettura e riflettendo sulle caratteristiche del testo,
lo studente ha la possibilità di individuare la specificità del codice
scritto, di analizzare le peculiarità delle diverse tipologie testuali e di
identificare le regolarità nella loro organizzazione. Un approccio efficace
allo scritto può essere garantito da questo lavoro propedeutico.
Esistono varie attività che aiutano a sviluppare l’abilità della scrittura:
quelle di carattere manipolativo permettono l’acquisizione di automatismi
linguistici e sono propedeutiche ad attività di carattere funzionale che
abituano lo studente a tenere conto delle caratteristiche dei vari tipi di testo
e che richiedono maggiore autonomia. Possono servire allo scopo la scrittura di
paragrafi su modelli dati, le composizioni guidate, le riformulazioni di testi
con modifica di alcune variabili della situazione, il completamento di racconti,
le composizioni libere ecc..
Le attività che consentono l’integrazione di più abilità avvicinano
ulteriormente lo studente ad un uso reale della lingua. Sono utili per questo
scopo esercizi di tipo cloze, dettati e completamento di minisituazioni. Ma vi
sono anche altre attività che posseggono un carattere più comunicativo. Per
esempio:

         
–  prendere appunti da un testo orale;
          –  prendere appunti
da un testo scritto;  
          –  ricostruire un
testo da appunti presi;
          –  riferire
oralmente o per iscritto il contenuto di un dialogo;
          –  riassumere testi
orali e scritti;
          –  effettuare
interviste sulla base di questionari predisposti.

Il riassunto ha
particolare rilevanza formativa perché mette in gioco diverse competenze, tra
le quali l’individuazione degli elementi essenziali del testo e l’uso di
strutture sintattiche complesse per la produzione di un testo di arrivo
sintetico e coerente.
Quanto al dettato, che coinvolge le abilità di comprensione e di produzione, è
importante che si basi su lessico noto, sia letto a velocità normale e sia
scandito per segmenti significativi.
Il consolidamento della competenza comunicativa richiede, nel biennio, una
maggior consapevolezza delle regole del sistema rispetto a quanto appreso alla
scuola media e implica un’analisi più articolata delle componenti la
comunicazione, dei meccanismi di coesione testuale, delle differenze tra codice
scritto e codice orale, delle funzioni della lingua e della sua variabilità.
La riflessione sulla lingua – realizzata di norma su base comparativa con l’
Italiano ed altre lingue ed effettuata sulla base dei testi – non costituisce un
processo isolato rispetto alle attività che promuovono lo sviluppo delle
abilità linguistiche né si limita solo alla presentazione di meccanismi
formali, ma è volta a far scoprire l’organizzazione dei concetti che sottendono
i meccanismi stessi.
La consapevolezza della specificità della cultura straniera, in un confronto
sistematico con quella italiana, può essere raggiunta tramite la riflessione
linguistica e tramite l’analisi dei testi.
Nel primo caso si opera a livello morfosintattico (es.: sistema dei pronomi
personali, modalità del verbo ecc.) e lessico-semantico (es. diversi modi di
classificare e definire fenomeni reali e regole sociali). Nel secondo caso
l’analisi dei testi concerne le informazioni implicite ed esplicite relative a
vari aspetti e problemi della realtà straniera.
Integrando ove possibile la grammatica formale con la grammatica nozionale,
centrata sul significato, si riesce a spiegare tutta una serie di fenomeni
linguistici che difficilmente potrebbero essere chiariti in altro modo. Allo
scopo di evitare disorientamento nello studente è auspicabile una stretta
collaborazione, soprattutto a livello metodologico e terminologico, fra docenti
di Lingua straniera e docenti di Italiano.
Il dizionario, soprattutto monolingue, è un utile strumento di lavoro per
l’arricchimento lessicale e per il controllo della correttezza ortografica,
morfologica e della pronuncia, purché lo studente abbia acquisito le tecniche
indispensabili per una efficace consultazione.
La tecnologia mette a disposizione validi strumenti per l’apprendimento delle
lingue straniere: audioregistratore, videoregistratore, laboratorio linguistico,
elaboratore, TV ecc.. Il laboratorio linguistico è utile per lo sviluppo delle
abilità di comprensione nonché per un corretto apprendimento della struttura
fonologica della lingua e per la acquisizione di automatismi.
L’elaboratore è un validissimo supporto per l’apprendimento della correttezza
ortografica, per lo sviluppo delle abilità di lettura e di scrittura, per il
consolidamento della competenza linguistica, per gli interventi di recupero e
per la verifica. Software flessibile, software didattico valido e sistemi autore
offrono possibilità diverse d’intervento.
La verifica può avvalersi sia di procedure sistematiche e continue (griglie di
osservazione ecc.) sia di momenti più formalizzati con prove di tipo oggettivo
e soggettivo.
Le prove oggettive, utili per la verifica delle abilità ricettive, non sono
invece funzionali alla verifica degli aspetti produttivi della competenza
comunicativa, per la quale è consigliabile avvalersi di prove soggettive. Le
variabili da controllare in queste prove sono numerose ed è pertanto opportuno
partire da una griglia contenente una serie di parametri che riducano
l’inevitabile soggettività della loro lettura.
Prove di tipo discreto o fattoriale – necessarie soprattutto nei primi tempi per
la verifica dei singoli elementi della competenza linguistica – sono utili solo
se vengono integrate da altre di carattere globale, volte a verificare la
competenza comunicativa dello studente in riferimento sia ad abilità isolate
(comprensione dell’orale o dello scritto, produzione orale o scritta) sia ad
abilità integrate (conversazione, risposta a lettere, appunti ecc.).
L’analisi dell’errore è parte essenziale della verifica e rappresenta uno
strumento diagnostico fondamentale per impostare le attività di recupero; a
questo proposito è importante distinguere tra semplice sbaglio (deviazione non
sistematica dalla norma ai vari livelli sul piano dell’esecuzione) ed errore
(vera e propria lacuna nella competenza linguistica o comunicativa)

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STORIA

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FINALITA’

L’insegnamento
di Storia è finalizzato a promuovere e a sviluppare:

  • la
    capacità di recuperare la memoria del passato in quanto tale;

  • la
    capacità di orientarsi nella complessità del presente;

  • l’apertura
    verso le problematiche della pacifica convivenza tra i popoli, della
    solidarietà e del rispetto reciproco;

  • l’ampliamento
    del proprio orizzonte culturale, attraverso la conoscenza di culture
    diverse;

  • la
    capacità di riflettere, alla luce dell’esperienza acquisita con lo studio
    di società del passato, sulla trama di relazioni sociali, politiche ecc.
    nella quale si è inseriti;

  • la
    capacità di razionalizzare il senso del tempo e dello spazio;

  • la
    consapevolezza della necessità di selezionare e valutare criticamente le
    testimonianze.

OBIETTIVI
DI APPRENDIMENTO

Alla
fine del biennio lo studente deve dimostrare di sapere:

  •  
    esporre in forma chiara e coerente fatti e problemi relativi agli eventi
    storici studiati;

  •  
    usare con proprietà alcuni fondamentali termini e concetti propri del
    linguaggio storiografico (ad esempio,cambiamento,cesura, ciclo, congiuntura,
    continuità, decadenza, progresso, restaurazione, rivoluzione,
    sottosviluppo, sviluppo);

  • distinguere
    i molteplici aspetti di un evento e l’incidenza in esso dei diversi soggetti
    storici (individui, gruppi sociali ecc.); interpretare e valutare, in casi
    semplici, le testimonianze utilizzate, distinguere in esse fatti, ragioni,
    opinioni e pregiudizi, individuare inconsistenze e incoerenze ecc.;

  • confrontare,
    in casi semplici, le differenti interpretazioni che gli storici danno di un
    medesimo fatto o fenomeno, in riferimento anche alle fonti usate;

  • ricostruire
    le connessioni sincroniche e gli sviluppi diacronici riferiti ad un
    determinato problema storico studiato.

CONTENUTI                                                                                      
                 
   

PRIMO
ANNO

1.         
Culture della preistoria e civiltà protostoriche

        
a)  Dal paleolitico all’uso dei
metalli: forme insediative e produttive; forme di culto.
b)  Le grandi civiltà del vicino
Oriente: il delinearsi del fenomeno urbano e l’invenzione della scrittura.

2.         
Oriente e occidente: migrazioni indoeuropee e contatti mediterranei

        
a)  Migrazioni indoeuropee.
b)  Le civiltà dell’Egeo.
Frequentazioni precoloniali e colonizzazioni nel Mediterraneo.
c)  Popoli dell’Italia antica e loro
culture.

3.         
Città e popoli della Grecia e dell’Italia

        
a)  Legislazioni, tirannidi, la
società delle ‘città stato’ (poleis), ‘popoli'(ethne) e ‘leghe’ (koinà)
nel mondo greco.
b)  Miti, culti, santuari nella vita
greca.
c)  Origini di Roma e periodo
della monarchia. Rapporti col mondo etrusco e con gli altri popoli d’Italia.
d)  Colonie della Magna Grecia.

4.         
La grecia classica: dall’affermazione alla crisi della polis

        
a)  Asia e impero persiano nel
confronto col mondo greco: le guerre persiane.
b)  Guerra del Peloponneso.
c)  Ricerche di equilibri e ‘paci
comuni’.
d)  Conquista macedone.

5.         
La ‘Res Publica’ Romana dal VI al IV secolo a.c.

        
a)         Passaggio
dalla monarchia alla repubblica. Conflitto tra patrizi e plebei. Le XII Tavole.
b)        Organizzazione
sociale e politica di Roma dall’età regia all’età repubblicana (ordinamento
centuriato,                
magistrature, ordini, ceti, clientele).
c)         La
religione romana arcaica.

6.         
Roma verso l’egemonia in Italia

        
a)        Affermazione
di Roma fra le diverse culture e realtà politiche d’Italia. Evoluzione del
concetto di Italia.
b)        Progressiva
conquista dell’egemonia nella penisola fino al conflitto con Cartagine.
c)        Dinamiche
socio-politiche collegate.

7.         
Età ellenistica

       
a)         Il
“dopo Alessandro” dall’oriente mediterraneo all’Asia centrale. I grandi
stati ellenistici.
b)        Cultura
unificante e cosmopolitica dell’ellenismo.

8.         
Espansionismo romano nel Mediterraneo

        
a)        Roma
e il mondo ellenistico. Espansione romana in Occidente e in Oriente (differenze
di intenti e di modi).
b)        Il
cammino verso l’unificazione politica mediterranea sotto il dominio di Roma. Il
problema
dell’imperialismo               
romano.
c)        Evoluzione
del sistema produttivo.

9.         
Crisi della Repubblica Romana

        
a)        Crisi
dell’Italia e delle istituzioni repubblicane (strutture militari, agrarie,
sociali,  istituzionali).
b)        Età
dei Gracchi, Mario e la riforma dell’esercito.
c)        La
guerra sociale.
d)      Lotte civili
fra capi-parte.
e)        Ottaviano
Augusto e il passaggio dalla repubblica al principato.

SECONDO
ANNO

1.         
Organizzazione dell’Impero

        
a)        Evoluzione
istituzionale e amministrativa del principato.
b)        Nuovi
ceti emergenti nell’impero mediterraneo.
c)        Il
diritto romano.
d)       Organizzazione
delle province. Processi di integrazione e limiti della romanizzazione: le
culture
diversificate               
delle grandi aree provinciali.
e)        Ruolo
della vita cittadina.

2.         
Religioni dell’impero

        
a)         Religioni
dell’impero e fattori di trasformazione: religioni pagane della salvezza.
b)        Il
giudaismo. Il cristianesimo, la sua prima diffusione, le persecuzioni.

3.         
Crisi del secolo III e culture dei popoli esterni

        
a)        Problemi
militari, demografici, economici; dinamiche sociali e colonato.
b)        Culture
dei popoli esterni nei loro rapporti col mondo romano.
c)        Contatti
con le grandi civiltà dell’Estremo Oriente (India, Cina degli Han) e con
l’Africa non romanizzata.

4.         
Mondo tardoantico

       
a)         Dal
principato alla tetrarchia.
b)        Svolta
costantiniana e società tardoantica: burocratizzazione, tendenze dirigistiche,
forze centrifughe, nuovi gruppi dominanti e nuovi centri di potere (capitali
decentrate).
c)         La
Chiesa e l’impero universale cristiano; emarginazione del paganesimo e del
giudaismo. Resistenze epersistenze pagane. Anacoresi monachesimo.

5.         
Occidente e Oriente nei secoli V e VI

        
a)        Regni
romano germanici.
b)        Giustiniano
e la formazione della civiltà bizantina.
c)        Invasione
longobarda in Italia. Ruralizzazione dell’economia e della società.
d)        Il
papato e gli altri patriarcati; i vescovadi; l’evangelizzazione delle campagne;
monachesimi d’oriente e d’occidente. Il latino della Chiesa. Culto dei
santi.

6.         
Espansione dell’Islam e mondo latino germanico

       
a)         Arabi
e Maometto. I primi quattro califfi e le divisioni dell’Islam. La grande
espansione e la crisi del
califfato.               
Civiltà arabo musulmana.
b)        Gli
Slavi nei Balcani.
c)         Longobardi,
bizantini e papato.
d)        I
Franchi dai Merovingi ai Carolingi; sviluppo delle clientele armate.
e)         Egemonia
culturale del clero; monachesimo celtico e anglosassone: conversione dei Germani
d’oltre Reno.

7.         
Europa carolingia

        
a)        Carlomagno:
conquiste militari e restaurazione dell’impero.
b)        Rapporti
vassallatico-beneficiali.
c)        Riforma
monetaria; rinascita degli studi grammaticali; unificazione liturgica; riforma
monastica.
d)        Economia
curtense e signoria fondiaria.
e)        Regno
carolingio d’Italia. L’Italia non carolingia.
f)         Dissoluzione
dell’impero carolingio.

8.         
Particolarismo del secolo X

        
a)        Nuove
invasioni: Normanni, Ungari, Saraceni.
b)        Crisi
dell’ordinamento pubblico carolingio e nascita di nuovi poteri locali: I’incastellamento.
c)        Impero
sassone e radicarsi dei rapporti feudali.
d)        Due
nuovi stati cristiani: Polonia e Ungheria.
e)        Spagna
dei califfi Omayyadi e gli inizi della riconquista.
f)         Sintomi
di ripresa demografica.
g)        Crisi
del papato e riforma cluniacense.
h)         Leggenda
dell’Anno Mille.

9.         
Rinascita della vita cittadina e riforma della chiesa

        
a)        Dalla
signoria fondiaria alla signoria di banno.
b)        Vita
cittadina in Italia e oltralpe.
c)        Città
marinare e incipiente egemonia di Venezia.
d)        Impero
germanico e regni particolari.
e)        I
Normanni creatori di stati: regni d’Inghilterra e di Sicilia, la Russia di Kiev.
f)         Verso
la riforma della Chiesa: spinte riformatrici dall’alto e movimenti di
religiosità popolare. Gregorio VII e i “dictatus papae”. Lotta per le
investiture e sue conseguenze sulla natura dell’impero e della Chiesa.

INDICAZIONI
DIDATTICHE

La
presentazione dei tratti salienti delle culture e delle civiltà che nel tempo
si sono susseguite o nel tempo sono coesistite e coesistono, consente allo
studente di arrivare a riconoscerne e ad apprezzarne correttamente caratteri e
valori, sapendo cogliere differenze e analogie che intercorrono tra di esse. Lo
studente può essere portato a rendersi conto del fatto che lo studio della
storia, non importa quanto remota, ben lungi dal comportare il rischio di una
fuga dal presente, offre sussidi utili per una corretta lettura di esso, se non
altro nel senso di predisporre ad accettare il “diverso”. E’ anche opportuno
far capire che il privilegio accordato alla civiltà classica nella storia del
mondo antico e alla civiltà europea nella storia contemporanea non hanno alcun
sottinteso etnocentrico, ma mirano a consentire il riconoscimento della cultura
di appartenenza come fatto prezioso di memoria collettiva, meglio evidenziato
proprio dal confronto con culture diverse nel tempo e nello spazio.
Il confronto fra miti, leggende, diari, memorie ecc. da un lato e ricostruzioni
storiche dall’altro, è importante per far capire che il carattere specifico
della conoscenza storica risiede nel fatto di essere fondata sull’esame critico
delle testimonianze. Bisogna distinguere il ‘racconto storico’ dalle altre forme
di narrazione, la cui attendibilità non è riscontrabile sulle fonti. E’
altresì necessario distinguere nella trattazione di un fatto storico ben
circoscritto il momento dell’accertamento dell’accaduto, il punto di vista dello
storico narratore e le argomentazioni di cui questo si vale per coonestare la
propria ricostruzione.
Attraverso il confronto tra le diverse ricostruzioni di uno stesso fatto si può
condurre lo studente a comprendere che tale diversità è riconducibile non solo
ai differenti orientamenti metodologici culturali e ideali o, più
semplicemente, alle propensioni soggettive, spesso storicamente datate, degli
storici, ma che in più casi essa riflette anche un ampliamento ed un
approfondimento oggettivi delle conoscenze in materia. Perciò la possibile
compresenza di diverse e spesso anche contraddittorie interpretazioni dello
stesso fatto non è frutto di arbitrarietà, ma rispecchia la difficoltà insita
nell’esercizio del ‘mestiere di storico’ e non giustifica quindi l’insorgere di
un atteggiamento di scetticismo nei confronti della possibilità di conoscere il
passato anche più lontano e meno documentato e il passato anche più recente
per il quale la documentazione diventa disponibile solo col trascorrere degli
anni. Allo studente vanno presentate le ragioni che possono motivare la
diversità delle opinioni fra gli storici. Esse sono da cercare sia nella
varietà degli orientamenti metodologici culturali e ideali sia nel diverso peso
che viene attribuito, a seconda dei casi, all’una o all’altra categoria di
testimonianze (ad esempio, alle testimonianze archeologiche rispetto a quelle
linguistiche, nella ricostruzione dei grandi movimenti migratori dell’antichità
o, per la storia contemporanea, ai documenti riservati rispetto alla
pubblicistica).
Nella presentazione degli snodi fondamentali della storia (ad esempio, per
quanto riguarda la storia antica e altomedievale, l'espansione di Roma in
Occidente e in Oriente, o l'espansione arabo-musulmana nel bacino del
Mediterraneo; per la storia contemporanea la formazione degli imperi coloniali o
l’avvento dell’era nucleare) è necessario distinguere i diversi aspetti
(politici, sociali, culturali, economici, religiosi, ambientali ecc.) di un
evento storico complesso e le relazioni che intercorrono fra essi. Va messa in
evidenza la diversa incidenza e l’interazione di distinti soggetti storici
(gruppi sociali, singoli individui, etnie, nazioni, stati) nello svolgersi di
avvenimenti di grande importanza, anche utilizzando risultati e concetti
derivati da altre scienze sociali, in particolare la geografia, il diritto e
l’economia.
Il linguaggio della storiografia attinge largamente e più di altre discipline
al linguaggio comune, ma alcuni termini che esso usa (continuità, cesura,
decadenza ecc.) hanno un significato tecnico specifico. Di questo linguaggio,
che comprende concetti, espressioni, descrizioni di mutamenti storici attraverso
modelli (ad esempio, continuità/cesura, rivoluzione/restaurazione, decadenza/
progresso, ciclo/congiuntura) lo studente deve essere guidato a servirsi in modo
corretto. Può risultare utile a tale scopo valorizzare l’interrogazione, il
dialogo, il confronto e la discussione in gruppo.
Un punto importante dello studio della storia va certamente individuato nel
saper cogliere le relazioni che intercorrono fra i diversi fenomeni storici e i
tempi più o meno lunghi (lunga, media, breve durata) in cui sono osservati. A
questo proposito si può far notare che la cronologia utilizzata per la storia
politica non si adatta di per sé a tutti gli altri aspetti della vicenda umana
(ad esempio, per la storia antica, la cronologia che scandisce le trasformazioni
culturali avvenute in età preistorica è a maglie molto più larghe di quella
che registra la successione delle varie civiltà protostoriche del vicino
Oriente, e la cronologia di queste ultime è molto più approssimativa di quella
della guerra del Peloponneso) e che queste differenze non dipendono solo dallo
stato delle fonti, ma anche dalla natura dei fatti studiati e dalla velocità
maggiore o minore con cui avvengono i cambiamenti nei differenti campi (ad
esempio, per la storia contemporanea, mentre la prima rivoluzione industriale si
è estesa ai vari paesi europei in tempi diversi, i moti del ’48 hanno
interessato vari paesi a distanza di giorni o di settimane). Analogamente, un
altro punto importante va individuato nel saper cogliere le relazioni che
intercorrono fra i diversi fenomeni storici e gli spazi più o meno estesi
(ambito locale, regionale, continentale) in cui sono analizzati. Per rendere
evidente questa connessione è vantaggioso servirsi di sussidi cartografici,
ricorrendo caso per caso a scale rappresentative diverse.

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DIRITTO
E ECONOMIA

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FINALITA’

Il
corso di Diritto e di Economia promuove e sviluppa:

  •        
    la comprensione della realtà sociale attraverso la conoscenza dei
    principali aspetti giuridici ed economici
    dei             
    rapporti sociali e delle regole che li organizzano;

  •        
    l’acquisizione di competenze nell’uso del linguaggio giuridico e di
    quello economico, anche come parte della competenza linguistica complessiva;

  •        
    la consapevolezza della dimensione storica della norma giuridica e
    delle teorie economiche per capire le costanti e gli elementi di relatività
    e di dipendenza rispetto al contesto socioculturale in cui si è inseriti;

  •        
    l’educazione civile, civica e socio-politica attraverso l’esperienza,
    fatta anche nella scuola, di ‘vivere in relazione con gli altri' in una
    prospettiva di rispetto, di tolleranza, di responsabilità e di
    solidarietà.

Riferimenti generali

L’introduzione
dell’insegnamento di Diritto ed Economia nei primi due anni 
risponde ad una esigenza di formazione del cittadino in quanto tale e non
ha funzione strettamente propedeutica al successivo studio triennale di
indirizzo.
L’insieme delle finalità elencate caratterizza il corso non come
giustapposizione di due discipline, ma come integrazione di esse in una serie di
tematiche che partono da realtà vicine agli studenti e si sviluppano – senza
contraddire la logica intrinseca di ciascuna disciplina – fino ad arrivare a
problematiche istituzionali.

OBIETTIVI DI
APPRENDIMENTO

Alla
fine del corso lo studente deve dimostrare di essere in grado di:

  •         
    riconoscere, spiegare e utilizzare il linguaggio economico e il
    linguaggio giuridico necessari ad ogni cittadino;

  •         
    individuare le essenziali categorie concettuali del diritto e
    dell’economia;

  •         
    interpretare il testo costituzionale identificando:

     
   – le radici storiche, le matrici culturali ed i valori ad
esse sottesi, la strutturazione formale ed il funzionamento
reale     della Costituzione;
le istituzioni in
cui si articola l’ordinamento giuridico dello Stato;

  •         
    conoscere i settori di attività prevalenti sul territorio e i
    fondamentali operatori del sistema economico;

  •         
    descrivere il ruolo dello Stato nell’economia;

  •         
    consultare in modo autonomo i testi e le fonti giuridiche ed
    economiche;

  •         
    confrontare soluzioni giuridiche e modelli economici con situazioni
    reali;

  •         
    distinguere tra il valore cogente della norma positiva e la
    storicità delle soluzioni giuridiche, nonché tra le potenzialità e i
    limiti degli schemi interpretativi dei sistemi economici.

CONTENUTI

DIRITTO

  •         
    Origine e funzioni del diritto: istituzioni
    e norma nell’evoluzione storica della società.

  •         
    Giustizia e diritto.

  •         
    Soggetti, oggetti e relazioni nell’esperienza giuridica.

  •         
    L’affermarsi dei diritti umani. Uguaglianza formale, partecipazione e
    uguaglianza sostanziale. Qualità della vita e diritto all’ambiente.

  •         
    Dallo Stato di diritto allo Stato sociale. Problemi e prospettive.

  •         
    Caratteri e principi fondamentali della Costituzione italiana.

  •         
    La Costituzione della Repubblica: sviluppo della persona tra libertà e
    solidarietà; diritti del cittadino nei rapporti civili, etico-sociali,
    economici e politici. Approfondimento dei seguenti temi: famiglia, scuola,
    lavoro, ambiente.

  •         
    L’ordinamento dello Stato italiano: organi costituzionali e loro principali
    funzioni. Le autonomie locali con riferimento allo Statuto della Regione di
    appartenenza.

  •         
    Stato italinao e Organizzazioni internazionali.

ECONOMIA

  •         
    Il problema economico. Rapporto tra società umana, 
    ambiente e risorse. Origine ed evoluzione dei sistemi economici
    moderni.

  •         
    Descrizione del sistema economico.

  • Famiglie:
    reddito, consumo, risparmio.

           
– Imprese: produzione, scambio, investimenti.
   – Stato: servizi pubblici e
tributi.
   – Resto del Mondo:
importazioni ed esportazioni.

  •         
    Produzione e mercati. Strutture, processi
    produttivi, tecnologie. Il ruolo dell’innovazione. I prezzi, coordinamento
    dello scambio e ripartizione del reddito.

  •         
    Il reddito nazionale: nozione e componenti;
    indici quantitativi e qualità della vita.

  •         
    Processi di crescita e squilibri dello
    sviluppo. Occupazione e disoccupazione. Evoluzione storica dell’intervento
    dello Stato nell’economia.

  •         
    Integrazione economica europea.

  •         
    Sviluppo e sotto sviluppo. Interdipendenze
    internazionali. Ambiente e sviluppo sostenibile.

  •         
    Economia e giustizia. L’indirizzo
    costituzionale.

INDICAZIONI DIDATTICHE

Una
corretta impostazione didattica di questo insegnamento si configura come un
percorso che:

  •         
    motiva allo studio delle due discipline
    partendo dall’interesse dell’adolescente per i problemi del contemporaneo e
    della vita associata;

  •         
    prende lo spunto da situazioni che
    rientrano nell’esperienza individuale, familiare e sociale dello studente;

  •         
    passa, attraverso approssimazioni
    successive, da una fase descrittiva del fenomeno a progressive
    concettualizzazioni e generalizzazioni;

  •         
    risale in seguito a sistemazioni,
    individuazioni di categorie generali, formulazioni di principi, enunciazioni
    di tendenze, inquadramenti storici complessivi;

  •         
    applica i principi ricavati a situazioni
    nuove rispetto a quelle di partenza;

  •         
    utilizza al massimo documenti e testi
    originali, da affiancare ai manuali

  •          (Costituzione,
    I conti degli Italiani);

  •         
    valorizza l’aspetto problematico ed il
    dibattito socio-culturale e politico sempre in atto rispetto alle discipline
    trattate.

Per
la verifica degli apprendimenti è opportuno servirsi, oltre che di forme orali,
anche di esercitazioni scritte opportunamente strutturate (test, questionari,
prove oggettive) o libere (saggi, relazioni, riassunti, schemi).

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GEOGRAFIA

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FINALITA’

L’insegnamento
di Geografia concorre a promuovere:

  •   la
    comprensione della realtà contemporanea attraverso le forme
    dell’organizzazione territoriale, intimamente connesse con le strutture
    economiche, sociali culturali;

  •   la
    capacità di cogliere le dinamiche globali delle società umane, la
    pluralità dei loro esiti possibili, le responsabilità delle scelte
    necessarie;

  •   la
    comprensione del ruolo delle società umane nell’organizzazione
    dell’ambiente, la comprensione del significato dell’ambiente naturale e
    della complessità di quello artificiale;

  •   la
    responsabilità, la partecipazione, la creatività, la consapevolezza e
    l’autonomia di giudizio di fronte ai grandi temi della gestione
    dell’ecosistema, dei rapporti tra i popoli e le regioni, dell’organizzazione
    del territorio;

  •  
    l’accettazione della varietà delle condizioni locali (naturali,
    tecnologiche, culturali ed economiche) e la consapevolezza della loro
    interdipendenza in sistemi planetari;

  •    l’identità
    personale e collettiva, la solidarietà con gli altri gruppi, la
    comunicazione interculturale con la consapevolezza della particolarità
    della propria condizione ambientale;

  •    la
    padronanza del linguaggio cartografico e della geo-graficità come parte
    della competenza linguistica generale.

 

OBIETTIVI Dl
APPRENDIMENTO

Lo
studente al termine del corso deve dimostrare di essere in grado di:

  •  
    usare un linguaggio geografico appropriato;

  •  
    leggere e interpretare criticamente carte geografiche e tematiche a
    scala diversa;

  •  
    leggere e interpretare criticamente grafici, plastici e fotografie;

  •  
    consultare atlanti e repertori;   

  •  
    ricercare, analizzare ed elaborare informazioni di interesse
    territoriale e tradurle efficacemente dal linguaggio verbale e numerico in
    quello grafico e cartografico;

  •  
    rappresentare carte mentali di un territorio che siano congruenti con
    gli schemi geografici progressivamente acquisiti;

  •  
    analizzare a grandi linee un sistema territoriale, individuandone i
    principali elementi costitutivi, fisici e antropici, e le loro più evidenti
    interdipendenze;

  •  
    individuare i fattori che influiscono sulla localizzazione di
    attività economiche;

  •  
    confrontare l’assetto territoriale di spazi diversi;

  •  
    applicare le abilità strumentali e metodologiche acquisite all’analisi di
    un territorio ancora non conosciuto o di semplici casi regionali nuovi;

  •  
    leggere attraverso categorie geografiche gli eventi storici e fatti e
    problemi del mondo contemporaneo.

 

CONTENUTI

1.
        Il
sistema uomo-ambiente e le sue articolazioni

Nucleo
tematico

           
Gli uomini, per soddisfare le proprie esigenze,
si organizzano in gruppi sociali ed elaborano sistemi di conoscenza con i quali
trasformano l’assetto originario degli ecosistemi. Alla varietà naturale si
aggiunge la varietà dell’opera umana nel tempo, da cui nasce l’articolazione
territoriale.

 Temi
significativi:

         
a) ecosistemi in rapporto a tipi di clima;

         
b) il coinvolgimento dell’uomo nei flussi di energia, nel ciclo dell’acqua e in
quello alimentare;

         
c) popolamento, dinamica demografica, densità di popolazione;

         
d) relazioni tra culture, tecnologie e uso delle risorse.

 

2.
        Gli
spazi rurali nell’economia tradizionale

 

Nucleo
tematico

           
Le comunità dotate di tecnologie semplici non
trasformano incisivamente gli ambienti, non posseggono insediamenti complessi,
vivono in piccoli gruppi e con gravi problemi di sopravvivenza. Deforestazione,
dissodamento, regolazione delle acque sono opere di trasformazione che
consentono la sedentarizzazione del gruppo, l’aumento della densità della
popolazione e della produzione, la possibilità di sopravvivenza.

Temi
significativi:

         
a)         tipi
di paesaggio rurale,

         
b)         agricoltura
di sussistenza,

         
c)         il
villaggio agricolo,

         
d)         il
ruolo della città tradizionale, luogo di mercato e delle comunicazioni.

 
Situazioni per la scelta dei casi di studio:
latifondo e microfondo, agricoltura di zone umide e aride, paesaggi a campi
aperti e chiusi, economia tradizionale della montagna, le piantagioni, le
problematiche della fascia intertropicale, con riguardo alla povertà, alla
sottoalimentazione e alle malattie endemiche.

 

3.       
Gli spazi industriali

Nucleo
tematico

           
La disponibilità di nuove fonti di energia,
tecniche di manifattura e trasporto, offerte dalla rivoluzione industriale,
accentuano le capacità di trasformare l’ambiente. La popolazione aumenta e si
concentra, si stabiliscono relazioni su scala mondiale, che producono nuove
specializzazioni regionali e trasformano la divisione internazionale del lavoro.

Temi
significativi:

        
a) la città industriale,

        
b) le zone minerarie,

        
c) le infrastrutture di comunicazione,

        
d) le fonti di energia.

Situazioni
per la scelta dei casi di studio: paesaggio dei bacini carboniferi, prime
concentrazioni industriali, città industriale e quartieri operai, nodi di
traffico ferroviario e portuale; le conseguenze della rivoluzione industriale
nelle aree coloniali e nel Terzo Mondo.

 

4.        
Città, aree metropolitane e reti urbane

Nucleo
tematico

           
L’evoluzione tecnologica e della gestione
dell’informazione produce più intense relazioni tra i centri, l’espansione del
modo di vita urbano e la formazione di vaste aree metropolitane. In esse si
svolge gran parte delle attività di servizio e di gestione.

Temi
significativi:

         
a) ruolo della città nella organizzazione regionale,

         
b) urbanizzazione degli spazi regionali,

         
c) formazione delle aree metropolitane e delle megalopoli,

         
d) la terziarizzazione e la specializzazione dei centri all’interno delle reti
urbane;

         
e) il paesaggio e la differenziazione
interna delle città;

          
f) le città del Terzo Mondo.

Situazioni
per la scelta dei casi d i studio: quelle richiamate nei temi significativi,
avendo riguardo alla qualità della vita e alle condizioni sociali nelle diverse
dimensioni urbane, e adottando il metodo comparativo.

 

5.         
Gli spazi extraurbani

Nucleo
tematico

Gli
spazi interposti nelle maglie della rete di città si organizzano con funzioni
complementari a quelle urbane; l’evoluzione dei modi di vita e la diffusione di
tecnologie indotte dalla cultura urbana modificano le forme tradizionali del
territorio rurale.

Temi
significativi:

a)
        l’agricoltura
specializzata,

b)
        le
aree per il tempo libero,

c)
        l’industrializzazione
diffusa.

Situazioni
per la scelta dei casi di studio: la monocoltura, il grande allevamento e le
loro connessioni con l’industria agro-alimentare; le risorse e le aree
turistiche; le riserve e i parchi naturali; le aree della piccola impresa e
dell’artigianato.

 

6. Gli squilibri
territoriali

Nucleo
tematico

L’intensità
e la qualità dello sviluppo creano disparità tra luoghi e si manifestano a
scale diverse (intraurbana, regionale, nazionale e internazionale).

Temi
significativi:

        
a) lo spopolamento delle campagne,

        
b) i ritardi nell’industrializzazione,

        
c) il problema demografico (denatalità, boom, migrazioni),

        
d) l’esplosione urbana,

        
e) il sottosviluppo (Nord e Sud del mondo).

Situazioni
per la scelta dei casi di studio: quelle idonee a mostrare le diverse scale a
cui si manifestano gli squilibri: montagna intera, Mezzogiorno, aree deboli del
Mediterraneo, casi di sottosviluppo, indicando le loro connessioni con aree
sviluppate.

 

7. Gli squilibri
ambientali

Nucleo
tematico

L’intensità
delle trasformazioni imposte all’ecosistema e la riduzione degli spazi di
ulteriore espansione hanno evidenziato i limiti del prevalente tipo di
organizzazione del territorio. L’umanità ha organizzato gli ambienti tendendo a
migliorare le proprie immediate possibilità di sopravvivenza, innescando
inconsapevolmente anche processi che hanno portato, e portano a lungo termine,
degli effetti non desiderati. Si pone perciò il problema di rendere le forme di
organizzazione antropica dell’ambiente compatibili con quelle naturali o
comunque stabilizzate.

Temi
significativi:

        
a) l’inquinamento,

        
b) lo smaltimento dei rifiuti,

        
c) la limitatezza delle risorse,

        
d) la desertificazione,

        
e) le grandi calamità indotte dal cattivo uso dell’ecosistema,

        
f)  il bilancio energetico.

Situazioni
per la scelta dei casi di studio: quelle di particolare rilievo locale, avendo
riguardo a fatti che abbiano suscitato l’interesse dell’opinione pubblica.

 

Note
generali

        
I contenuti si articolano in una serie di “nuclei
tematici”, enunciazioni sintetiche di una problematica da sviluppare con la
trattazione di alcuni (due o tre) “temi significativi” scelti tra quelli
indicati.
La trattazione dei temi significativi si accompagna – tranne che per il primo
nucleo tematico – all’esame di casi di studio esemplari, da scegliere, con la
guida delle indicate “situazioni per la scelta dei casi di studio”, in base
all’ambiente in cui opera la scuola, all’attualità, alla sensibilità del
docente.

Il nucleo tematico iniziale, grazie anche a numerose prove di ingresso
opportunamente scandite e finalizzate soprattutto all’accertamento di
prerequisiti, consente la ricapitolazione e la prima sistematizzazione delle
conoscenze e delle abilità acquisite dallo studente nella scuola media; i
risultati delle stesse prove vengono utilizzati inoltre per la progettazione di
calibrati interventi di recupero e di rinforzo. L’attuazione di tale nucleo ha
quindi importanza fondamentale per la strategia didattica e richiede temi
adeguati.
Per ogni nucleo tematico il numero dei casi di studio va rapportato, da un lato,
all’esigenza di giungere ad una ragionevole generalizzazione e, dall’altro, alla
necessità di consentire non un arido e frammentario studio descrittivo, ma un
concreto approfondimento del modo in cui funziona un territorio, dei principali
fattori in gioco e della complessità di motivazioni che stanno alla base dei
cambiamenti territoriali
Nella scelta dei casi di studio è naturale privilegiare tematiche riguardanti
l’Italia, la Comunità Europea, il bacino del Mediterraneo. Ciò tuttavia non
deve far dimenticare l’apertura a questioni attinenti aree extraeuropee,
soprattutto se esse sono significative per mettere in risalto la specificità
dei fenomeni considerati e per sviluppare comparazioni.
Nello svolgimento dell’intero programma va posta attenzione anche alle
implicazioni sociali ed alle tensioni ambientali provocate dalle varie modalità
di organizzazione del territorio.
In relazione alle diverse identità degli indirizzi di studio il docente ha la
possibilità di scegliere tra i temi proposti quelli ritenuti più adatti e più
motivanti per gli studenti ed eventualmente può aggiungerne altri dello stesso
tipo, tenendo conto di possibili e utili collegamenti con le altre discipline
del curricolo.

INDICAZIONI
DIDATTICHE

La
finalizzazione formativa della Geografia nel biennio e la natura e articolazione
delle unità tematiche indicate presuppongono il superamento d’una modalità
organizzativa dei contenuti di tipo piattamente regionale o astrattamente
generale e richiedono invece un approccio didattico problematico, concettuale e
paradigmatico.
E’ importante valorizzare, sul piano apprenditivo, il continuo e necessario
riferimento alla collocazione spaziale e al valore dei luoghi, così come alla
spiegazione generale di fatti e oggetti d’interesse geografico, che sono
costanti acquisite nella moderna dldattica della disciplina e contribuiscono ad
arricchire e ispessire la carta mentale dello studente.
I singoli nuclei tematici vanno visti come scansioni didattiche d’un percorso
unitario, che si propone di far scoprire la coesistenza e l’interconnessione
spaziale di temi e problemi oltre che di singoli elementi d’interesse
geografico.
Va sottolineata l’utilità di concetti (densità di popolazione, insediamenti,
mobilità spaziale, reti urbane e di comunicazioni, regione, impatto ambientale
ecc.), che, attraversando i nuclei tematici, consentono collegamenti e confronti
didatticamente fruttuosi per una comprensione e interpretazione sintetica e
critica della realtà territoriale alle diverse scale.
Per ogni nucleo, I’esemplificazione e l’utilizzazione di casi concreti, pur
focalizzata sul vicino direttamente osservabile e su singole realtà degli spazi
italiano, comunitario e mediterraneo, deve peraltro consentire anche l’esame di
situazioni molto diverse a scala mondiale.L’itinerario didattico qui proposto si
basa – oltre che sui casi di studio – sull’analisi geografica dell’intero
territorio inteso come geosistema.
 

  •  
    Si possono utilizzare tecniche didattiche
    del seguente tipo:

  •  
    lettura e interpretazione di carte a varia
    scala e di altre rappresentazioni sintetiche del territorio;

  •  
    elaborazione di dati statistici;

  •  
    costruzione di carte tematiche e di altre
    rappresentazioni grafiche; – correlazioni grafiche, cartografiche e
    statistiche;

  •  
    grafici, statistiche e altre semplici
    tecniche quantitative; – uso di simulazioni e giochi;

  •  
    lettura e interpretazione di diapositive,
    film, videocassette, fotografie (terrestri e aeree), rilevazioni da
    satellite capaci di informare sulle strutture, gli usi e i significati delle
    varie forme territoriali.

Fondamentale
è la promozione dell’osservazione diretta e l’indagine sul terreno, da condurre
attraverso lezioni all’aperto ed escursioni di studio secondo la metodologia
geografica tradizionale.
Utile il ricorso a colloqui e interviste sulla base di questionari elaborati in
classe, anche al fine di un confronto tra vicino e lontano e tra qualitativo e
quantitativo.
Accanto ad atlanti e carte murali non va trascurato l’uso del calcolatore per
l’archiviazione e l’elaborazione, anche cartografica, di dati e come strumento
di esercitazioni interattive.
L’operatività dell’itinerario indicato consente frequenti verifiche.
Ad integrazione delle tradizionali interrogazioni orali vanno considerate
soprattutto le prove oggettive (a risposta fissa, a scelta multipla,
corrispondenze, completamenti ecc.), ma anche la stesura di brevi relazioni,
commenti a fotografie, interpretazione di grafici e carte, discussioni generali
e di gruppo.
Se gli obiettivi operativi risultano ben definiti, graduati e concatenati,
verifiche implicite derivano dalla stessa continuità apprenditiva degli
studenti. Verifiche numerose e diversificate facilitano la valutazione di tale
continuità, rendendo più oggettiva l’attribuzione periodica e finale di un
giudizio e consentendo l’accertamento in itinere non solo della congruità e
coerenza degli obiettivi definiti nell’ambito della programmazione, ma
dell’intero processo curricolare.

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MATEMATICA

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FINALITA’

L’insegnamento
di Matematica (con Informatica) promuove:

  • lo
    sviluppo di capacità intuitive e logiche;

  • la
    capacità di utilizzare procedimenti euristici;

  • la
    maturazione dei processi di astrazione e di formazione dei concetti;

  • la
    capacità di ragionare induttivamente e deduttivamente;

  • lo
    sviluppo delle attitudini analitiche e sintetiche;

  • l’abitudine
    alla precisione di linguaggio;

  • la
    capacità di ragionamento coerente ed argomentato;

  • la
    consapevolezza degli aspetti culturali e tecnologici emergenti dei nuovi
    mezzi informatici;

  • l’interesse
    per il rilievo storico di alcuni importanti eventi nello sviluppo del
    pensiero matematico.

RIFERIMENTI
GENERALI

La
matematica, parte rilevante del pensiero umano ed elemento motore dello stesso
pensiero filosofico, ha in ogni tempo operato su due fronti: da una parte si è
rivolta a risolvere problemi ed a rispondere ai grandi interrogativi che via via
l’uomo si poneva sul significato della realtà che lo circonda; dall’altra,
sviluppandosi autonomamente, ha posto affascinanti interrogativi sulla portata,
il significato e la consistenza delle sue stesse costruzioni culturali.
Oggi queste due attività si sono ancor più accentuate e caratterizzate. La
prima per la maggiore capacità di interpretazione e di previsione che la
matematica ha acquistato nei riguardi dei fenomeni non solo naturali, ma anche
economici e della vita sociale in genere, e che l’ha portata ad accogliere e a
valorizzare, accanto ai tradizionali processi deduttivi, anche i processi
induttivi. La seconda per lo sviluppo del processo di formalizzazione che ha
trovato nella logica e nell’informatica un riscontro significativo.
Sono due spinte divergenti, ma che determinano, con il loro mutuo influenzarsi,
il progresso del pensiero matematico.
Coerentemente con questo processo, l’insegnamento della matematica si è sempre
orientato, e continua ad orientarsi, in due distinte direzioni: da una parte
‘leggere il libro della natura’ e matematizzare la realtà esterna; dall’altra
simboleggiare e formalizzare i propri strumenti di lettura attraverso la
costruzione di modelli interpretativi. Queste due direzioni confluiscono,
intrecciandosi ed integrandosi con reciproco vantaggio, in un unico risultato:
la formazione e la crescita dell’intelligenza dei giovani.
Le finalità indicate sopra concorrono, in armonia con l’insegnamento delle
altre discipline, alla promozione culturale ed alla formazione umana di tutti i
giovani.
In un corso di studi ad indirizzo tecnico l’insegnamento deve inoltre confermare
l’orientamento dei giovani per questo tipo di studi, potenziare e sviluppare le
loro attitudini e dare le necessarie conoscenze per seguire proficuamente e
senza traumi gli studi scientifici o tecnici a livello superiore.

OBIETTIVI Dl
APPRENDIMENTO

Alla
fine del biennio lo studente deve dimostrare di essere in grado di:

  •  
    individuare proprietà invarianti per trasformazioni elementari;

  • dimostrare
    proprietà di figure geometriche;

  •  
    utilizzare consapevolmente le tecniche e le procedure di calcolo
    studiate;

  •  
    riconoscere e costruire relazioni e funzioni;

  •  
    matematizzare semplici situazioni riferite alla comune esperienza e a
    vari ambiti disciplinari;

  •  
    comprendere e interpretare le strutture di semplici formalismi matematici;

  •  
    cogliere analogie strutturali e individuare strutture fondamentali;

  •  
    riconoscere concetti e regole della logica in contesti argomentativi
    e dimostrativi;

  •  
    adoperare i metodi linguaggi e gli strumenti informatici introdotti;

  •  
    inquadrare storicamente qualche momento significativo dell’evoluzione del
    pensiero matematico.

 

CONTENUTI

Tema 1 – Geometria
del piano e dello spazio

  • Piano
    euclideo e sue trasformazioni isometriche. Figure e loro proprietà.
    Poligoni equiscomponibili; teorema di Pitagora.

  • Omotetie
    e similitudini del piano. Teorema di Talete.

  • Piano
    cartesiano: retta, parabola, iperbole equilatera.

  • Coseno
    e seno degli angoli convessi. Relazione fra lati ed angoli nei triangoli
    rettangoli

  • Esempi
    significativi di trasformazioni geometriche nello spazio. Individuazione di
    simmetrie in particolari solidi geometrici.

 

Tema 2 – Insiemi numerici e
calcolo

  • Operazioni,
    ordinamento e loro proprietà negli insiemi dei numeri naturali, interi,
    razionali.

  • Valori
    approssimati e loro uso nei calcoli elementari. Introduzione intuitiva dei
    numeri reali. Radicali quadratici ed operazioni elementari su di essi.

  • Il
    linguaggio dell’algebra e il calcolo letterale: monomi, polinomi, frazioni
    algebriche.

  • Equazioni
    e sistemi di primo e di secondo grado. Disequazioni di primo grado.

Tema 3 – Relazioni e funzioni

  • Insiemi
    ed operazioni su di essi. Prime nozioni di calcolo combinatorio.

  • Leggi
    di composizione ed individuazione di particolari strutture. Prodotto
    cartesiano. Relazioni binarie: relazioni d’ordine e di equivalenza.
    Applicazioni (funzioni).

  • Funzioni
    x  ax + b, x  ax2 + bx + c, x  a/x e loro grafici.

Tema 4 – Elementi di
probabilità e di statistica

  • Semplici
    spazi di probabilità: eventi aleatori, eventi disgiunti e ‘regola della
    somma'.

  • Probabilità
    condizionata, probabilità composta. Eventi indipendenti e ‘regola del
    prodotto'.

  • Elementi
    di statistica descrittiva: rilevazione di dati, valori di sintesi, indici di
    variabilità.

Tema 5 – Elementi di logica e di
informatica

  • Logica
    delle proposizioni: proposizioni elementari e connettivi, valore di verità
    di una proposizione composta.

  • Inferenza
    logica, principali regole di deduzione.

  • Variabili,
    predicati, quantificatori.

  • Analisi,
    organizzazione e rappresentazione di dati, costruzione strutturata di
    algoritmi e loro rappresentazione.

  • Automi
    finiti, alfabeti, parole e grammatiche generative. Sintassi e semantica.
    Prima introduzione ai linguaggi formali.

Laboratorio di informatica

Utilizzazione
di un linguaggio di programmazione, analisi di problemi e loro soluzione sia con
linguaggi di programmazione sia con l’utilizzazione di un opportuno ‘ambiente
informatico’.

COMMENTO
AI SINGOLI TEMI

Tema 1  – Geometria del
piano e dello spazio

Lo
studio della geometria nel biennio ha la finalità principale di condurre
progressivamente lo studente dalla intuizione e scoperta di proprietà
geometriche alla loro descrizione razionale e rappresenta come tale una guida
privilegiata alla consapevolezza argomentativa. A ciò il docente può pervenire
adottando un metodo che, facendo leva sulle conoscenze intuitive apprese dallo
studente nella scuola media, proceda allo sviluppo razionale di limitate catene
di deduzioni; è tuttavia necessario che ogni ipotesi o ammissione cui si fa
ricorso sia chiaramente riconosciuta e formulata in modo esplicito, quali che
siano le ragioni che inducono ad assumerla tra i punti di partenza del
ragionamento.
Al docente compete poi l’impegno di avviare la fase euristica su processi di
assiomatizzazione partendo da semplici situazioni assunte nei vari campi. Ciò
nella prospettiva di familiarizzare gli studenti col metodo ipotetico-deduttivo
e pervenire negli eventuali studi successivi alla costruzione di un sistema di
assiomi per la geometria elementare. A tal fine è bene programmare, in un
quadro di riferimento organico, una scelta delle proprietà (teoremi) delle
figure piane da dimostrare, utilizzando la geometria delle trasformazioni oppure
seguendo un percorso più tradizionale.
Un traguardo importante dello studio della geometria è il piano cartesiano,
come modello del piano euclideo. Con la sua introduzione sono disponibili, per
la risoluzione dei problemi geometrici, sia il metodo della geometria classica
che quello della geometria analitica, e lo studente va stimolato ad usare l’uno
o l’altro in relazione alla naturalezza, alla espressività e alla semplicità
che essi offrono nel caso particolare in esame. La rappresentazione della
parabola e dell’iperbole equilatera va effettuata rispetto a sistemi di
riferimento scelti opportunamente.
Il coseno e il seno di un angolo sono introdotti, limitatamente agli angoli
convessi, in relazione allo studio delle proprietà dei triangoli e per le
necessità proprie delle altre scienze; lo studio delle funzioni circolari è
rinviato al periodo successivo.
Gli elementi di geometria dello spazio hanno lo scopo di alimentare e sviluppare
l’intuizione spaziale. E’ in facoltà del docente presentare prima la geometria
piana e poi quella dello spazio, oppure fondere, in relazione agli argomenti
comuni, le due esposizioni.

Tema 2 – Insiemi numerici e
calcolo

I
numeri naturali, interi, razionali, già noti agli studenti, sono ripresi in
forma più sistematica; si può pervenire ai vari ampliamenti a partire da
effettive necessità operative, mettendo in luce la permanenza delle proprietà
formali e della relazione d’ordine. L’esposizione può anche essere arricchita
con l’illustrazione dell’evoluzione storica dei concetti di numerazione e di
numero.
Il numero reale va introdotto in via intuitiva, come processo costruttivo che
può nascere sia da esigenze di calcolo numerico, sia da un confronto fra
grandezze omogenee.
E’ importante premettere
esempi di calcolo approssimato, in cui porre l’accento sulla significatività
delle cifre, anche al fine di far vedere come il risultato del calcolo possa
essere illusorio in assenza di una corretta valutazione dell’errore.
Il docente deve programmare lo sviluppo da dare al calcolo letterale per
abituare lo studente alla corretta manipolazione di formule, sempre sostenuta
dalla comprensione delle procedure da seguire. Si sottolinea, a questo
proposito, l’inopportunità del ricorso ad espressioni inutilmente complesse,
tenendo presente che la sicurezza nel calcolo si acquisisce gradualmente
nell’arco del biennio. E’ invece opportuno fare osservare che un’espressione
algebrica è interpretabile in modo naturale come uno schema di calcolo che può
essere illustrato da un grafo; si può anche collegare il calcolo letterale ai
linguaggi formali introdotti negli elementi di informatica.
Lo studio delle equazioni, delle disequazioni e dei sistemi va connesso alla
loro rappresentazione sul piano cartesiano, con relative applicazioni a problemi
di varia natura; nella risoluzione e sufficiente considerare le soluzioni
nell’insieme dei numeri reali.
Nel presentare argomenti tradizionali di algebra è opportuno evitare di dare
carattere di teoria ad argomenti che si riducono a semplici artifizi e di
fornire classificazioni e regole distinte in situazioni in cui valgono gli
stessi principi generali.

Tema 3 – Relazioni e funzioni

Il
docente, dopo aver riorganizzato le conoscenze sugli insiemi che gli studenti
hanno già acquisito nella scuola media, deve aver cura di stabilire opportuni
collegamenti tra le nozioni logiche e quelle insiemistiche: connettivi logici ed
operazioni tra insiemi, predicato con un solo argomento e sottoinsiemi
dell’insieme universo, predicati binari e relazioni ecc..
Lo studio del calcolo combinatorio si limita alle disposizioni, permutazioni,
combinazioni e loro proprietà principali; il docente può approfittarne, tra
l’altro, per abituare lo studente a dimostrazioni di tipo algebrico.
Dall’esame delle relazioni d’ordine, delle proprietà formali negli insiemi
numerici, delle composizioni di isometrie e dall’esame di altri esempi, il
docente può arrivare, attraverso il riscontro di analogie strutturali, ai
concetti di gruppo, di anello, di campo e di strutture d’ordine, senza tuttavia
dare alla trattazione una sistemazione teorica, che viene rinviata ai successivi
studi.
Alla nozione di relazione d’equivalenza va associata quella di insieme
quoziente, con varie esemplificazioni (direzione di rette, classi di resti
ecc.).
Il concetto di funzione, fondamentale per stabilire relazioni di dipendenza,
consente di visualizzare leggi e fenomeni in connessione interdisciplinare con
altri ambiti.
L’introduzione delle funzioni x  ax+b, x  ax2+bx+c,
x   a/x trova un naturale collegamento con la rappresentazione della
retta, della parabola e dell’iperbole equilatera nel piano cartesiano;
analogamente la nozione di zeri di tali funzioni trova collegamento con la
risoluzione delle corrispondenti equazioni.
La nozione di grafico di una funzione va illustrata anche su esempi diversi,
osservando che non è necessario attendere il possesso degli strumenti del
calcolo differenziale per avere un’idea qualitativa dell’andamento di funzioni
definite da semplici espressioni. In questo contesto l’impiego del calcolatore
può essere importante, purché lo studente abbia consapevolezza del carattere
approssimato delle rappresentazioni ottenute.

Tema 4 – Elementi di
probabilità e di statistica

Lo
studio delle probabilità, da un lato, sviluppa un corretto approccio alla
analisi di situazioni in condizioni di incertezza, dando strumenti per trattare
razionalmente le proprie informazioni e assumere decisioni coerenti e,
dall’altro, fornisce nuovi ambiti in cui è possibile svolgere interessanti
esempi di matematizzazione.
Per il consolidamento di una mentalità probabilistica che orienti lo studente
anche nei giudizi della vita corrente, sono essenziali un avvio ragionato alle
varie definizioni di probabilità ed una ricca esemplificazione tratta da
situazioni reali.
Lo studio delle probabilità costituisce inoltre un contesto in cui la
formalizzazione e l’astrazione possono far pervenire ad una strutturazione
assiomatica della teoria. Nella soluzione dei problemi è bene utilizzare una
molteplicità di strumenti quali il calcolo combinatorio, i diagrammi di
Eulero-Venn e grafi di vario tipo.
I contenuti della parte di statistica costituiscono l’occasione per una messa a
punto più rigorosa e formalizzata di concetti e di strumenti in parte già
conosciuti, suggerendone una più consolidata familiarizzazione attraverso
applicazioni a problemi e contesti di tipo interdisciplinare. Particolare
importanza riveste l’analisi e l’interpretazione dei dati presentati in varie
forme, da quelle tabellari a quelle grafiche o a quelle più sintetiche, per
mettere lo studente in grado di fruire correttamente e criticamente delle
informazioni statistiche che a vario tipo gli pervengono.

Tema 5 – Elementi di logica e di
informatica

Gli
elementi di logica non devono essere visti come una premessa metodologica
all’attività dimostrativa, ma come una riflessione che si sviluppa man mano che
matura l’esperienza matematica dello studente. Fin dall’inizio bisogna abituare
lo studente all’uso appropriato del linguaggio e delle formalizzazioni, a
esprimere correttamente le proposizioni matematiche e a concatenarle in modo
coerente per dimostrare teoremi, mentre solo nella fase terminale del biennio si
può pervenire allo studio esplicito delle regole di deduzione. Così, ad
esempio, si può osservare che la risoluzione delle equazioni si basa
sull’applicazione di principi logici che consentono di ottenere equazioni
equivalenti o equazioni che sono conseguenza logica di altre.
Le riflessioni linguistiche e logiche acquistano una caratteristica operativa
nello sviluppo della parte di programma relativa all’informatica e ai linguaggi
di programmazione. Ciò consente, tra l’altro, di cogliere le differenze tra il
piano linguistico e il piano metalinguistico, tra il livello sintattico e il
livello semantico, particolarmente evidenziate dalla pratica al calcolatore. Va
dato opportuno risalto alle analogie e alle differenze che intercorrono tra il
linguaggio naturale e i linguaggi artificiali, tra il ragionamento comune e il
ragionamento formalizzato.
L’introduzione di elementi di informatica avvia lo studente alla costruzione di
modelli formali di classi di problemi che conducano all’individuazione di una
corretta ed efficiente strategia risolutiva. Per questo è determinante abituare
lo studente, partendo dal concetto di informazione, a individuare dati e
relazioni tra di essi e a descrivere i processi di elaborazione che consentono
di pervenire alla soluzione con mezzi automatici.
Durante l’attività di programmazione lo studente deve essere condotto a
riconoscere ed utilizzare consapevolmente i tipi di dati e le loro più
elementari strutture, nonché le regole di costruzione degli algoritmi
(sequenza, selezione, iterazione). In tale attività si devono evidenziare
continuamente le analogie e le differenze tra gli ‘oggetti’ matematici e le loro
rappresentazioni informatiche.
La riflessione sulla formalizzazione di un processo favorisce la acquisizione
dei concetti di automa e con ciò la possibilità di riconoscere l’aspetto
logico-funzionale di alcune realtà (i linguaggi formali, I’elaboratore, altri
sistemi automatici).
I contenuti proposti trovano il loro naturale sviluppo nell’integrazione con
l’attività di laboratorio.

Laboratorio di informatica

L’attività
di laboratorio, distribuita lungo tutto l’arco del biennio, integra gli elementi
di contenuto dei vari temi e costituisce essa stessa un momento di riflessione
teorica. Essa consiste in:

  •  
    analisi di problemi e loro soluzione informatica attraverso sia la
    costruzione di un programma e il controllo della sua esecuzione, sia
    l’utilizzazione di programmi già disponibili e di software di utilità; in
    quest’ultimo caso l’utilizzazione di tali ‘ambienti’ abitua lo studente ad
    operare consapevolmente all’interno di sistemi dotati di regole formali e
    con limiti operativi;

  •  esplorazioni
    e verifiche di proprietà matematiche, rappresentazioni grafiche e calcoli,
    come momenti che concorrono al processo di apprendimento della 
    matematica.

INDICAZIONI
DIDATTICHE

Non
ci si può illudere di poter partire dalla disciplina già confezionata, cioè
da teorie e da concetti già elaborati e scritti, senza prendersi cura dei
processi costruttivi che li riguardano. E’ invece importante partire da
situazioni didattiche che favoriscano l’insorgere di problemi matematizzabili,
la pratica di procedimenti euristici per risolverli, la genesi dei concetti e
delle teorie, l'approccio a sistemi assiomatici e formali. Le fonti naturali
di queste situazioni sono il mondo reale, la stessa matematica e tutte le altre
scienze. Ciò lascia intravedere possibili momenti di pratica interdisciplinare,
prima nella scoperta e nella caratterizzazione delle diverse discipline in base
al loro oggetto e al loro metodo, poi nel loro uso convergente nel momento
conoscitivo.
Dei processi di matematizzazione esistono modelli storici esemplari in grado di
illustrarne anche le intrinseche difficoltà: si pensi alla matematizzazione
pre-euclidea in ambito geometrico e al suo difficile rigoroso approdo
euclideo-hilbertiano, al sistema formale dell’aritmetica, delle teorie
riguardanti i numeri reali, alla logica, alla probabilità ecc.. In tal senso
proprio la riflessione sul ruolo dei modelli e del linguaggio matematico in
fisica e nei sistemi complessi della biologia e della sociologia fa cogliere la
portata di questo riferimento anche per la didattica della matematica.
Il problema didattico centrale che si pone al docente nelI’attuazione dei
programmi risiede nella scelta di situazioni particolarmente idonee a far
insorgere in modo naturale congetture, ipotesi, problemi. Per una pratica
didattica così finalizzata, offrono prioritaria ispirazione i risultati delle
ricerche in campo storico-epistemologico, in quello psico-pedagogico, nonché in
quello metodologico-didattico.
La scelta delle situazioni e dei problemi rientra in un quadro più vasto di
progettazione didattica che si realizza attraverso la valutazione delle
disponibilità psicologiche e dei livelli di partenza dei singoli studenti,
l’analisi e la determinazione degli obiettivi di apprendimento, l’analisi e la
selezione dei contenuti, l’individuazione di metodologie e tecniche opportune,
l’adozione di adeguate modalità di verifica. Questa progettazione sostiene il
lavoro didattico, favorisce la collocazione dei contenuti nel quadro del sapere
scientifico, permette di individuare con più chiarezza la loro importanza e la
difficoltà del loro apprendimento.
Il programma si articola in cinque temi. A questi si aggiunge un laboratorio di
informatica, con valore operativo trasversale rispetto ai temi.Non é prevista
una scansione annuale dei contenuti.L’ordine con cui sono proposti i cinque temi
non è da interpretare come ordine di svolgimento. Si suggerisce che il docente
li sviluppi in modo integrato, partendo da situazioni o contesti che ne mettano
in luce le reciproche relazioni e connessioni, nel rispetto dell’identità
caratteristica degli argomenti. Ferma restando per tutti l’acquisizione dei
contenuti indicati, è necessario che il docente produca esemplificazioni,
situazioni e applicazioni tendenzialmente orientate secondo le esigenze e gli
interessi preminenti dei vari indirizzi di studio.
I linguaggi di programmazione, gli algoritmi risolutivi dei problemi e l’aspetto
operativo offerto dai calcolatori si possono utilizzare come occasioni per
valorizzare nuovi accessi all’astrazione, modalità più dirette e distinte di
familiarizzazione con i linguaggi formali.
La verifica dell’apprendimento deve essere strettamente correlata e coerente,
nei contenuti e nei metodi, con il complesso di tutte le attività svolte
durante il processo di insegnamento-apprendimento. Non può quindi ridursi ad un
controllo formale sulla padronanza solo delle abilità di calcolo o di
particolari conoscenze mnemoniche; deve invece vertere in modo equilibrato su
tutte le tematiche e tenere conto di tutti gli obiettivi evidenziati nel
programma. A tal fine il docente può servirsi di verifiche scritte e orali.
Le verifiche scritte possono essere articolate sia sotto forma di problemi ed
esercizi di tipo tradizionale sia sotto forma di test; possono anche consistere
in brevi relazioni su argomenti specifici proposti dal docente o nella stesura
(individuale o a piccoli gruppi) di semplici programmi costruiti nell’ambito del
laboratorio di informatica.
Le interrogazioni orali sono utili soprattutto per valutare le capacità di
ragionamento e i progressi raggiunti nella chiarezza e nella proprietà di
espressione.
Nel corso delle verifiche scritte è giustificato l’uso degli stessi sussidi
didattici utilizzati nell’attività di insegnamento-apprendimento (calcolatori
tascabili, strumenti da disegno, e, se ritenuto opportuno, manuali e testi
scolastici).

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SCIENZE
DELLA TERRA

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L’insegnamento
di Scienze della Terra si propone di far acquisire:

  • la
    consapevolezza dell’importanza che le conoscenze di base delle scienze della
    Terra rivestono per la comprensione della realtà che ci circonda, con
    particolare riguardo al rapporto tra salvaguardia degli equilibri naturali e
    qualità della vita;

  • la
    comprensione degli ambiti di competenza e dei processi di costruzione delle
    conoscenze specifici delle scienze della Terra, anche nel contesto di
    problematiche pluridisciplinari;

  • la
    comprensione delle relazioni che intercorrono tra le scienze della Terra e
    le altre discipline scientifiche, anche in riferimento alle attività umane;

  • la
    consapevolezza del carattere sistemico della realtà geologica ai diversi
    livelli di scala;

  • il
    consolidamento e lo sviluppo della capacità di lettura del territorio nei
    suoi aspetti naturali ed antropici, attraverso l’applicazione consapevole
    dei processi di indagine caratteristici delle scienze della Terra;

  • la
    comprensione dell’importanza delle risorse che l’uomo trae dalla Terra,
    anche in rapporto ai problemi conseguenti all’utilizzazione di quelle
    esauribili e di quelle rinnovabili;

  • la
    consapevolezza della necessità di assumere atteggiamenti razionali e
    lungimiranti per interventi di previsione, prevenzione e difesa dai rischi
    geologici, nell’ambito della programmazione e pianificazione del territorio;

  • un
    atteggiamento di riflessione critica sull’attendibilità dell’informazione
    diffusa dai mezzi di comunicazione di massa nell’ambito delle scienze della
    Terra, con particolare discriminazione tra fatti, ipotesi e teorie
    scientifiche consolidate.

OBIETTIVI DI
APPRENDIMENTO

Al
termine del corso lo studente  deve
dimostrare di essere in grado di:

  • utilizzare
    in modo appropriato e significativo un lessico geologico fondamentale,
    commisurato al livello di una divulgazione scientifica generica;

  • utilizzare
    le conoscenze acquisite su litosfera, atmosfera e idrosfera per impostare su
    basi razionali i termini dei problemi ambientali;

  • raccogliere
    dati (sia tramite osservazioni e misurazioni dirette, sia mediante
    consultazioni di manuali e di testi) e porli in un contesto coerente di
    conoscenze e in un quadro plausibile di interpretazione;

  • individuare
    in modo corretto, nell’esame di fenomeni geologici complessi, le variabili
    essenziali, il relativo ruolo e le reciproche relazioni;

  • comprendere
    sia la funzionalità esplicativa sia i limiti dei modelli interpretativi di
    fenomeni geologici complessi;

  • individuare
    categorie per caratterizzare oggetti geologici (rocce, minerali, fossili
    ecc.) sulla base di analogie e differenze;

  • riconoscere
    nella realtà quanto raffigurato da illustrazioni e carte e viceversa;

  • prospettare
    procedure di indagine per acquisire conoscenze su fenomeni geologici
    semplici;

  • descrivere
    i possibili effetti dei fenomeni sismici e vulcanici sul territorio e i
    comportamenti individuali più adeguati per la protezione personale;

  • descrivere
    i principali problemi inerenti la risorsa acqua e il suo uso su basi
    razionali;

  • raccogliere
    ed elaborare dati per caratterizzare le condizioni climatiche della regione
    di residenza e individuare le relazioni esistenti fra tali condizioni,
    l’idrografia, le forme del rilievo, lo sviluppo di suoli e le coperture
    vegetali;

  • descrivere
    le più evidenti caratteristiche geomorfologiche della regione di residenza,
    riferendole in modo appropriato agli agenti responsabili del modellamento
    del paesaggio, e individuare le eventuali modificazioni prodotte o indotte
    dall’intervento umano sull’ambiente;

  • distinguere,
    nell’ambito di semplici situazioni geologiche che possono assumere carattere
    di rischio, quali eventi siano prevedibili e quali imprevedibili, quali
    siano naturali e quali determinati o indotti dalle attività umane;

  • inquadrare
    le attività sismiche, vulcaniche e tettoniche in un contesto più ampio di
    dinamica terrestre;

  • distinguere
    tra risorse esauribili e risorse rinnovabili e descrivere le possibili
    conseguenze sull’ambiente dello sfruttamento delle risorse materiali ed
    energetiche.

  • Gli
    obiettivi da 1. a 8. sono trasversali a tutti i contenuti; gli obiettivi da
    9. a 15. sono riferiti a contenuti specifici.

CONTENUTI

1.        
Le scienze della Terra

  • Gli
    ambiti di studio: litosfera, idrosfera, atmosfera.

  • Le
    conoscenze geologiche come supporto ai processi di decisione.

  • I
    modi di produzione della conoscenza delle scienze della Terra.

2.        
Manifestazioni della dinamica terrestre: vulcani e terremoti

  • Vulcani:
    distribuzione e tipologia dell’attività vulcanica.

  • Attività
    vulcanica e uomo: risorse energetiche e rischio vulcanico.

  • I
    prodotti del consolidamento dei fusi: dalle rocce effusive al processo
    magmatico.

  • Attività
    sismica e uomo: rischio sismico.

3.        
Idrosfera e atmosfera

  • Acque
    marine e acque continentali; serbatoi e flussi a diversi valori di scala.

  • L’acqua
    come risorsa: distribuzione, accumulo e sfruttamento.

  • L’atmosfera
    come sistema dinamico.

  • L’acqua
    nell’aria.

  • Il
    ciclo dell’acqua.

  • Tempo
    meteorologico e clima.

  • Il
    motore della dinamica atmosferica e del ciclo dell’acqua: posizioni
    reciproche Terra-Sole e flusso energetico Sole-Terra.

4.        
Il modellamento della superficie terrestre

  • L’effetto
    degli agenti atmosferici e dell’acqua superficiale sui materiali rocciosi;
    degradazione, erosione, trasporto, sedimentazione.

  • Dai
    sedimenti al processo sedimentario.

  • I
    processi morfogenetici e il paesaggio come risultante sistemica.

  • Suolo
    e protezione del suolo.

  • L’attività
    antropica come fattore predisponente e determinante di processi
    superficiali.

  • I
    rischi geomorfologici e idrogeologici.

5.        
Dai fenomeni ai modelli

  • La
    dinamica globale e la teoria della tettonica a placche.

  • Processi
    tettonici ai diversi livelli di scala.

  • La
    dinamica globale e il problema dell’ interno della Terra.

  • I
    dati sismici, gravimetrici e chimici per la costruzione del modello della
    struttura interna della Terra.

6.        
Il passato della terra

  • Dal
    tempo storico al tempo geologico.

  • Principi
    e criteri per la ricostruzione della storia della Terra.

  • L’evoluzione
    della Terra e l’evoluzione dei viventi.

7.        
Le risorse minerarie

  • Processi
    di concentrazione dei materiali utili.

  • Problemi
    legati allo sfruttamento delle risorse non rinnovabili.

  • Problemi
    ambientali legati allo sfruttamento delle risorse minerarie.

INDICAZIONI DIDATTICHE

La
scelta degli obiettivi ha privilegiato gli aspetti metodologici e si è
orientata non solo all’acquisizione di conoscenze, ma anche alla riflessione sui
modi di conseguirle. Dal punto di vista della strategia, gli obiettivi tendono a
suggerire una metodologia di insegnamento motivante e coinvolgente.
I contenuti sono presentati secondo una sequenza consigliabile, anche se non
vincolante. Nell’affrontare i contenuti si ritiene opportuno, in linea di
massima, privilegiare i problemi connessi alla realtà locale o nazionale. Alla
scelta e alla strutturazione dei problemi è essenziale dedicare la massima
attenzione, perché da un lato sia garantita l’adeguatezza sul piano cognitivo
e, dall’altro, sia favorito il contributo della spinta proveniente dagli
interessi degli studenti, componente essenziale della motivazione
all’apprendimento.
E’ importante che gli itinerari didattici prendano avvio da una situazione
problematica creata da:
presentazione di fatti e fenomeni dal vero o tramite sussidi didattici;

  • suggerimenti
    del docente;

  • ricerche
    e documenti relativi al territorio.

E’
necessario analizzare i problemi in modo critico, distinguendo fra osservazioni,
fatti, ipotesi e teorie. Agli studenti bisogna chiarire, per i singoli
argomenti, la motivazione della scelta e il livello di scala a cui si colloca il
fenomeno trattato. L’articolazione degli argomenti richiede l’inquadramento in
un contesto strutturato che faccia emergere i capisaldi concettuali e le
metodologie proprie delle scienze della Terra (il carattere sistemico della
realtà geologica ai diversi livelli di scala, il tempo geologico, la ciclicità
di molti fenomeni geologici, il fondamento empirico della conoscenza, il
principio dell’attualismo). Bisogna inoltre tenere presente di trattare i vari
fenomeni geologici in correlazione con i fenomeni biologici, dando il giusto
rilievo all’identificazione delle loro reciproche connessioni.
In questo quadro va favorito il coinvolgimento diretto degli studenti in
attività svolte individualmente o a gruppi, comprendenti la raccolta, il più
possibile autonoma, di informazioni, I’esecuzione di rilevazioni e misure, I’individuazione
di criteri di classificazione, I’ordinamento dei dati (tabulazione, costruzione
di grafici, semplici elaborazioni statistiche ecc.).
Il lavoro di campagna è un’attività di particolare interesse metodologico;
evidenzia come il primo grande laboratorio sia il territorio. Per la costruzione
delle conoscenze è fondamentale l’osservazione dei fenomeni. Tuttavia, poiché
la lunghezza dei tempi geologici non consente all’osservazione la possibilità
di percezione delle variazioni verificatesi nel tempo, si rende opportuna
l’integrazione con modelli teorici e pratici. Questi ultimi richiedono una
struttura logica e concettuale adeguatamente predisposta.
Le attività pratiche offrono occasione per esercitarsi nell’uso di alcuni
procedimenti caratteristici dell’indagine scientifica e costituiscono un valido
mezzo di coinvolgimento degli studenti.
Non si può ovviamente ignorare l’opportunità di ricorrere a mezzi audiovisivi
per illustrare fenomeni difficilmente accessibili all’osservazione diretta.
Per procedere alla verifica degli apprendimenti, oltre alle interazioni verbali
(interrogazioni, discussioni), sono indispensabili esercizi scritti di relazione
e descrizione sulle attività pratiche; sono anche utili forme scritte di
analisi e sintesi di brani di libri di testo e di articoli di riviste e
giornali. Tutto ciò serve a verificare la capacità di esporre con linguaggio
rigoroso e appropriato gli argomenti studiati.

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BIOLOGIA

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FINALITA’

Finalità del corso di Biologia
sono le seguenti:

  •  
    la comprensione graduale, secondo il punto di vista scientifico, dei
    problemi di fondo, metodologici e culturali, posti dalle caratteristiche
    peculiari del fenomeno vita;

  •   
    l'acquisizione di alcune conoscenze essenziali ed aggiornate in
    vari campi della biologia, che vanno dalla biochimica e dalla genetica alla
    fisiologia, alla patologia e alla ecologia;

  •   
    l'acquisizione di determinate conoscenze sulla specie umana, in
    salute e in malattia;

  •   
    la strutturazione, in un quadro di rigorosa scientificità, delle
    informazioni di tipo biologico possedute dagli studenti;

  •   
    l’introduzione all’uso delle espressioni scientifiche proprie della
    biologia, chiarendo il significato dei singoli termini e stimolando
    l’arricchimento linguistico.

 

RIFERIMENTI GENERALI

Dato
costitutivo della struttura del corso è che la biologia possiede, su basi
metodologiche e storiche, una caratterizzazione scientifica propria e distinta,
che deve la sua ragione fondamentale alla peculiarità del fenomeno vita.
In molti campi della biologia si è avuto recentemente un grande sviluppo.
Innovazioni biotecnologiche interessano la medicina, l’agricoltura,
l’alimentazione e la produzione industriale, con effetti di profondo cambiamento
sulla vita umana e sull’ambiente. L’acquisizione di conoscenze biologiche
aggiornate stimola la partecipazione a tali processi di cambiamento e favorisce
la formazione di coscienze vigili ed attente agli equilibri biologici ed
ambientali, in vista di un effettivo miglioramento della qualità della vita.
Le conoscenze sulla specie umana favoriscono inoltre il processo di formazione
della propria personalità e di un positivo rapporto con gli altri e con l
‘ambiente.
Non può trascurarsi il fatto che molti risultati della ricerca biologica
vengono interiorizzati da parte dei giovani, spesso in modo disordinato,
attraverso i mezzi di comunicazione di massa e i discorsi quotidiani; grandi
sono quindi i rischi di superficialità e di manipolazioni ascientifiche ed
acritiche. La scuola ha il compito di intervenire per assicurare un
apprendimento della biologia che acquisisca e mantenga carattere di rigorosa
scientificità anche nell’espressione linguistica.

OBIETTIVI DI
APPRENDIMENTO

Lo
studente alla fine del corso deve dimostrare di essere in grado di:
 

  •  
    rilevare, descrivere, rappresentare, spiegare le caratteristiche
    fondamentali degli esseri viventi, ai diversi livelli: molecolare,
    cellulare, organismico, ecosistemico;

  •  
    rilevare le caratteristiche qualitative di strutture biologiche anche
    attraverso l’uso di semplici dispositivi di osservazione;

  •  
    rilevare ed elaborare le caratteristiche quantitative di strutture e
    processi biologici attraverso l’uso di semplici strumenti di misurazione e
    di elaborazione dati;

  •  
    comunicare i risultati riguardanti le caratteristiche studiate
    attraverso forme di espressione orale, scritta, grafica;

  •  
    spiegare ed usare autonomamente i termini specifici della biologia;

  •  
    descrivere il rapporto tra strutture e funzioni ai diversi livelli di
    organizzazione;

  •  
    descrivere gli aspetti unitari fondamentali dei processi biologici;

  •   
    individuare le caratteristiche funzionali fondamentali della cellula
    e riconoscerle negli organismi pluricellulari;

  •   
    indicare per alcune funzioni fondamentali le corrispondenze tra
    processi ai livelli cellulare ed organismico e processi al livello
    molecolare;

  •  
    descrivere e spiegare diversi criteri per la classificazione
    biologica;

  •  
    descrivere la specie come fondamentale categoria tassonomica;

  •  
    ricostruire il percorso filogenetico dei vertebrati fino alla specie umana;

  •  
    descrivere i caratteri distintivi della specie umana;

  •  
    individuare i più semplici meccanismi di regolazione omeostatica e
    riconoscere la differenza fra salute e malattia;

  • descrivere
    le relazioni tra i cicli biologici ed i grandi cicli della natura;

  • individuare
    le interazioni tra mondo vivente e non vivente, anche con riferimento
    all’intervento umano;

  •  
    valutare autonomamente l’impatto delle innovazioni tecnologiche in ambito
    biologico ed ambientale.

CONTENUTI

  •  
    Peculiarità della vita. Diversità degli
    organismi viventi e loro divenire. Interazioni tra mondo vivente e non
    vivente. Adattamento. Le comunità biologiche.

  •  
    Caratteristiche unitarie dei fenomeni
    biologici. Teoria cellulare. Le cellule: strutture e funzioni. Cellule
    procariotiche ed eucariotiche. Pluricellularità.

  •  
    Materiali di costruzione delle cellule.
    Biomolecole. Metabolismo cellulare. Il flusso dell’energia per la vita. Il
    progetto biologico e la sua codificazione.

  •  
    Ciclo di divisione cellulare. Riproduzione
    e differenziamento. Trasmissione dei caratteri ereditari. Cromosomi e geni.
    Variabilità del patrimonio ereditario. Distribuzione dei geni nelle
    popolazioni.

  •  
    Evoluzione biologica. Criteri per la
    classificazione biologica. La specie e le altre categorie tassonomiche.
    Filogenesi dei vertebrati. La specie umana. Il ciclo biologico dell’uomo. L’omeostasi,
    le sue alterazioni ed i concetti di salute e di malattia.

  •  
    L’ambiente come sistema complesso.
    Ecosistemi: strutture e funzioni. Le attività umane e l’ambiente. Tutela
    della vita umana e dell’ambiente.

Nota

I contenuti indicati per il corso sono suddivisi
in sei gruppi.

In
sede di programmazione essi possono essere sviluppati secondo gli itinerari
didattici ritenuti più opportuni dal docente. Una corretta impostazione
metodologica è richiesta per garantire costantemente la organicità e la
coerenza nella trattazione di tali contenuti, che sono da considerarsi
fondamentali.
Le osservazioni che seguono riguardano, nell’ordine e separatamente, i sei
gruppi di contenuti.

  •  
    La natura vivente viene trattata
    inizialmente in modo globale, privilegiando il momento osservativo, alfine
    di far acquisire allo studente un’adeguata immagine della realtà biologica
    nel suo complesso.

  •  
    E’ opportuno chiarire i rapporti di
    interdipendenza tra gli organismi e i livelli trofici.

  •  
    Prima di trattare delle caratteristiche
    unitarie della vita, è opportuno introdurre alcuni principi generali di
    metodologia scientifica applicata alla biologia, con qualche riferimento
    alla storia della medesima.

  •  
    Per la comprensione dei fenomeni biologici
    a questo livello si devono fornire opportune informazioni e si deve
    ricorrere ad appropriati modelli per superare i problemi legati
    all’eventuale mancanza di adeguate conoscenze chimico-fisiche.

  •  
    Trattando della trasmissione del progetto
    codificato nella sequenza DNA-RNA-proteine, si può eventualmente introdurre
    il concetto di informazione biologica.

  •  
    A questo livello, la trattazione del
    differenziamento si limita a rendere evidente, attraverso esempi
    opportunamente scelti, come le cellule si modifichino in rapporto a funzioni
    specializzate.

  •  
    E’ opportuno limitare la trattazione della
    distribuzione dei geni nelle popolazioni al contenuto della legge di
    Hardy-Weinberg e al suo significato in rapporto alle teorie evolutive.

  •  
    Può essere interessante trattare, prima di
    sviluppare i contenuti di questo gruppo, i problemi dell’origine della vita.

  •  
    Presentando la specie umana, è
    significativo sottolineare la continuità filogenetica con gli altri
    vertebrati e al tempo stesso mettere in evidenza il peculiare adattamento
    umano e lacultura.

  •  
    Trattando del ciclo biologico della specie
    umana, si possono dare informazioni sulla sessualità e sulla procreazione e
    si possono illustrare le modificazioni dell’organismo alle vari età.

  •  
    Con riferimento alla regolazione
    omeostatica si possono trattare i sistemi di difesa naturale contro le
    malattie.

  •  
    Si possono infine inserire indicazioni di
    igiene personale sociale, con particolare riguardo alle tossicodipendenze.

  •  
    La discussione di problemi ampi e delicati,
    connessi alla trattazione di alcuni degli argomenti sopraindicati, quali la
    sessualità e le tossicodipendenze, dovrebbe comunque rientrare in un
    progetto educativo globale che preveda il coinvolgimento responsabile dell
    ‘intero Consiglio di classe e delle famiglie, nel rispetto del grado di
    maturazione psico-fisica dei singoli studenti.

  •  
    E’ possibile prospettare un quadro
    sistemico ampio degli organismi viventi nell’ambiente, nel quale si
    inserisce la specie umana con una peculiarità dovuta alla sua evoluzione
    culturale.
    Va sottolineato il grande potenziale di trasformazione dell’ambiente
    acquisito dall’uomo attraverso lo sviluppo tecnologico, con cenni alle
    biotecnologie.
    Non dovrebbe trascurarsi, a proposito delle innovazioni tecnologiche, un
    richiamo alle prospettive ed ai problemi, anche etici, posti dal loro
    sviluppo.

INDICAZIONI
DIDATTICHE

L’apprendimento
dei principali metodi e dei risultati della ricerca biologica, anche se
proporzionato evidentemente all’età degli studenti e alle scelte di indirizzo,
deve sempre essere condotto su basi rigorosamente scientifiche. In particolare
va messo in evidenza il procedimento caratteristico delle scienze sperimentali,
che prevede una continua interazione tra elaborazione teorica e verifica
empirica. Anche l’apprendimento va raggiunto sia attraverso la trattazione
teorica sia attraverso semplici sperimentazioni. Un’attenzione alla visione
storica dello sviluppo della biologia può offrire l’opportunità di metterne
meglio in evidenza i problemi di fondo, metodologici e culturali.
La complessità dei fenomeni biologici
richiede adatte procedure di osservazione, di misurazione, di impianto delle
sperimentazioni e di analisi dei risultati, differenziate per i diversi livelli
di organizzazione degli esseri viventi. Da ciò deriva l’importanza di una
impostazione anche sperimentale dell’insegnamento, mediante l’uso diretto e
programmato del laboratorio da parte degli studenti. Alcuni semplici strumenti,
tra cui un microscopio e un elaboratore di dati, sono già sufficienti a
consentire l’esecuzione di esperienze su contenuti fondamentali del programma.

E’ molto importante guidare gli studenti a osservare fenomeni biologici
direttamente sul territorio, evidenziando la interdipendenza tra i fenomeni
osservati e le componenti abiotiche del territorio stesso. A tale scopo sono
utili le visite guidate in parchi naturali e in aree protette.
Gli studenti vanno sollecitati a intraprendere attività di indagine e guidati
nelle operazioni di raccolta, ordinamento, rappresentazione, elaborazione e
sistemazione dei dati di cui vengono in possesso e nella interpretazione di essi
in base a semplici modelli esplicativi. La comunicazione dei risultati raggiunti
può essere fatta attraverso grafici, disegni e modelli materiali.
Il corso è suddiviso in sei gruppi di contenuti, che possono essere percorsi
con flessibilità, sempre perseguendo la organicità e la coerenza nella
strategia didattica utilizzata. Qualsiasi essa sia, si ritiene necessario che il
docente ne faccia partecipi gli studenti che, in tal modo, possono riconoscersi
nel processo.
Gli strumenti che possono essere usati per la verifica del raggiungimento degli
obiettivi si possono ricondurre ai seguenti.
Test per la verifica di obiettivi specifici relativi a segmenti curricolari
limitati: essi permettono di saggiare in tempi brevi il livello di acquisizione
di contenuti e il possesso di abilità semplici, e quindi di individuare le
capacità non acquisite per le quali progettare interventi di recupero.
Interrogazioni, intese come discussioni aperte anche all’intera classe,
relazioni scritte e orali, questionari, per la verifica di obiettivi relativi a
più ampi segmenti curricolari: essi permettono di valutare l’acquisizione di
contenuti più vasti e il grado di raggiungimento di obiettivi più complessi;
inoltre diventano occasione di confronto interno sulla formazione culturale
raggiunta attraverso gli argomenti trattati.
Schede e relazioni del lavoro compiuto, per la verifica delle attività di tipo
sperimentale condotte in laboratorio o nel territorio: esse sono impostate
includendo, in successione logica, la descrizione del materiale di
sperimentazione, la raccolta e la elaborazione dei dati sperimentali, I’interpretazione
del fenomeno studiato, la progettazione di ulteriori sperimentazioni.

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FISICA
E LABORATORIO

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 FINALITA'

L'insegnamento
della fisica concorre, attraverso l'acquisizione delle metodologie e delle
conoscenze specifiche della disciplina, alla formazione della personalità dell'allievo,
favorendo lo sviluppo di una cultura armonica e di una professionalità
polivalente e flessibile.
Tale insegnamento, in stretto raccordo con le altre discipline scientifiche, si
propone di favorire o sviluppare:

  • la
    comprensione dei procedimenti caratteristici dell'indagine scientifica e
    la capacità     di utilizzarli;

  • l'acquisizione
    di un corpo organico di contenuti e metodi finalizzati ad un'adeguata      
    interpretazione della natura;

  • la
    comprensione delle potenzialità e dei limiti delle conoscenze scientifiche;

  • l'acquisizione
    di un linguaggio corretto e sintetico;

  • la
    capacità di analizzare e schematizzare situazioni reali e di affrontare
    problemi           
    concreti anche al di fuori dello stretto ambito disciplinare;

  • l'abitudine
    al rispetto dei fatti, al vaglio e alla ricerca di un riscontro obiettivo
    delle       proprie ipotesi interpretative;

  • l'acquisizione
    di atteggiamenti fondati sulla collaborazione interpersonale e
    di   gruppo;

  • la
    capacità di “leggere” la realtà tecnologica;

  • la
    comprensione del rapporto esistente fra lo sviluppo della fisica e quello
    delle idee,    della tecnologia, del sociale.

Al
termine del biennio, gli allievi dovranno avere anche acquisito la
consapevolezza del valore culturale della fisica, essenziale non solo per la
risoluzione di problemi scientifici e tecnologici, ma soprattutto per il
contributo alla formazione generale della loro personalità.

OBIETTIVI D'APPRENDIMENTO

Alla
fine del biennio gli allievi dovranno essere in grado di:

  • analizzare
    un fenomeno o un problema riuscendo ad individuare gli elementi
    significativi, le relazioni, i dati superflui, quelli mancanti, e riuscendo
    a collegare premesse e conseguenze;

  • eseguire
    in modo corretto semplici misure con chiara consapevolezza delle operazioni
    effettuate e degli strumenti utilizzati;

  • raccogliere,
    ordinare e rappresentare i dati ricavati, valutando gli ordini di grandezza
    e le approssimazioni, mettendo in evidenza l’incertezza associata alla
    misura;

  • esaminare
    dati e ricavare informazioni significative da tabelle, grafici ed altra
    documentazione;

  • porsi
    problemi, prospettare soluzioni e modelli;

  • inquadrare
    in un medesimo schema logico situazioni diverse riconoscendo analogie o
    differenze, proprietà varianti ed invarianti;

  • trarre
    semplici deduzioni teoriche e confrontarle con i risultati sperimentali;

  • utilizzare
    o elaborare semplici programmi da verificare con l’elaboratore, per la
    risoluzione di problemi o per la simulazione di fenomeni.

  • lo
    scopo d' introdurre gli allievi al concetto 
    di energia.

CONTENUTI

I
contenuti sono presentati secondo una suddivisione per temi:

  • l'equilibrio
    ed i processi stazionari,

  • il
    movimento,

  • la
    propagazione della luce,

  • l'energia
    : sue forme, conservazione e trasformazione,

dettata
dalla omogeneità dei concetti portanti, pur se applicati ad argomenti
riguardanti anche settori diversi della fisica.
Lo spazio dedicato a ciascun tema e l'ordine proposto possono essere diversi a
giudizio degli insegnanti nel contesto del piano di lavoro programmato, essendo
anche possibile ritornare sugli stessi temi secondo un processo di
approfondimento a spirale. La programmazione annuale definirà il grado di
approfondimento degli argomenti previsti dal programma senza per altro
trascurare alcuno dei quattro temi.
Durante lo svolgimento dei singoli temi deve essere prevista la lettura di
pagine a carattere storico per meglio evidenziare come siano state modificate le
teorie scientifiche con il progredire delle conoscenze e con l'acquisizione di
nuove metodologie.

Tema
nº 1 – L’equilibrio ed i processi stazionari

Il
tema è articolato in quattro parti per permettere agli allievi un approccio
più organico con concetti che di regola, nelle trattazioni, trovano
collocazione in momenti successivi: in meccanica, in termologia e in
elettricità.

  • Le
    forze e l’equilibrio in meccanica

  • Concetto
    di forza, sua rappresentazione vettoriale e sua misura statica;

  • vari
    tipi di forza: peso, forza elastica, attrito e resistenza in un fluido,
    forza          
    gravitazionale fra due corpi, forza di Coulomb, forza di Ampère;

  • statica
    del punto materiale (composizione di forze);

  • statica
    del corpo rigido, corpi appoggiati e leve (la bilancia);

  • energia
    potenziale per la forza peso, concetto di lavoro;

  • statica
    dei gas, legge di Boyle;

  • statica
    dei liquidi, pressione idrostatica, legge di Archimede;

  • pressione
    atmosferica.

  • L'equilibrio
    termico

  • Conduttori
    e isolanti termici (esperimenti sulla propagazione del calore);

  • equilibrio
    termico e concetto di temperatura, dilatazione, termometri e scale
    termometriche (costruzione di un termometro a gas o a liquido);

  • quantità
    di calore e sua misura;

  • stati
    di aggregazione ed equilibrio fra diverse fasi;

  • misure
    del calore di cambiamento di stato.

  • L’equilibrio
    elettrostatico

  • Fenomenologia
    elementare, potenziale elettrostatico, condensatori.

  • Processi
    stazionari

  • Flusso
    stazionario di un fluido in un condotto, velocità, portata, relazione
    fenomenologica tra differenze di pressione e portata; viscosità;

  • corrente
    elettrica continua, conduttori lineari e non lineari; circuiti logici;

  • magnetismo:
    fenomenologia elementare;

  • effetto
    magnetico di una corrente elettrica, amperometro, voltmetro;

  • memorie
    magnetiche e a semiconduttori.

  • Il
    tema si propone di offrire agli allievi situazioni:

  • confrontabili
    concettualmente;

  • storicamente
    affrontate in modo parallelo;

  • trattate
    da capitoli della fisica che nella loro sistemazione tradizionale appaiono  
    molto distanti  (esempio
    flusso di un fluido, di calore, di elettricità)

La
trattazione parallela di tali argomenti permette al docente di evidenziare come
spesso uno stesso schema logico possa inquadrare situazioni profondamente
diverse da un punto di vista puramente fenomenologico ma descrivibili con
formalismi uguali o analoghi.
Il docente dovrà quindi condurre gli allievi ad evidenziare in questo contesto
analogie e differenze, proprietà varianti ed invarianti.
Si sottolinea il fatto che una trattazione parallela di fenomenologie diverse,
ma concettualmente analoghe, permette un notevole risparmio sia di tempo che
concettuale, rispetto alla trattazione classica delle stesse.
Il tema non richiede che gli allievi abbiano già acquisito padronanza di
concetti definibili attraverso funzioni variabili nel tempo, è sufficiente
perciò una limitata capacità di astrazione e l’impiego di semplici conoscenze
di geometria e di algebra.
Il concetto di lavoro è considerato strettamente legato alla condizione di
equilibrio quindi didatticamente introducibile partendo dal concetto di energia
potenziale del campo gravitazionale (forza-peso). Procedendo per analogie si
può introdurre operativamente il potenziale gravitazionale e quello elettrico.

Tema
nº 2 – Il movimento

  • Sistemi
    di riferimento;

  • legge
    oraria e sua rappresentazione grafica;

  • velocità,
    accelerazione (esempi di moti significativi);

  • le
    leggi della dinamica ed applicazioni;

  • quantità
    di moto, energia meccanica e la loro conservazione;

  • urti
    elastici ed anelastici;

  • il
    moto dei pianeti.

Lo
svolgimento  di questo tema richiede
particolari capacità di astrazione per la necessità d' introdurre concetti
come la velocità e l’accelerazione istantanee. Si raccomanda pertanto un ampio
riferimento a diagrammi e rappresentazioni geometriche nelle discussioni
teoriche e l’uso di filmati per integrare gli esperimenti di laboratorio.
Il tema si presta particolarmente all’utilizzazione del computer nello studio
del moto dei corpi.
La trattazione degli urti elastici e anelastici richiede esperienze di
laboratorio che ne evidenzino la fenomenologia in due dimensioni.
La conservazione della quantità di moto si presta in modo particolare per
mostrare agli allievi l’importanza e la necessità dei principi di conservazione
nell’indagine fisica.

Tema
nº 3 – La propagazione della luce

  • Propagazione
    rettilinea della luce, riflessione, rifrazione;

  • Lenti
    sottili;

  • Ipotesi
    corpuscolare ed interpretazione corpuscolare delle leggi dell’ottica         
    geometrica;

  • Studio
    quantitativo e fenomenologico delle onde sulla superficie di un liquido

  • diffrazione
    ed interferenza della luce;

  • scomposizione
    della luce e misura delle lunghezze d’onda.

Si
consiglia di giungere ad individuare le leggi dell’ottica geometrica attraverso
esperimenti sulla propagazione di pennelli di luce e quindi di mostrare come le
leggi di Cartesio  siano
interpretabili in termini corpuscolari.
Prima di avviare lo studio delle onde, che a questo 
livello è bene sia limitato all’aspetto fenomenologico anche se
quantitativo, si mostreranno all’allievo fenomeni ottici chiaramente non
interpretabili in termini corpuscolari (fenomeni di diffrazione e interferenza).
Si potranno mostrare agli allievi spettri sia continui che a righe, ottenuti per
dispersione o attraverso reticolo a trasmissione.
La misura della lunghezza  d’onda
potrà anche limitarsi alla stima per mezzo dell’esperimento di Young
dell’ordine di grandezza per luce di vari colori.
Il tema si propone di far studiare agli allievi una teoria organica (teoria
corpuscolare della luce) e di far comprendere come sia possibile costruire una
successiva teoria in grado di "spiegare" fenomeni già interpretati e
altri non interpretabili con la prima teoria.

Tema
nº 4 – L’energia: sue forme, conservazione e trasformazione.

  • Calore
    e lavoro come forme diverse per trasferire energia;

  • lavoro
    elettrico; energia nel condensatore carico; effetto Joule;

  • energia
    raggiante;

  • fonti
    di energia.


Si consiglia all’insegnante di condurre gli allievi a riconoscere le varie forme
di energia e di mostrare sperimentalmente alcuni semplici esempi di processi di
trasformazione visti come processi di trasferimento di energia.
Nell’esame di tali esperienze è importante mettere in luce la conservazione
dell’energia come invariante comune a tutti i fenomeni studiati.

INDICAZIONI DIDATTICHE

La
fase iniziale del processo di insegnamento-apprendimento della fisica ha una
funzione di raccordo con le conoscenze e le abilità già acquisite dagli
allievi negli studi precedenti.
Dopo aver valutato il livello degli allievi per quanto riguarda le conoscenze
prerequisite, si cercherà di omogeneizzare il gruppo classe facendo ricorso ad
opportune strategie di recupero  mediante
l’osservazione di fenomeni e l' esecuzione di misure e facili esperimenti che
richiedano premesse teoriche elementari e che riguardino alcune proprietà dei
corpi. Si potranno effettuare, in relazione alle diverse esigenze, misure di:

  • lunghezza,
    superfici, volumi;

  • angoli;

  • tempo;

  • velocità
    media;

  • massa
    e densità;

  • peso
    e peso specifico.

L’analisi
dei fenomeni, approfondita con il dibattito in classe ed effettuata sotto la
guida dell’insegnante, dovrà gradualmente e con continuità sviluppare negli
allievi la capacità di schematizzare fenomeni via via più complessi e di
proporre modelli.
L’individuazione delle grandezze fisiche in gioco e la valutazione degli ordini
di grandezza saranno utili per creare un ulteriore collegamento con le
conoscenze già acquisite nella scuola secondaria di primo grado.
Nel quadro del programma, la scansione concreta degli argomenti secondo una
sistemazione razionale  della
disciplina, il ricorso al laboratorio ed agli strumenti di calcolo o
elaborazione dovranno essere articolati secondo un preciso piano di lavoro
programmato all'inizio dell'anno scolastico. Inoltre la progettazione degli
interventi didattici deve tener conto delle esigenze di coordinamento con quelli
delle altre discipline, in particolare della matematica.
Per quanto riguarda la metodologia dell'insegnamento appaiono fondamentali tre
momenti interdipendenti, ma non subordinati gerarchicamente o temporalmente:

  • l'elaborazione
    teorica
    che, a partire dalla
    formulazione di ipotesi o principi deve gradualmente portare gli allievi a
    comprendere come si possa
    interpretare e unificare   un ‘ampia
    classe di fatti empirici e avanzare possibili previsioni;

  • la
    realizzazione di esperimenti
    da parte
    del docente e degli allievi, singolarmente o    
    in gruppo, secondo un'attività di laboratorio variamente gestita
    (riprove, riscoperte,     
    misure) e caratterizzata da una continua ed intensa mutua
    fertilizzazione tra teoria e        
    pratica, con strumentazione semplice e talvolta raffinata e con gli
    allievi sempre            
    attivamente impegnati sia nel seguire le esperienze realizzate dall'insegnante,
    sia nel        
    realizzarle direttamente, sia nell'elaborare le relazioni sull'attività
    di laboratorio;

  • l'applicazione
    dei contenuti acquisiti
    attraverso
    esercizi e problemi che non   devono
    essere intesi come un'automatica applicazione di formule, ma come           
    un'analisi critica del fenomeno studiato e come uno strumento
    idoneo ad educare gli      
    allievi a giustificare logicamente le varie fasi del processo di
    risoluzione.
    Per quanto riguarda l'attività di verifica e di valutazione, i docenti
    dovranno prestare particolare attenzione alla valutazione di tipo formativo.
    Gli errori commessi dagli allievi durante il processo d'apprendimento
    potranno così fornire preziose informazioni per la scelta di ulteriori e/o
    diversificati interventi didattici, finalizzati anche all'attività di
    recupero.    

Attivita'
di laboratorio

L'attività
di laboratorio deve essere vista prevalentemente come attività diretta degli
allievi e armonicamente inserita nella trattazione dei temi affrontati di volta
in volta.
Allo stesso modo dovrà
essere prevista una corretta utilizzazione degli strumenti di calcolo e di
elaborazione e si dovranno individuare i momenti più opportuni e gli spazi
necessari per tale attività didattica.
A titolo indicativo si segnalano due possibili utilizzazioni dell'elaboratore:

  • costruzione
    diretta da parte degli allievi di programmi per la rielaborazione dei dati
    raccolti in laboratorio e per la risoluzione di problemi;

  • utilizzazione
    di programmi di simulazione anche precostituiti che valgano a
    visualizzare le leggi e i modelli interpretativi dei vari fenomeni
    esaminati.

Il
metodo sperimentale e la teoria della misura devono rappresentare un riferimento
costante durante tutto il corso e saranno affrontati non separatamente dai
problemi fisici concreti, ma come naturale conseguenza dell’attività teorica e
di laboratorio. Quest’ultima sarà condotta normalmente da piccoli gruppi di
studenti sotto la guida dell’insegnante mediante l’esecuzione di semplici
misure, esperimenti, ed attraverso la rappresentazione e l'elaborazione dei
dati sperimentali che, in particolare, devono riguardare:

  • valore
    medio, precisione di una misura ed errori;

  • sistema
    di misura S.I.;

  • posizione
    dei corpi nello spazio, sistemi di coordinate;

  • vettori,
    loro uso e composizione;

  • rappresentazione
    grafica di relazioni che caratterizzano alcuni semplici fenomeni.

Con
l’attività di laboratorio gli allievi devono:

  • sviluppare
    la capacità di proporre semplici esperimenti atti a fornire risposte a   
    problemi di natura fisica;

  • imparare
    a descrivere, anche per mezzo di schemi, le apparecchiature e le procedure    
    utilizzate e aver sviluppato abilità operative connesse con l'uso
    degli strumenti;

  • acquisire
    flessibilità nell'affrontare situazioni impreviste di natura scientifica
    e/o    tecnica;

  • imparare
    ad osservare spontaneamente le più comuni norme antinfortunistiche.

L'uso del materiale
audiovisivo dovrà integrare, ma non sostituire, l'attività di laboratorio
che è da ritenersi fondamentale per l'educazione al “saper operare”.

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CHIMICA
E LABORATORIO

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Le
indicazioni programmatiche che seguono sono state concepite per un corso
biennale che preveda per ciascun anno un impegno di circa 90 ore (3 ore
settimanali), di cui una congrua parte dedicate ad attività sperimentali degli
allievi.
Le indicazioni programmatiche, strutturate su quattro grandi blocchi tematici,
prevedono preliminarmente la trattazione degli aspetti più legati al percorso
storico-logico della disciplina e sviluppano poi gradualmente aspetti che
coinvolgono modelli interpretativi di maggior complessità concettuale, sempre
adeguati comunque all’età degli allievi.
La scelta di privilegiare l’approccio disciplinare secondo un percorso storico
(trattazione della cosiddetta chimica classica) vuole costituire anche motivo
per stimolare approfondimenti di carattere culturale che consentano di
riflettere sull’evoluzione del pensiero scientifico e delle sue connessioni con
la realtà. Questo, insieme ai necessari riferimenti a temi economici,
tecnologici e sociali, deve contribuire alla piena comprensione del valore
culturale e del carattere pervasivo della chimica nel mondo contemporaneo.
L’intendimento è quindi quello di proporre un curricolo che sia sufficiente per
chiusura di un ciclo scolare (la chimica per il cittadino) e al contempo sia
base per successivi approfondimenti di tematiche che coinvolgono in misura
maggiore o minore problemi chimici in ambiti di specifico interesse settoriale
e/o professionale.
L’ordine di proposizione delle tematiche non può essere considerato opzionale
in quanto sottende un logico sviluppo della disciplina.
Lo schema proposto tiene conto dello svolgimento dei programmi delle altre
discipline scientifiche ma i raccordi specifici con queste materie sono
demandati all’autonoma, attenta programmazione dei Consigli di classe.

FINALITA’

Il
corso ha come finalità generale l’inquadramento dei fenomeni chimici, partendo
ove più possibile dall’esperienza quotidiana degli studenti, per tendere ad
un’opera di razionalizzazione delle esperienze e delle conoscenze.
Pertanto tende a sviluppare:

  • attitudine
    ad un lavoro di indagine sistematica e di confronto fra idee;

  • capacità
    di correlare i processi chimici esaminati nelle diverse occasioni con altre
    situazioni reali nelle quali siano in gioco le stesse variabili e gli stessi
    principi;

  • capacità
    di formulare ipotesi di interpretazione dei fenomeni relativi a processi di
    prevalente contenuto chimico, traendone conseguenze ed individuando
    procedure di verifica;

  • atteggiamenti
    razionalmente critici nei confronti delle informazioni, opinioni e giudizi
    su fatti relativi alla chimica, forniti dai mezzi di informazione.

OBIETTIVI DI
APPRENDIMENTO

Al
termine del corso gli allievi devono essere in grado di:

  •  
    riconoscere che un miscuglio è costituito da componenti diversi,
    ciascuno dei quali risponde in modo specifico alle tecniche di separazione;

  •  
    effettuare, sulla base di tecniche conosciute, la separazione dei
    componenti un miscuglio fino ad ottenere sostanze pure, riconoscendo che
    l’operazione ha termine quando si riscontra l’invarianza delle proprietà
    dei componenti ottenuti;

  •  
    classificare le sostanze pure sulla base dello stato di aggregazione,
    prevedendone il comportamento al variare della temperatura e, per i gas,
    anche della pressione e riconoscendo per questi ultimi l’uniformità di
    comportamento;

  •  
    riconoscere che una trasformazione chimica è caratterizzata dalla
    comparsa e simultanea scomparsa di sostanze, avviene a differenti velocità
    e scambia energia con l’ambiente;

  •  
    enunciare i principi di conservazione che regolano le reazioni
    chimiche e i criteri che consentono di definire elementi e composti;

  •  
    correlare la legge delle proporzioni multiple
    all’ipotesi atomica;

  •  
    riconoscere la differenza fra atomi e molecole mediante il principio
    di Avogadro, partendo dalla costanza dei rapporti di combinazione dei gas;

  •  
    riconoscere che la combinazione degli atomi è determinata da regole
    di valenza ed utilizzare il concetto di valenza per rappresentare semplici
    processi chimici mediante formule e schemi di reazione;

  •  
    utilizzare il comportamento chimico delle sostanze per riconoscerle e
    per organizzarle in categorie, riferendosi , per quanto è possibile, a
    quelle di uso comune;

  •  
    utilizzare la nomenclatura chimica per contraddistinguere le
    principali categorie di composti inorganici: ossidi, idrossidi, acidi, sali;

  •  
    utilizzare il concetto di mole per definire la concentrazione delle
    soluzioni e per evidenziare le relazioni tra trasformazioni chimiche ed
    equazioni che le rappresentano, risolvendo semplici problemi stechiometrici;

  • descrivere
    la struttura degli atomi in termini di protoni, neutroni ed elettroni,
    distinguendo queste particelle subatomiche in base alla massa ed alla carica
    e collocandole opportunamente all’interno dell’atomo;

  • utilizzare
    la sequenza delle energie di ionizzazione per i primi 18 elementi per
    prevedere la distribuzione degli elettroni sui diversi livelli energetici
    individuati con la notazione 1s, 2s, 2p, 3s, 3p;

  • interpretare
    la classificazione degli elementi sulla base della periodicità delle
    proprietà fisiche e chimiche;

  • descrivere
    le interazioni fra atomi in termini di legami forti (covalente, polare,
    ionico e metallico) e tra molecole in termini di legami deboli (legame
    idrogeno, forze di Van der Waals);

  • descrivere
    la geometria di semplici molecole ricorrendo al modello VSEPR;

  • classificare
    i processi chimici in base agli scambi energetici determinati
    sperimentalmente in casi semplici;

  • illustrare
    il ruolo dell’energia di attivazione e dei fattori di disordine nelle
    reazioni, correlando la velocità di reazione con le variabili che la
    influenzano;

  • riconoscere
    da un punto di vista fenomenologico le situazioni di equilibrio cui
    pervengono i sistemi chimici, naturali e non, definendo in modo assiomatico
    Kc e utilizzandola in semplici casi;

  • definire,
    utilizzando la teoria di Bronsted-Lowry, acidi e basi, studiandone le
    interazioni in casi semplici e definendo una scala di pH mediante l’uso di
    indicatori;

  • costruire
    sulla base delle interazioni metallo/soluzioni acquose (acide e saline) una
    scala elettrochimica di reattività, utilizzandola per prevedere l’andamento
    di semplici processi redox (pile, elettrolisi);

  • correlare
    le caratteristiche dell’atomo di carbonio con la varietà e il numero dei
    composti organici, definendo le strutture e le principali isomerie di questi
    mediante il modello VSEPR;

  • riconoscere
    che i diversi comportamenti chimici dei composti organici sono imputabili
    alla presenza di gruppi funzionali caratteristici.

  • Obiettivo
    specifico dell’attività di laboratorio è l’acquisizione della capacità
    di:
    progettare semplici esperimenti, stendere il relativo protocollo,
    individuare ed assemblare la strumentazione necessaria, rilevare i dati e
    riportarli in forma di grafici e tabelle.

CONTENUTI

Tema
nº 1 – Struttura e trasformazioni della materia

  • Sistemi
    omogenei ed eterogenei: principali tecniche di separazione (filtrazione,
    cristallizzazione, distillazione, cromatografia, ecc. ).Le soluzioni.
    Caratterizzazione delle sostanze pure. Stati di aggregazione e passaggi di
    stato. Leggi dei gas.

  • Concetto
    di trasformazione chimica (in particolare decomposizione e sintesi) e suo
    impiego per caratterizzare elementi e composti. Conservazione della massa e
    dell’energia.

  • Leggi
    dei rapporti ponderali di combinazione e teoria atomica daltoniana.

  • Legge
    dei rapporti volumetrici di combinazione. Principio di Avogadro. Teoria
    molecolare.

  • Tipi
    di elementi più comuni e loro caratteristiche essenziali: metalli,
    non-metalli, semimetalli. Concetto di valenza.

  • Tipi
    di composti essenziali e loro caratteristiche: ossidi, idrossidi, acidi,
    sali. La nomenclatura chimica.

  • Concetto
    di mole come unità di misura della quantità di materia e del numero di
    particelle.

Una
delle maggiori difficoltà dello studio della chimica a questo livello scolare
è costituita dalla impossibilità di giungere alla conoscenza della struttura
dei corpi materiali attraverso lo studio degli aspetti morfologici. Tale studio,
pertanto, di solito non viene preso in considerazione, mentre, specie se
riferito a sostanze e a trasformazioni che fanno parte della vita quotidiana,
può costituire per gli allievi lo spunto per porsi domande, affrontare
problemi, cercare modelli interpretativi e in definitiva per avvicinarsi alla
metodologia di indagine propria della disciplina.
L’indagine macroscopica, effettuata facendo riferimento a semplici esperimenti
di laboratorio, porta ad una sicura acquisizione del concetto di sostanza pura,
cui seguono i concetti di elemento e composto raggiungibili attraverso opportuni
esempi di reazioni chimiche. Queste, inizialmente, vanno quindi considerate
soprattutto come strumenti operativi e solo in un secondo momento si procederà
al loro studio sistematico. Quando gli allievi, anche attraverso l’attività di
laboratorio, saranno in grado di riconoscere con sufficiente sicurezza analogie
e differenze di proprietà e comportamenti fra reagenti e prodotti, sarà
possibile passare all’indagine sugli aspetti quantitativi che consentono di
introdurre modelli e teorie interpretative della struttura particellare della
materia.
L’esame di un certo numero di elementi comuni consente di evidenziare
l’esistenza di due modalità essenziali di comportamento, riconducibili
rispettivamente al carattere metallico e a quello non metallico. E’ piuttosto
agevole introdurre come conseguenza le classi dei composti derivati da tali
elementi, partendo dai composti binari (ossidi, alogenuri) per giungere a
composti più complessi.
A questo punto è naturale introdurre la nomenclatura chimica, tenendo presente
che accanto alla nomenclatura IUPAC di immediata comprensione sarà bene fornire
ancora anche indicazioni su quella di uso comune.
Sotto il profilo teorico la reattività fra gas è particolarmente importante
dal punto di vista chimico (volumi di combinazione, principio di Avogadro, ecc.
). La difficoltà di affrontare questo tema a livello sperimentale semplice può
essere superato facendo ricorso a films e ad opportuno software didattico. Il
concetto di mole, proposto come riferimento ad un certo numero di atomi e
molecole, può essere consolidato attraverso lo svolgimento di esercitazioni
numeriche riferite a semplici calcoli stechiometrici.

Tema nº 2 – Atomi, molecole e
loro interazioni

  • Le
    principali particelle subatomiche: protone, neutrone, elettrone e le loro
    proprietà di massa e di carica. Assetto elementare del nucleo. Numero
    atomico, numero di massa.
    Concetto di isotopo.

  • Energia
    di ionizzazione e affinità elettronica: definizione e significato.
    Distribuzione degli elettroni: livelli energetici dedotti dalle energie di
    ionizzazione per i primi 18 elementi.

  • Caratteristiche
    periodiche delle proprietà fisiche e chimiche degli elementi. Uso della
    tavola periodica moderna.

  • Elettronegatività.
    Legami fra atomi: covalente, polare, ionico. Cenni sul legame metallico
    (modello del gas di elettroni).

  • Le
    interazioni fra coppie di elettroni e i modelli molecolari.

  • Interazioni
    fra molecole: legame ad idrogeno e forze di Van der Waals.

Un
primo collegamento fra atomi e cariche elettriche può essere evidenziato
sperimentalmente tramite esempi di elettrolisi, mentre films e software
didattici possono consentire di giungere ad un modello semplice della reciproca
disposizione delle particelle subatomiche.
Va tenuto presente che a questo livello di scolarità introdurre il modello
atomico ad orbitali è non solo poco ragionevole, ma anche superfluo
didatticamente. E’ invece necessario che gli allievi, dopo aver affrontato il
concetto di periodicità delle proprietà degli elementi, si abituino ad usare
la tavola periodica moderna, anche se la piena comprensione della sua forma deve
essere rimandata a corsi di chimica di livello superiore.
Analogamente, pur se la conoscenza dei vari tipi di legame chimico è
indispensabile anche in un primo corso di chimica, non sempre sono possibili
giustificazioni adeguate: a questo livello è quindi sufficiente considerare la
diversa tipologia dei legami come la conseguenza delle differenze di
elettronegatività degli atomi che interagiscono o di interazioni
prevalentemente elettrostatiche.
Per la disposizione spaziale degli atomi nelle molecole (geometria molecolare)
il modello delle repulsioni fra coppie di elettroni nello strato di valenza (VSEPR)
rappresenta uno strumento concettualmente semplice ed efficace.
Molto opportuno è infine cercare di far comprendere, almeno a livello
intuitivo, quali rapporti intercorrono fra geometria molecolare, reattività e
caratteristiche di alcune sostanze semplici e comuni.

Tema nº 3 – Il governo delle
trasformazioni chimiche

  • Processi
    eso ed endometermici come modo di cedere e immagazzinare energia chimica:
    calore di soluzione, di neutralizzazione e di reazione in generale.

  • I
    parametri che determinano la velocità dei processi chimici. La funzione dei
    catalizzatori.

  • L’equilibrio
    chimico come invarianza delle macroscopiche osservabili. La costante di
    equilibrio (Kc): sua definizione e significato. Uso della Kc per prevedere
    l’effetto dei fattori esterni sull’andamento dei processi chimici
    elementari.

  • Le
    reazioni acido-base (secondo Bronsted-Lowry). Acidi e basi nella vita
    quotidiana. La scala pH.

  • La
    reattività sulla base delle interazioni metallo/ione. Scala dei potenziali
    (limitatamente ai metalli).

  • Concetto
    di ossido-riduzione in termini di scambio di elettroni. Previsione
    dell’andamento di processi redox elementari. Esempi di pile e di processi
    elettrolitici.

  • Semplici
    aspetti termodinamici delle reazioni: concetti introduttivi e spontaneità
    delle reazioni.

All’inizio
dello studio sistematico delle reazioni chimiche particolare importanza riveste
una puntualizzazione sugli aspetti relativi agli scambi di energia con
l’ambiente, anche al fine di rendere consapevoli gli allievi dell’incidenza
economica che tali scambi hanno per l’uomo. Altrettanto utile è il far
acquisire la consapevolezza che la diversa velocità con la quale decorrono
differenti reazioni è fondamentale per i diversi ambiti in cui tali reazioni
avvengono (biologico, industriale, ecc. ).
L’approccio all’equilibrio, a questo livello, può avvenire solo attraverso
l’osservazione degli aspetti macroscopici di una reazione e la determinazione
sperimentale dei valori di alcune grandezze. Molto utile può rivelarsi il
ricorso a films e a software didattici. Nella trattazione dei fattori che
influenzano l’equilibrio è bene porre in evidenza l’importanza che essi
rivestono per le reazioni che avvengono nei sistemi biologici e in genere nei
processi naturali. Per la trattazione degli equilibri acido-base e redox
dovranno essere continui i riferimenti a situazioni che ricorrono comunemente
nella vita quotidiana. Il concetto di pH a questo livello non dovrebbe essere
introdotto facendo ricorso ai logaritmi, ma basato piuttosto su una scala
costruita mediante l’uso di indicatori acido-base.
E’ possibile pervenire ad una
scala qualitativa della tendenza relativa ad ossidarsi e a ridursi delle specie
chimiche tramite semplici esperimenti di laboratorio (es. Impiego di lamine
metalliche immerse in soluzioni di ioni di diverso tipo).

L'approccio termodinamico,
finalizzato all’acquisizione di un primo, elementare, livello di comprensione
del concetto di spontaneità di una reazione, non dovrebbe esser limitato a
considerazioni sul raggiungimento dello stato di minima energia.
E’ necessario far presente, in termini molto semplici, che tutti i sistemi
materiali tendono a conseguire stati di maggior disordine e che questa tendenza
è connaturata nelle particelle materiali che, a causa del numero elevatissimo e
del moto di cui sono animate, tendono spontaneamente a costituirsi in stati
disordinati.

Tema nº 4 – Principi generali
di chimica del carbonio

  • Il
    carbonio nel sistema periodico.

  • I
    legami fra atomi di carbonio e la geometria conseguente.

  • Le
    principali situazioni di isomeria e il modello VSEPR.

  • I
    gruppi funzionali come determinanti le caratteristiche chimiche delle
    principali categorie di composti organici: alogeno derivati, alcoli, fenoli,
    composti carbonilici, acidi, ammine, esteri e ammidi.

  • Le
    principali categorie di macromolecole: poliesteri e poliammidi.

E’
opportuno far comprendere preliminarmente l’evoluzione del significato
dell’aggettivo “organico” per ribadire che composti e reazioni organiche
devono essere inquadrati alla luce dei principi generali precedentemente
studiati e che l’opportunità di una trattazione sistematica separata non è
condizionata da problematiche concettuali, ma dal gran numero e varietà dei
derivati del carbonio. L’insegnante dovrà porre ogni cura nel far comprendere
il nesso esistente fra proprietà delle sostanze e caratteristiche strutturali e
geometriche, limitando all’essenziale gli aspetti descrittivi e soprattutto
evitando una elencazione esaustiva (e quindi di necessità, puramente formale)
delle molteplici categorie di composti organici.
Ove più possibile, riferimenti alle funzioni svolte da molti composti organici
nei sistemi biologici, all’interesse e all’importanza economica di altri sotto
il profilo tecnologico e industriale devono, viceversa, rappresentare un aspetto
non marginale della trattazione.

INDICAZIONI
DIDATTICHE

Lo
studio della chimica nella scuola secondaria superiore è rimasto per troppo
tempo svincolato da qualsiasi riferimento alle esperienze quotidiane degli
alunni. E’ necessario che i docenti utilizzino, in tutte le occasioni che lo
consentono, riferimenti a sostanze e processi facenti parte dell’esperienza
diretta degli alunni in modo da aumentare in loro motivazioni ed interesse per
la chimica che viene in questo modo colta nei suoi aspetti di scienza che aiuta
alla comprensione e modificazione della realtà.
L’impiego del laboratorio dovrà tener conto di questo fondamentale aspetto e
pertanto non si richiedono per l’attività sperimentale apparecchiature
sofisticate, ma, senza cadere nella banalità, sarà opportuno ricorrere a
strumentazione semplice, utilizzabile dagli alunni in piena rispondenza ed
osservanza delle norme di sicurezza.
A questo scopo il primo approccio al laboratorio dovrà prevedere una accurata
illustrazione delle principali norme di prevenzione degli infortuni. Questa
costituirà anche occasione per esaminare aspetti del comportamento di alcune
sostanze e di familiarizzare con il corredo di base del laboratorio.
Si raccomanda, ogni volta che sia consentito, l’impiego del mezzo informatico
per la elaborazione e presentazione dei dati sperimentali.
Per quanto riguarda la nomenclatura chimica si suggerisce l’impiego sostanziale
di quella IUPAC, senza dimenticare che per le sostanze ternarie (acidi e sali)
di più comune uso sono raccomandabili i nomi tradizionali.
Gli obiettivi 2 e 4 prevedono che l’allievo sia in grado di utilizzare le più
semplici tecniche di separazione nel caso di miscugli binari e che, una volta
isolate le sostanze pure, le sappia caratterizzare sulla base dello stato di
aggregazione in s.t.p. (c.n.). L’obiettivo 11 prevede che lo studente utilizzi
la mole per risolvere problemi applicati a semplici reazioni di sintesi e
decomposizione con strumenti matematici elementari (proporzioni, equazioni di I
grado).
Nell’affrontare i temi della struttura della materia si raccomanda di non
superare i limiti imposti dal curricolo, evitando ogni sconfinamento verso
modelli complessi sia per gli aspetti matematici sia per quelli concettuali. Di
qui la preoccupazione di non superare i primi 18 elementi, sufficienti a dare un
panorama adeguato della struttura atomica. L’impiego della notazione s e p per
contraddistinguere i livelli energetici vuole avere lo scopo di non introdurre
notazioni che in seguito potrebbero essere modificate; d’altronde la notazione
non implica un necessario riferimento agli orbitali.
Per quanto riguarda il legame chimico, l’esame sarà limitato ai casi
fondamentali, utili per una prima e significativa comprensione della struttura
della materia. In questa prospettiva la geometria molecolare sarà affrontata
esclusivamente attraverso il modello VSEPR.
Il tema “trasformazione chimica” sarà centrato sugli aspetti di più
semplice comprensione: il calore di reazione, gli aspetti macroscopici
dell’equilibrio e della cinetica, evitando qualsiasi riferimento ad
interpretazioni cinetico-corpuscolari.
La presentazione della chimica del carbonio non va vista come argomento a sé
stante, ma dovrà integrarsi con tutte le tematiche previste nel curricolo.
Questo significa che, ove possibile, si dovranno utilizzare esempi di composti
organici nel presentare argomenti di chimica generale e viceversa valorizzare
temi generali nella presentazione di composti organici.
Per questi ultimi si raccomanda l’impiego di modellini molecolari per facilitare
l’apprendimento da parte degli allievi dei temi della geometria e dell’isomeria

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