Il 20 marzo scorso, grazie alla disponibilità della
prof.ssa D’Angelo, docente di lingua e letteratura latina presso
l’Università di Catania e alla organizzazione della prof.ssa Carpino,
docente del nostro Istituto, il Liceo Spedalieri ha avuto il pregio di
ospitare per il secondo anno consecutivo il Prof. Ivano Dionigi,
il quale, insieme al collega Federico Condello, filologo e
docente presso lo stesso ateneo di Bologna, ha tenuto una lectio
magistralis sulla valenza del “Tradurre oggi”. “I nostri studi hanno il
futuro nel sangue”, così esordisce il Professore Dionigi davanti
ad una platea di giovani “classicisti” rapiti dal fascino della sua
voce, così pacata e al tempo stesso possente, capace di sintetizzare
nel giro di poche parole sententiae che compendiano secoli di
letteratura e di tradizioni, di arte, di culti, di storia insomma, la
nostra cultura.
Il latinista da subito ha sottolineato la centralità della lingua,
l’importanza del suo studio e il valore della traduzione e della
singola parola: “tradurre è la palestra fondamentale, è una
palestra formale e concettuale unica e insostituibile,
quell’esercizio che Mandel’stam avrebbe definito -gli scarponi chiodati
che ci vogliono nella lingua-“. E ha continuato, quindi, con
enfasi e passione, raccomandando ai giovani di guardarsi da certa
pedagogia di facilitatori, pronti a sminuire il valore della
traduzione che è, invece, uno strumento scientifico per eccellenza,
come affermano anche coloro che Dionigi definisce gli infideles, quelli
che non vivono di Latino e Greco; e chiama in causa il fisico Guido
Tonelli o il genetista Luca Cavalli Sforza, i quali hanno dichiarato
che la traduzione dal greco e dal latino è stata, in ambito umanistico,
l’esercizio che più si è accostato all’esperimento scientifico.
Infine, il grande latinista ha invocato un’ecologia linguistica, che
solo dallo studio del Latino e del Greco può giungerci, perché, ha
concluso :”c’è bisogno di parlare bene, e quando si parla bene, si
pensa bene e ci si comporta bene”, richiamandosi così a Platone -che
diceva che parlar bene fa bene all’anima-, e a Goethe -che
definiva l’Italiano come un’allegra deviazione del Latino-.
Il suo congedo dagli allievi dello Spedalieri è stato un invito
ad “aprire il vocabolario, affinché non resti un ossario di
parole morte, ma un mezzo fondamentale per costruire la propria
identità linguistica.”
In chiusura ha passato la parola al collega Prof. Federico
Condello, giovane e brillante filologo, traduttore dell’Edipo a
Colono, in scena a Maggio 2018 al teatro greco di Siracusa, e autore de
“La Scuola giusta”, in difesa del Liceo classico, di imminente
pubblicazione.
Accattivante e appassionata anche la lezione del filologo che,
nonostante la complessità degli argomenti trattati, ha conquistato
l’attenzione dell’auditorium gremito, motivando la necessità
dell’esercizio della traduzione, secondo vari livelli e metodi e
auspicando quasi una forma di “modernizzazione” della traduzione
epesegetica.
La conferma di quanto i nostri giovani abbiano apprezzato
quell’incontro è stata tutta nel lungo e caloroso applauso finale, con
in sé la speranza di un Arrivederci…
prof.ssa Carmen D’Antonio






