Caldo a scuola, tra allarme e buon senso: 20 milioni per il raffrescamento, ma il vero nodo sono gli edifici
Il caldo nelle scuole a settembre non è certamente un fenomeno nato quest’anno.
Chi ha lavorato per decenni negli istituti del Mezzogiorno sa bene che le prime settimane di scuola possono coincidere con temperature elevate, aule esposte al sole e condizioni non sempre confortevoli.
Sarebbe quindi eccessivo descrivere ogni giornata calda come una nuova “emergenza nazionale”.
Ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare il problema.
Nel settembre 2026 il tema ha infatti assunto una dimensione diversa perché si sono sovrapposti temperature elevate, edifici scolastici spesso datati, scarsa diffusione degli impianti di raffrescamento e un intervento specifico del Ministero dell’Istruzione e del Merito.
Ed è interessante osservare come i principali siti professionali e le organizzazioni sindacali stiano affrontando la questione: con accenti diversi, ma quasi tutti spostando progressivamente il discorso dal semplice “fa caldo” alla qualità complessiva dell’edilizia scolastica.
Il Ministero mette 20 milioni sul tavolo
Il punto di partenza è il decreto ministeriale n. 179 del 2 settembre 2026, che destina complessivamente 20 milioni di euro al raffrescamento e al miglioramento del comfort microclimatico degli ambienti didattici.
Le risorse possono finanziare acquisto, installazione e messa in funzione di apparecchi e dispositivi per il raffrescamento di aule e altri ambienti utilizzati per la didattica.
L’Avviso n. 63557 del 4 settembre ha aperto le candidature dal 7 all’11 settembre 2026.
C’è però un elemento che sta provocando molte discussioni: il sistema è a sportello. Le risorse vengono assegnate secondo l’ordine cronologico di presentazione delle domande fino all’esaurimento dello stanziamento.
È da qui che iniziano le differenti letture del mondo scolastico.
UIL Scuola: il problema è non lasciare fuori istituti che hanno ancora bisogno
La UIL Scuola non contesta tanto il principio dell’intervento quanto alcuni criteri di accesso.
Andrea Codispoti, responsabile nazionale del Dipartimento dirigenti scolastici, richiama il rischio che possano risultare penalizzate scuole che negli ultimi anni hanno già effettuato interventi di efficientamento energetico ma che continuano a essere prive di adeguati impianti di raffrescamento.
La UIL chiede quindi chiarimenti sui criteri e una proroga rispetto alla scadenza dell’11 settembre.
È una posizione interessante perché riporta la questione su un terreno molto concreto:
non basta sapere se una scuola ha ricevuto finanziamenti in passato; occorre verificare quali siano oggi le condizioni effettive degli ambienti.
La stessa UIL aveva peraltro definito l’eventuale rinvio delle lezioni per il caldo una soluzione tampone, sostenendo la necessità di interventi più strutturali.
FLC CGIL: il caldo entra nel Documento di Valutazione dei Rischi
La FLC CGIL affronta il problema da una prospettiva diversa: quella della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Il sindacato considera insufficienti i 20 milioni e chiede un piano più ampio di efficientamento energetico e riqualificazione degli edifici.
Ma, soprattutto, traduce il problema in alcuni adempimenti concreti nelle singole scuole.
RLS e RSU vengono invitati a chiedere:
- valutazione del rischio microclimatico nel DVR;
- verifica delle misure di prevenzione;
- eventuale convocazione del Servizio di Prevenzione e Protezione;
- coinvolgimento del Consiglio d’Istituto;
- interlocuzione con gli enti locali proprietari degli immobili.
Questa impostazione merita attenzione.
Il problema non viene più trattato soltanto come disagio personale — “in aula fa caldo” — ma viene inserito nella normale gestione della salute e sicurezza dell’ambiente di lavoro.
Naturalmente ciò non significa che una giornata particolarmente calda renda automaticamente inagibile una scuola. Significa piuttosto che, quando le condizioni diventano oggettivamente critiche, il dirigente deve valutarle attraverso gli strumenti ordinari della sicurezza.
ANP: non bastano i condizionatori, bisogna guardare gli infissi
Un’impostazione ancora diversa arriva dal mondo della dirigenza.
Mario Rusconi, presidente di ANP Roma, ha ricordato che una parte consistente del patrimonio edilizio scolastico ha molti decenni di vita e che il problema non può essere risolto semplicemente installando apparecchi di climatizzazione.
La sua indicazione è molto pragmatica:
condizionatori sì, ma occorre intervenire anche sugli infissi e sull’edificio nel suo complesso.
È probabilmente una delle osservazioni più utili dell’intero dibattito.
Un edificio con infissi inefficienti, forte irraggiamento solare, scarsa ventilazione e isolamento insufficiente continuerà infatti a consumare molta energia anche dopo l’installazione di climatizzatori.
Per questo il problema del caldo finisce inevitabilmente per incrociare quello, molto più generale, della riqualificazione del patrimonio scolastico.
I siti professionali raccontano anche le soluzioni d’emergenza
Orizzonte Scuola e Tecnica della Scuola stanno dedicando ampio spazio anche alle misure adottate nei singoli territori.
Si va da:
riduzione temporanea dell’orario,
abbigliamento più leggero,
rinvio dell’avvio delle lezioni in alcuni Comuni,
fino a ordinanze e misure straordinarie in presenza di allerte particolarmente elevate.
A Palermo è stata predisposta una linea d’intervento collegata al bollino rosso per il caldo, con la possibilità di sospendere le attività in presenza negli edifici scolastici comunali nelle condizioni previste dal provvedimento locale.
Sono però soluzioni da leggere per quello che sono: misure eccezionali e territoriali, non una nuova regola generale della scuola italiana.
La protesta degli studenti
Sul fronte studentesco il tono è inevitabilmente più netto.
La Rete degli Studenti Medi denuncia il rientro in edifici nei quali le temperature possono superare i 30 gradi e considera insufficienti le risorse disponibili.
A Roma sono già state organizzate iniziative di protesta e annunciato un monitoraggio delle condizioni delle scuole.
Anche questo elemento va registrato senza esasperarlo: le proteste testimoniano un disagio reale, ma la situazione degli edifici scolastici italiani è estremamente differenziata e non può essere descritta con un’unica fotografia nazionale.
I 20 milioni e il problema del “click day”
Un’altra contestazione riguarda il meccanismo di distribuzione dei finanziamenti.
La procedura a sportello significa che, a parità di requisiti, conta anche quando viene presentata la domanda.
Da qui la critica politica secondo cui il rischio sarebbe trasformare il finanziamento in una sorta di “corsa al clic”, invece di costruire una graduatoria basata sull’effettivo fabbisogno: temperature, esposizione degli edifici, assenza di impianti, zona climatica e condizioni strutturali.
È una questione che interessa direttamente anche dirigenti e segreterie, chiamati ancora una volta a rispettare finestre temporali molto ristrette per accedere a risorse disponibili fino ad esaurimento.
Né allarmismo né indifferenza
Il punto di vista di Aetnanet può forse essere riassunto così.
Il caldo a scuola c’è sempre stato.
Chi ha insegnato o diretto scuole in Sicilia lo sa perfettamente.
Non avrebbe quindi molto senso rappresentare ogni settembre caldo come un evento mai verificatosi prima oppure ipotizzare automaticamente chiusure generalizzate delle scuole.
Ma da questa constatazione non discende che si debba continuare a considerare normale qualsiasi condizione ambientale.
Se oggi disponiamo di tecnologie migliori, norme più attente alla sicurezza e risorse per riqualificare gli edifici, è ragionevole chiedersi come utilizzarle.
Il vero salto di qualità sarebbe quindi passare:
dall’emergenza di settembre alla programmazione pluriennale.
Il problema vero è l’edificio scolastico
Ventilatori e climatizzatori possono risolvere situazioni immediate.
Ma una politica seria dovrebbe considerare insieme:
- isolamento termico;
- infissi;
- schermature solari;
- ventilazione;
- impianti efficienti;
- manutenzione;
- produzione fotovoltaica;
- caratteristiche climatiche del territorio;
- consumi energetici.
In questo senso il dibattito di questi giorni può avere almeno un effetto positivo: riportare l’attenzione sulla qualità dell’edilizia scolastica, anziché limitarsi a discutere se rinviare o meno di qualche giorno la prima campanella.
Cosa può fare concretamente una scuola
Per dirigenti scolastici, DSGA e responsabili della sicurezza le questioni immediate sono abbastanza concrete:
- verificare se la scuola possiede i requisiti per accedere ai 20 milioni;
- controllare attentamente le condizioni previste dall’Avviso n. 63557/2026;
- valutare le effettive condizioni microclimatiche degli ambienti;
- coinvolgere RSPP e RLS quando emergano condizioni di rischio;
- verificare se il DVR affronta adeguatamente il rischio da calore;
- segnalare agli enti locali proprietari degli edifici gli interventi strutturali necessari;
- adottare, quando necessario, misure organizzative proporzionate alla situazione reale.
La parola decisiva è proprio proporzionate.
Non tutte le scuole presentano le stesse condizioni e non tutti i giorni caldi costituiscono un’emergenza.
Dalla polemica alla programmazione
La discussione di questi giorni mostra quindi almeno quattro modi diversi di affrontare il problema:
il Ministero interviene con un finanziamento immediato;
la UIL Scuola concentra l’attenzione sull’accessibilità e sull’equità dei finanziamenti;
la FLC CGIL porta il microclima dentro la disciplina della sicurezza sul lavoro;
l’ANP richiama la necessità di intervenire strutturalmente sugli edifici, non soltanto con i condizionatori.
I siti professionali della scuola, dal canto loro, stanno documentando ordinanze, iniziative locali, proteste e soluzioni organizzative.
Il quadro complessivo suggerisce una conclusione meno spettacolare ma probabilmente più utile:
non siamo davanti a un problema completamente nuovo, ma a un vecchio problema che oggi può e deve essere affrontato con strumenti migliori.
E forse è proprio questo il punto sul quale scuola ed enti locali dovrebbero concentrarsi.
A cura della Redazione di Aetnanet
🌐 Fonti consultate e metodo redazionale Aetnanet
La scheda è stata elaborata dalla Redazione Aetnanet attraverso il confronto tra fonti professionali e sindacali del settore scolastico, verificando i principali dati relativi al finanziamento ministeriale e distinguendo le misure nazionali dalle iniziative adottate nei singoli territori.
Fonti principali
- Ministero dell’Istruzione e del Merito – D.M. n. 179 del 2 settembre 2026 e Avviso n. 63557 del 4 settembre 2026;
- Orizzonte Scuola – approfondimenti sul raffrescamento, sulla procedura di finanziamento e sulle misure adottate nelle scuole;
- Tecnica della Scuola – interventi sullo stato degli edifici scolastici e sulle iniziative degli studenti;
- UIL Scuola – posizione sui criteri di accesso ai finanziamenti;
- FLC CGIL – indicazioni su microclima, DVR, RLS e RSU;
- ANP – considerazioni sugli interventi strutturali negli edifici.
Fonti di verifica
La procedura ministeriale prevede 20 milioni complessivi e assegnazione a sportello fino a esaurimento delle risorse. La UIL ha chiesto chiarimenti sui criteri e una proroga, mentre la FLC CGIL propone specifiche azioni sul DVR e sulla sicurezza microclimatica.
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