C’era da aspettarselo! In vista dell’ormai imminente campagna elettorale che si profila all’orizzonte, per le elezioni politiche del prossimo anno, la premier Giorgia Meloni da sotto il tavolo ovale di palazzo Chigi fa sbucare “l’ordine del giorno” della scuola, vista quasi come una sorta di “arma di distrazione di massa”, di più, di “attenzione mirata” o “a buon mercato”, per recuperare e accumulare consensi e tagliare “riserve auree” e arginare le armate galoppanti del generale Vannacci. Approvato nello spazio d’un mattino un decreto-legge (con le aggravanti della “necessità e urgenza”), che stabilisce un “tetto massimo del 30 % di presenze di studenti stranieri nelle classi prime della scuola primaria, media e superiore”.
Ma la scuola non è fatta di numeri, non ha una componente algebrica, non ha bisogno di squadrette e di compassi per “disegnare” il suo domani, e il domani della società. La scuola è un cielo trapunto di stelle, per fortuna, di diverse grandezze, di differenti carature, di grandi ricchezze, di infinite qualità, vivaddio!
La scuola non può essere un terreno di scontro ideologico e politico. Chi opera a scuola, sa benissimo che nessun alunno è “straniero” tra le mura, spesso screpolate ma ancora possenti, delle aule scolastiche.
La questione, secondo me, è un’altra.
Bisogna saper mettere in atto tutte la strategie e le opportune risorse per creare realmente inclusione, a partire dalle lezioni curriculari, dalle ore di PCTO (alternanza scuola lavoro), dalle attività extrascolastiche, dai viaggi d’istruzione, dai progetti didattici e culturali svolti all’interno degli istituti scolastici, in sinergia con le risorse del territorio (enti locali, università, accademie, associazioni del terzo settore, di volontariato e di cooperazione sociali.
Ecco, bisogno mettere in moto un poderoso “cantiere” per far sentire tutti “a casa propria”, occorre uno straordinario investimento, prima culturale, educativo, formativo, e poi economico e strutturale per “edificare” la società del futuro, una nuova generazione preparata, attenta, pronta ad affrontare le sfide educative e sociali, prima ancora che economiche e competitive.
Ecco, questa deve essere la scuola, gioiello prezioso da maneggiare con cura, elemento decisivo di crescita e di sviluppo culturale d’una nazione, agenzia primaria di affermazione e di consolidamento dell’identità e della riconoscibilità d’un popolo, luogo di libertà e d’uguaglianza, palestra di democrazia e di pluralità, spazio privilegiato d’integrazione e di relazioni di tutti i giovani. Solo così ci sarà un domani per la nostra scuola.
C’è sempre un domani!
Angelo Battiato



