Sì, la logica vorrebbe così. Purtroppo, non è la logica a reggere i destini e i comportamenti delle lingue storico-naturali. L’uso dell’articolo davanti a parole comincianti con il grafo w si sottrae per l’appunto alle regole logicizzanti. Il punto di crisi, nell’italiano contemporaneo, si raggiunge a causa del fatto che tutte le parole comincianti con w sono straniere: non vi è dunque una competenza sedimentata nel trattarle, da parte dello scrivente italiano.
La lettera w- può corrispondere a due suoni distinti: la semiconsonante di uomo (che è la stessa di whisky o di windsurf) o la consonante di vero (come in wafer o Wagner). Nel secondo caso, non sorgono problemi, perché si adopereranno gli articoli il e i richiesti dalla norma davanti a parole che cominciano con consonanti semplici: il wafer, i Wagner. Problemi che sorgono invece in presenza di parole straniere non adattate nelle quali w- si pronuncia come semiconsonante. La logica grammaticale astratta, cui si appella il signor Albrigo, vorrebbe che davanti a whisky e a windsurf si usasse l’articolo eliso l’ che senza battere ciglio anteporremmo a una parola come uomo. Di fatto, nel caso delle parole straniere, l’uso degli scriventi tende a privilegiare nettamente la coppia il-i. Perché? Probabilmente perché l’occhio vuole la sua parte, nel senso che l’occhio del lettore italiano vede in w una consonante a pieno titolo, a prescindere dall’effettivo valore fonetico.

