Il dibattito sullo “Ius Scholae” ha accesoun faro di luce fredda, di colore azzurro, a risparmio energetico e
speriamo
che duri nel tempo.
Si
dà centralità alla scuola nel dibattito
politico, ponendone la frequenza come fonte di un diritto per
certificare la
cittadinanza italiana.
Non
si pone, però, la domanda se chi
detiene la cittadinanza anagrafica, perché nato in Italia, da genitori
italiani, ha acquisito i titoli e la consapevolezza dei diritti e dei
doveri
del cittadino.
E’
necessario che lo studio sistematico e
ordinato dell’Educazione Civica, oggi
disciplina trasversale, che coinvolge i saperi e le correlate azioni
educative
proposte dalle altre discipline, recuperi i vuoti degli anni precedenti
e, per
la sua preziosa valenza formativa,
costituisca
non un appendice del libro di storia, o un’ora da collocare nel quadro
orario
delle lezione per riempire una casella, bensì diventi fulcro centrale
della
progettualità educativa e formativa dell’intera Comunità scolastica.
“Formare
l’uomo e il cittadino” è stata
da sempre
la formula che ha caratterizzato l’impianto educativo e didattico della
scuola,
“di tutti e per ciascuno”.
Tutte le programmazioni didattiche
dovrebbero convergere, infatti, verso il comune obiettivo della “formazione
integrale della persona”.
La
centralità della persona nella società è
stata ribadita dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel
messaggio inviato al Presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia
fra i
popoli, Bernhard Scholz.: “E’ essenziale rimettere al centro la
persona. Il
desiderio di vita e di pienezza, nella relazione con la comunità”.
Comunità
nazionale, Costituzione come “bene
comune”, Politica come “ricerca del bene comune”, sono tutti fattori
interconnessi e, se convergenti, determinano la crescita e lo sviluppo
del
Paese.
Il
presidente della Corte Costituzionale,
Augusto Barbera, ha aggiunto inoltre: “ I principi e i valori
costituzionali, che della Costituzione rappresentano l’essenza, vanno
distinti
dalle strutture di governo destinate a possibili mutamenti”.
La
scuola, palestra di cittadinanza, operando
sui tre assi portanti della “Linee guida per l’insegnamento
dell’Educazione
Civica”: “Studio
della Costituzione; Sviluppo sostenibile;
Cittadinanza digitale“
, contribuisce alla costruzione del progetto uomo che pensa, sente
e agisce,
e nel percorso formativo, beneficiando degli opportuni insegnamenti
promuove
efficaci apprendimenti che scandiscono la “modifica dei
comportamenti e
quindi del modo di pensare, di sentire e di agire”
Il padre Danta ha scritto: “Le leggi son,
ma chi pon mano ad esse?” e a scuola non basta scegliere e nominare
il
docente “referente dell’Educazione Civica”, occorre che la sua
azione
sia supportata da una coerente e convergente azione educativa, facendo
tesoro
della potenziale ricchezza dei “saperi disciplinari”.
Non
è sufficiente
registrare le 33 ore annuali di Educazione Civica, come adempimento
formale dell’Istituzione
scolastica, occorre che le 33 proposte didattiche si tramutino in
apprendimento
efficace, documentato dalla registrazione nel “portfolio
delle competenze di cittadinanza”
E’
questo un processo di autovalutazione,
un esercizio di verifica personalizzata che, rispondendo al quesito
implicito: Oggi ho capito che…. Ho imparato…… Sono
convinto di….. M’impegno ad agire
secondo…” consente ad
ogni studente di documentare e registrare le
attività proposte, e le esperienze realizzate
in classe al fine di rinsaldare e consolidare le competenze civiche
nell’ottica
della formazione del cittadino attivo e responsabile.
Nella
scuola, infatti, si svolgono tante
attività, si promuovono iniziative e progetti, ma spesso manca il
momento
magico della sintesi finale e personalizzata, che costituisce la vera
essenza
dell’efficacia dell’attività svolta, quale momento di concentrazione,
di
assimilazione e di riflessione personale.
Se
questo esercizio non viene svolto con
puntualità, costanza e precisione, i ragazzi, quando tornano a casa
dopo aver
fatto qualcosa di diverso dalle ordinarie lezioni con esercizi e
interrogazioni, come ad esempio quando partecipano ad incontri con
magistrati e
esperti di ecologia, ai genitori che chiedono: “Cosa avete fatto
oggi a
scuola?”, gettando la cartella a terra, rispondono con un banale e
superficiale: “Niente!”.
E’
proprio questo “niente” che
rimbalza come uno rimprovero ad un’azione didattica, pensata e
programmata per
il loro bene e poi risultata inefficace.
Consapevoli
che “L’essenziale è invisibile agli occhi”, occorre renderlo
visibile
attraverso reali modifiche dei comportamenti civici, segno concreto di
un
diligente insegnamento e di una manifesta modifica dei comportamenti.
Solo
allora l’essere cittadino italiano è
veramente un “ius scholae” e l’esercizio della cittadinanza si
potrà
arricchire con gli aggettivi: “attiva e responsabile”.
Non
basta soltanto trasmettere nozioni,
regole e formule, ma gli insegnamenti trasmessi devono tramutarsi in
“stile di vita”,
espressione del “senso civico” e della “buona educazione”, eredità dei
nostri
Padri e Maestri.
Giuseppe
Adernò


