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Precariato

Il ritorno amaro dei supplenti dieci anni per entrare in ruolo

Il ritorno amaro dei supplenti dieci anni per entrare in ruolo

La corsa ai trasferimenti per evitare le penalità in vigore da quest´anno. Intanto però le cattedre sono diminuite

SALVO INTRAVAIA

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 Dopo avere tentato la fortuna al Nord, migliaia di supplenti siciliani ritornano a casa. Nell´Isola, il precariato della scuola, anziché diminuire per effetto delle immissioni in ruolo, cresce fino a raggiungere livelli da primato nazionale. Così, quest´anno, la Sicilia è la regione italiana col maggior numero di supplenti in attesa di una sistemazione definitiva. Un record, che condivide con la Campania, dal vago sapore di beffa. Perché all´aumento degli aspiranti prof corrisponde un costante taglio delle cattedre, determinato da un calo demografico e della popolazione scolastica che dalle nostre parti sembra inarrestabile. In questo modo, per immettere in ruolo tutti i supplenti in graduatoria nelle nove province siciliane occorreranno almeno una decina d´anni. Ecco lo scoraggiante quadro per la Sicilia delineato pochi giorni fa dal ministero della Pubblica istruzione. Lo studio di riferimento riporta il titolo "Graduatorie ad esaurimento 2007: primi dati e valutazioni".
 La stagione che per diversi anni ha visto migliaia di neolaureati e neoabilitati all´insegnamento siciliani fare le valigie alla volta delle regioni del Nord, sembra essersi conclusa: troppi disagi e difficoltà da affrontare per pochi spiccioli. Ma, soprattutto, lo spauracchio di non potere più tornare a casa.
 «Quella scorsa, infatti, – spiega Enzo Granato, segretario regionale della Uil scuola – è stata l´ultima occasione di cambiare provincia senza nessuna penalizzazione. In futuro, a prescindere dal punteggio, chi vorrà trasferirsi sarà inserito in coda alla graduatoria». Ecco una delle molle che ha suggerito a tanti precari il ritorno nell´Isola. Ma non solo. Secondo Fabio Pipitò, della Gilda degli insegnanti «i punteggi che molti docenti siciliani hanno maturato al Nord dovrebbero consentire loro, nonostante i tagli, buone possibilità di ottenere un incarico o l´immissione in ruolo».
 Insomma, quella maturata nelle scuole del settentrione d´Italia sarebbe una gavetta necessaria per ottenere il posto fisso. Ma quanti sono i precari della scuola in Sicilia? Nell´ultimo aggiornamento delle liste trasformate dalla Finanziaria 2007 da "permanenti" "ad esaurimento", il numero dei supplenti siciliani è cresciuto del 7,2 per cento. La scorsa primavera, coloro che hanno optato per le graduatorie siciliane sono stati oltre 2 mila e 400 supplenti in più rispetto al 2006. Numero che fa salire il totale degli aspiranti ad una cattedra fissa a 36.524 unità. Solo la Campania, che annovera però un maggior numero di classi e posti in organico, ne conta qualcuno in più: per l´esattezza 199. In Lombardia, tanto per citare una delle mete preferite da tantissimi precari nostrani, figurano poco più di 29 mila docenti. Le liste, in quest´ultimo aggiornamento, si sono assottigliate in quasi tutte le regioni del Nord, dal Piemonte alla Toscana. A spingere quasi 2.500 (2.464) precari a ritornare nella terra natia sono stati, quindi, cuore e ragione. Secondo gli esperti del ministero questa dinamica, «contraddittoria rispetto al fatto che nelle aree del Nord i tempi di attesa per entrare in ruolo sono più brevi è la spia del desiderio di molti candidati di insegnare stabilmente nelle aree di origine». Ma non solo. Secondo Pipitò «la lettura del fenomeno non è solo sociologica» e pone l´accento «sui costi economici intollerabili, per gli stipendi degli insegnanti, nelle città del Nord. Avvicinarsi a casa – aggiunge il sindacalista della Gilda – significa poter contare sugli appoggi della famiglia di origine e su costi abbordabili».
Come si vive da docente emigrato in una grande città settentrionale ce lo spiega Granato che definisce gli insegnati «i nuovi poveri della società italiana. A Milano, secondo alcuni supplenti, l´affitto di una sola camera arriva a costare anche 400 euro al mese», racconta il rappresentante della Uil, che si chiede: «Considerando tutte le altre spese mensili cosa è possibile fare con uno stipendio di 1.200 euro?».