Vai al contenuto
Sabato 12 Settembre 2026 | Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
Umanistiche

Pasolini una testimonianza scomoda, ancora attuale

Ci sono scrittori la cui opera con lo scorrere del tempo perde lo smalto, s’annebbia, per così dire, e avvitandosi su se stessa, non riesce più a forare e a interessare il cuore e la mente di nuovi e più esigenti lettori. Non è, certo, questo il caso di P.P. Pasolini. A cinquant’anni dalla sua morte la sua opera scrittoria, in particolare quella del giornalista, – osservatore acuto, polemista critico, comunista militante dissidente e disorganico, – si rivela – oggi più che mai – di una attualità inquietante e struggente. Ci colpiscono ancora l’amara profondità profetica di alcune delle sue analisi sociologiche, nonché le considerazioni etico – politiche svolte con “passione e ideologia” in ordine alle condizioni reali e ai cambiamenti “antropologici” indotti dal “progresso borghese”, – a suo giudizio devastanti, – riguardanti l’Italia del dopoguerra: dagli anni ’50, fino al ’75, anno della tragica morte del Nostro.
Diciamolo subito: Pasolini scrittore è stato, piaccia o no, un grande “moralista”, – apparizione purtroppo rara nella tradizione nostrana, – e per questo è stato molto scomodo, inviso a certi settori della cultura egemonica del suo tempo; e mal sopportato, anche, come succede spesso a tutti quelli che hanno una visione critica non ” allineata” e problematica della realtà, e sete di verità e di giustizia, che non intendono indulgere a nessun compromesso con la propria coscienza.

Egli ha pagato con la vita codesta sua coerenza. Il suo “marxismo dicotomico” e, poi, il suo empirismo critico, e perché no, la sua spiritualità, avevano, infatti, previsto tutti i guasti che avrebbero prodotto sui “poveri cristi” popolari, da una parte il neocapitalismo rapace e senza regole, e, dall’altra, l’edonismo del potere della società consumistica. La sua testimonianza era un’accusa violenta, senza sconti, un dito puntato contro ogni forma di potere disumanizzante. E il Potere di lui si è vendicato!

Lo scrittore bolognese aveva preconizzato tutte le “macerie di valori” cui portavano lo sradicamento e il trasferimento forzato dei contadini dalle campagne alle città industrializzate: la “cementizzazione speculativa”; la “omologazione culturale” indotta dai modelli di comunicazione televisiva (“la stupidità delittuosa della televisione”); e ancora: “la tolleranza modernistica di tipo americano”; e poi, le rivolte studentesche sessantottine, la manipolazione delle masse da parte del potere; il referendum divorzista, il totalitarismo del permissivismo (di cui la legge sull’aborto sarebbe stata un’espressione), ecc. ecc. Tutti segnali, insieme a tanti altri ancora, di quella “rivoluzione antropologica” della società italiana dei cui effetti “criminali” è data dolorosa testimonianza critica e sofferto lamento lirico-drammatico in tanti degli scritti “corsari” e “luterani” dello scrittore bolognese.

Nuccio Palumbo
antonino11palumbo@gmail.com

Le notizie come questa arrivano prima su Telegram Graduatorie, convocazioni e scadenze della scuola siciliana in tempo reale. Gratis. Unisciti al canale →