Pubblichiamo il discorso del Presidente della Repubblica
Sergio Mattarella in occasione della cerimonia di inaugurazione
dell’anno scolastico presso il Campus scolastico di Sondrio, con la
partecipazione di 1.500 studenti provenienti da tutta Italia. La
provincia di Catania era rappresentata dagli studenti dei Licei
Liceo Galilei e Turrisi Colonna di Catania, dall’istituto
comprensivo Musco di Catania e dalla scuola media “Pluchinotta” e
Consiglio Comunale dei Ragazzi di Sant’Agata Li Battiati – La
delegazione siciliana era composta da studenti di Monreale,
Bagheria, Patti, Naro, Lampedusa, Siculiana e dai rappresentanti
del Parlamento della Legalità.
g.aderno@alice.it
Buongiorno a tutti e grazie, grazie davvero per essere così numerosi
qui a Sondrio, in rappresentanza di tutto il mondo della scuola. Saluto
il ministro Giannini, che ringrazio anche per il ricordo del Presidente
Ciampi.
Abbiamo differito questo incontro di qualche giorno per poter dare, il
19 scorso, l’ultimo saluto a quel grande Presidente della Repubblica
che è sempre stato molto attento al mondo della scuola.
Saluto molto cordialmente tutte le autorità presenti.
Rivolgo un ringraziamento davvero sentito a chi ha collaborato per
l’organizzazione di questo grande incontro, che vuol essere un momento,
allo stesso tempo, di riflessione e di festa. Desidero fare i
complimenti alle tante ragazze e ai tanti ragazzi che ci hanno
manifestato su questo palco la loro capacità artistica e coloro che ci
hanno presentato dei loro lavori. So bene che dietro ogni esibizione,
anche di pochi minuti, vi sono ore e ore di impegno, di lavoro
faticoso.
Un saluto particolare al mondo scolastico di Sondrio, una realtà che è
insieme di frontiera e di avanguardia. E che contiene punte di vera
eccellenza.
L’anno scorso abbiamo celebrato l’inizio dell’anno scolastico a
Pon-ticelli, un quartiere significativo di Napoli. Si tratta di scuole
di due zone diverse, con condizioni e potenzialità specifiche.
Costituiscono entrambe parte integrante della scuola italiana. Questa
staffetta ideale tra il Meridione e il Nord del nostro Paese manifesta,
ancora una volta, il profilo della questione scolastica come grande
questione nazionale.
Un pensiero, davvero speciale, agli studenti dei Comuni colpiti dal
terremoto dello scorso agosto. A quelli che sono qui, con noi, a
Sondrio. E a quelli che ci seguono in tv dalle classi nei locali
provvisori o ospitati in altri edifici. Tornare a scuola, pur tra tante
difficoltà e disagi, è un segno concreto di speranza e di rinascita.
Posso dirvi, con certezza, che tutti gli italiani sono con voi, senza
distinzioni. Guardano a voi, alle vostre fami-glie, al dolore che vi ha
colpito con partecipazione, con affetto e con solidarietà. Buon anno
scolastico, particolarmente a voi. Siete l’avanguardia della
ricostruzione dei vostri paesi.
Risulta particolarmente grave, intollerabile – e da perseguire con la
più grande severità – la sottrazione di computer in una scuola di un
paese delle Marche colpito dal terremoto: costituisce un tentativo
odioso di rubare il futuro ai ragazzi di quel Comune. E’ un’offesa a
quell’ampio moto di solidarietà che si è sviluppato in tutta Italia.
Per fortuna il nostro Paese, nei momenti cruciali, è capace di grande e
concreta solidarietà. Lo abbiamo visto, nelle ore immediatamente
suc-cessive al sisma, nell’impegno dei soccorritori, nella risposta dei
volontari, nella generosità delle donazioni. L’Italia si è manifestata
unita, ha ritrovato le ragioni della responsabilità comune, ha fatto
sistema. E’, questo, motivo di orgoglio.
Si deve sperare che questo spirito di unità nazionale, che si
manifesta, comprensibilmente, con maggiore evidenza nei momenti di
grande difficoltà, possa divenire un carattere permanente della nostra
vita nazionale.
Una considerazione per alcuni versi simile si può proporre per il mondo
della scuola. A ogni inaugurazione di anno scolastico si registrano
polemiche sulle inefficienze del sistema, sull’inadeguatezza degli
edifici, sulle difficoltà, nelle emergenze, di assegnare le cattedre, e
così via.
L’educazione è un fattore centrale e decisivo nello sviluppo di un
Paese, è la radice del futuro nazionale ed è inevitabile e, insieme,
oppor-tuno che la scuola sia al centro di un dibattito vivace e
intenso. E’ giusto, anzi è doveroso, denunciare carenze, limiti,
problemi, che riguardano così da vicino la condizione e il futuro dei
nostri ragazzi. E’ necessario sollecitare attenzione, rivendicare
diritti, chiedere sicurezza e speranza.
Dobbiamo auspicare, naturalmente, che l’analisi realistica e, se
occorre, persino cruda delle difficoltà che incontra il sistema
scolastico non si trasformi né in rassegnazione né in pregiudiziale
pessimismo.
È una buona notizia che ieri, a inizio anno scolastico, siano stati
assegnati alle scuole i fondi per il loro funzionamento e che il loro
ammontare sia complessivamente raddoppiato.
Come ogni altro settore chiave di una nazione, la scuola ha bisogno di
leggi, di riforme e di risorse, di amministrazione attenta ed
efficiente, occorre che ogni sforzo messo in campo venga sorretto e
accompagnato dai comportamenti concretamente messi in atto da tutti i
suoi protagonisti. Tenendo conto che, specialmente nel mondo della
scuola, sono decisivi l’impegno e la dedizione delle persone la qualità
dei rapporti umani che si instaurano.
Credo, dunque, sia giusto chiedere – anche se so che è superfluo – a
ogni componente del sistema scolastico di compiere il proprio dovere
sino in fondo.
I docenti a mantenere entusiasmo e il senso della loro alta missione,
come stanno facendo in questi giorni, contribuendo a garantire l’avvio
dell’anno scolastico. Il loro compito comporta molti sacrifici con un
trat-tamento talvolta inadeguato ma è affascinante e di straordinaria
importanza: non vi è scuola, di oggi o del futuro, che possa fare a
meno della libertà e dell’apporto originale degli insegnanti.
Al personale non docente va chiesto di sentirsi parte essenziale di un
progetto educativo ambizioso e fondamentale per la vita della società,
pur nelle condizioni talvolta difficili per i limiti delle dotazioni
organiche.
So che talvolta, per chi opera nella scuola, in presenza di difficoltà
particolari, lavorare con coscienza e impegno rappresenta quasi un atto
di eroismo quotidiano. Le istituzioni devono esser loro sempre più
vicine.
A voi studenti vorrei dire: la scuola di oggi disegna, costruisce il
vostro domani. Non soltanto sul terreno delle conoscenze e delle
competenze, fondamentali per trovare lavoro, ma anche su quello della
crescita personale, civile e democratica. Mettete a frutto questa
occasione, usate al meglio il tempo che vi si offre. Siate attivi,
partecipativi, propositivi. Se qualcosa non funziona, cercate di
colmare le carenze con il vostro entusiasmo e la vostra iniziativa:
questo vi conferirà maggior titolo per indicare le carenze e chiedere
gli interventi necessari.
I genitori, che sono parte integrante, a pieno titolo, del sistema
educativo, non possono né delegare totalmente alla scuola l’educazione
dei propri figli, rinunciando a un proprio e specifico dovere e neppure
consi-derare la scuola, i presidi, i docenti come un mondo quasi in
contrapposizione o addirittura ostile al proprio figlio. L’eccessivo
rigore non fa bene alla crescita dei ragazzi, ma il permissivismo
indifferente, che giustifica ogni comportamento, produce frutti
negativi. E’ necessaria molta collaborazione tra genitori e docenti.
Nei mesi scorsi ho avuto la possibilità di visitare un campo profughi
ai confini dell’Etiopia e sono rimasto molto colpito, tra i tanti
aspetti, da una circostanza. Le centinaia di bambini e di ragazzi,
vittime di guerre o di persecuzioni, spesso privati in modo violento
dei loro genitori in modo violento, non chiedevano soldi o cibo, ma
piuttosto penne, quaderni, libri, strumenti didattici. Nel loro
atteggiamento si poteva leggere la consapevolezza che da quel
drammatico stato di miseria e di emarginazione si può uscire soltanto
grazie all’apprendimento, all’istruzione, alla scuola. E’ una lezione
che vale per ogni tempo e per ogni latitudine.
Per quanto ci riguarda dobbiamo costantemente tendere al meglio senza
accontentarci di quel che abbiamo. La scuola italiana ha alcune carenze
e problemi da superare.
Tra questi quello della sicurezza e della adeguata qualità degli
edifici e delle aule. E’ certamente apprezzabile la decisione del
governo di stanziare ulteriori e importanti cifre per la messa a norma
degli edifici scolastici. L’auspicio condiviso è che il piano proceda
con la massima celerità e la massima efficacia possibile.
Vi è un abbandono scolastico in diminuzione, ma sempre oltre la media
europea. Vi sono differenze di qualità dell’insegnamento superiore tra
zone diverse del Paese.
Suonano come un campanello d’allarme le recenti cifre sul crescente
abbandono universitario, che fa sì che il nostro numero dei laureati
resti al di sotto di quello degli altri Paesi dell’Unione Europea.
Sembra quasi, alle volte, che l’università non si collochi più come il
naturale proseguimento dell’esperienza delle scuole superiori: e che
sia divenuto difficile il raccordo tra gli strumenti appresi a scuola e
l’insegnamento universitario. Credo che sia giusto sollecitare, da una
par-te e dall’altra, una maggiore e più diretta collaborazione,
facendosi carico, insieme, di questo problema.
Va tenuto presente il confronto con i sistemi degli altri Paesi europei
e del passaggio, non sempre agevole, tra il mondo della formazione e
quello del lavoro.
L’alternanza scuola-lavoro è un’innovazione che può aiutare i giovani a
entrare più consapevolmente nel mercato del lavoro scoprendo sul campo
le proprie attitudini.
Si tratta di un’innovazione che ci avvicina all’Europa. I dati ci
dicono che in Italia soltanto il 4% dei giovani tra i 15 e i 29 anni ha
fatto un’esperienza di alternanza tra studio e lavoro. Negli altri
grandi Paesi dell’Unione si supera il 20%.
Occorrerà valutare con occhio serenamente attento l’efficacia di questa
sperimentazione appena avviata e che ci auguriamo tutti che porti i
frutti sperati, con una effettiva attuazione. Anche le formule
migliori, per aver successo, hanno bisogno di una concreta attuazione
adeguata.
Il recentissimo rapporto dell’Ocse sulla scuola ha messo in evidenza
che un’istruzione di elevata qualità ha bisogno di consistenti sostegni
finanziari.
La scuola italiana deve mantenere la sua fondamentale funzione di
garantire a tutti pari condizioni di partenza. Non devono essere il
benessere familiare o l’elevato grado di istruzione dei genitori i
fattori più importanti per assicurare ai giovani conoscenza e cultura.
Il nostro sistema scolastico resta comunque, grazie particolarmente
all’impegno e alla dedizione dei suoi docenti, un organismo solido, che
svolge un’azione lodevole, spesso davvero efficace, di educazione e di
istruzione. Affrontando, al contempo, problemi impegnativi quali quelli
dell’integrazione di ragazzi stranieri e della specifica attenzione ai
porta-tori di disabilità.
Alle forze politiche che quotidianamente si fronteggiano, in Parlamento
o nella società, sulle tante e delicate questioni per la vita del
nostro Paese, vorrei chiedere non certo di rinunciare alle proprie
idee, né ai propri punti di vista sulla scuola, ma di impegnare
positivamente l’attenzione più alta ai suoi problemi e alla sua
specificità.
Non avremo forte crescita dell’occupazione senza un sistema formativo
sempre più efficiente.
Non avremo una società migliore senza una scuola che migliori
costantemente.
Gli anni della scuola si intrecciano inevitabilmente con le
problema-tiche specifiche dei ragazzi.
Non posso, in questa sede, parlarne diffusamente. Vorrei però porre
l’accento su un fenomeno inquietante: il bullismo, in generale e nella
sua versione più moderna e micidiale, quella del cyber-bullismo.
E’ un problema sociale e culturale di vaste proporzioni, la cui
risoluzione non può essere posta esclusivamente sulle spalle della
scuola, anche se la scuola è, talvolta, luogo privilegiato di questi
veri e propri atteggiamenti di prepotenza e di violenza, psicologica e
fisica.
Per combattere alla radice questo odioso fenomeno di accanimento contro
chi non si omologa, o semplicemente viene visto e perseguitato come
debole o come “diverso”, è necessario un grande patto tra scuola,
famiglia, forze dell’ordine, magistratura, mondo dei media e dello
spettacolo. Un’azione congiunta, capace non soltanto di reprimere ma,
soprattutto, di prevenire, con una vera e propria campagna educativa
che arrivi al cuore e alla mente dei giovani.
Va aggiunto che sui ragazzi influiscono anche, in grande misura, gli
esempi degli adulti. Un linguaggio offensivo e violento degli adulti in
televisione o sui social media e in qualunque altra sede, si traduce
subito, nell’universo adolescenziale, in una spinta emulativa, in un
sostanziale via libera.
La lotta contro il bullismo diventa davvero efficace quando i
testimonial di essa siete voi stessi, cari ragazzi. Essere prepotenti
con i più deboli non è sintomo di forza, ma di viltà. E’ segno di
incapacità di misurarsi con chi è forte. Confidare nell’essere più
numerosi per accanirsi contro uno solo è segno di estrema debolezza. E’
sintomo, in realtà, di paura. Non fatevi trascinare, ma resistete e
reagite all’arroganza. I bulli sono una piccola minoranza. Sono ragazzi
infelici e pieni di problemi. Fate valere con loro la vostra forza
tranquilla: quella della solidarietà e dell’amicizia. Vincerete voi
questa sfida.
Vi è un altro fronte che si presenta alla scuola.
Il web, la rete, i social sono un grande spazio di libertà e di
comunicazione per i giovani, una grande opportunità. La scuola dovrà
essere, sempre di più, capace di dialogare, di entrare nei nuovi spazi
e usare i nuovi linguaggi. Se si crea una frattura, diventa più
difficile comunicare valori e aiutare i giovani ad essere più liberi, e
meno dipendenti, nell’uso dei nuovi strumenti. Non possiamo lasciarli
soli nell’ingresso in quel mondo, farli catturare dall’iperconnessione
e dalla massificazione che questa, alle volte, potrebbe produrre. La
scuola deve saper portare la propria etica civile nella realtà della
comunicazione immediata e globale, quella nella quale vivono i suoi
studenti.
Portare cultura e valori nel web e nei social: questo è un orizzonte a
cui la scuola deve saper guardare.
Auguro a tutti coloro che fanno parte del sistema scolastico di vivere
questo anno con intensità, passione e soddisfazione. L’intensità di chi
si sente parte di una vera comunità educante, con ruoli distinti ma con
una comune responsabilità. La passione di lavorare con i giovani e per
i giovani, offrendo loro il percorso per la realizzazione culturale,
professionale e umana. La soddisfazione di chi sa di compiere il
proprio dovere quotidiano, in una funzione delicata e decisiva.
Buon anno scolastico, bentornati a scuola!


