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Domenica 2 Agosto 2026 | Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
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Riforma

La scuola a domanda individuale

Con tutti i limiti che si conoscono la scuola è stata concepita e voluta come luogo che riunisce soggetti in età di formazione per dare loro la possibilità di pensare insieme il loro avvenire in comune. Ma deve essere sembrata un’insopportabile anticaglia se con il frastuono delle consuete fanfare ci viene promessa una scuola dove ognuno potrà pensare a come garantirsi il proprio individuale successo; una scuola dove ognuno potrà permettersi la propria dieta curriculare.
La scuola è apprendere insieme, ma la si vuole trasformare in una congerie di vane e impossibili risposte a domande individuali.
Se la scuola non ha un progetto d’insieme, non è essa stessa progetto collettivo; se non la si fa funzionare come progetto comune, tutto ciò vuol dire che si vuole mettere la scuola a rimorchio dell’individualismo delle famiglie, del “consumismo formativo” dei clienti; tutto ciò vuol dire che si ha intenzione di cancellare fin dai primi anni di formazione scolastica ciò che ci può unire, ciò che ci può liberare. Se a tutto ciò deve ridursi l’istruzione, è evidente che essa non avrebbe più una funzione pubblica, sociale ed educativa.
Il Governo ci vuole fare sapere che non ha alcuna intenzione di proteggere la scuola dalla mercificazione del sapere e dall’individualismo dei suoi utenti. La scuola non potrà mai essere, in questo modo,il luogo della gratuità e della gioia di apprendere e di comprendere in profondità.
Si dimentica, tra l’altro, di dire come in tutte le campagne pubblicitarie la verità. Questo modo di concepire la scuola farà aumentare a dismisura le opzioni curriculari, senza motivata ragione, e l’aumento dell’offerta formativa accrescerà l’ineguaglianza a scuola, perché non tutti sanno scegliere e hanno gli strumenti per scegliere.
In poche parole, ci viene promessa una scuola che non vuole colmare le fratture sociali, ma che anzi si vanta di accentuarle e quindi di riprodurle.

prof. Raimondo Giunta

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