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Domenica 12 Luglio 2026 |
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Precariato

Dicono “Europa”. Ma solo se non costa

La battaglie più
importante (non fosse altro che per il fatto che da essa dipende il
futuro lavorativo di oltre 100mila colleghi) che l’ANIEF ha ingaggiato
è quella dinanzi alla Corte di Giustizia europea, e attendiamo una
sentenza che ponga fine alla difformità tra la normativa italiana e il
diritto comunitario, in materia di precariato.
Già sul governo italiano (ma sarebbe meglio dire, sui contribuenti)
pende una procedura di infrazione per l’abuso dei contratti a tempo
determinato, avviata nei confronti dell’Italia; si prospetta una
sanzione milionaria all’Italia. La Direttiva 1999/70/CE sulla
reiterazione dei contratti a termine ha fissato in tre anni di servizio
(anche non continuativi) la quota lavorativa minima per accedere
all’assunzione a tempo indeterminato; recependo questa Direttiva, con
il decreto legislativo 368/2001, il nostro governo ha, però, escluso il
personale della Scuola dall’applicazione. La discriminazione colpisce
oltre 100mila supplenti (tra docenti, personale Ata ed ausiliari) che
ogni anno vengono assunti e poi licenziati al termine delle lezioni.
Questa scelta politica (12 anni di miopia politica di tutti i governi
che si sono succeduti) e la malevolenza manifestata, reiteratamente in
varie forme, nei riguardi del personale scolastico sono all’origine
della drammatica condizione lavorativa dei precari della Scuola. Li
hanno proprio messi all’angolo. La loro condizione economica è tale che
c’è tra loro chi si interroga se sia meglio accettare una breve
supplenza o mantenere l’indennità di disoccupazione. E’ un’alternativa
indegna di un Paese civile. Noi dell’ANIEF siamo orgogliosi di essere
stati e di essere a servizio dei precari, con fermezza. Un anno
addietro, il Presidente Pacifico portò agli uffici di Bruxelles e di
Strasburgo valige di denunce reclamando giustizia per i precari della
Scuola. La ratio del monito della Commissione europea allo Stato
italiano è, in ultima istanza, questa: Non è consentito ai governi
della UE disporre trattamenti differenti in fatto di stipendi, di
progressione di carriera, di diritti contrattuali, per funzioni
lavorative uguali, tra personale di ruolo e personale precario. Questa
è, appunto, la tesi da sempre sostenuta dall’ANIEF.

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