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Domenica 2 Agosto 2026 | Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
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Precariato

Dicono “Europa”. Ma solo se non costa

La battaglie più importante (non fosse altro che per il fatto che da essa dipende il futuro lavorativo di oltre 100mila colleghi) che l’ANIEF ha ingaggiato è quella dinanzi alla Corte di Giustizia europea, e attendiamo una sentenza che ponga fine alla difformità tra la normativa italiana e il diritto comunitario, in materia di precariato.
Già sul governo italiano (ma sarebbe meglio dire, sui contribuenti) pende una procedura di infrazione per l’abuso dei contratti a tempo determinato, avviata nei confronti dell’Italia; si prospetta una sanzione milionaria all’Italia. La Direttiva 1999/70/CE sulla reiterazione dei contratti a termine ha fissato in tre anni di servizio (anche non continuativi) la quota lavorativa minima per accedere all’assunzione a tempo indeterminato; recependo questa Direttiva, con il decreto legislativo 368/2001, il nostro governo ha, però, escluso il personale della Scuola dall’applicazione. La discriminazione colpisce oltre 100mila supplenti (tra docenti, personale Ata ed ausiliari) che ogni anno vengono assunti e poi licenziati al termine delle lezioni. Questa scelta politica (12 anni di miopia politica di tutti i governi che si sono succeduti) e la malevolenza manifestata, reiteratamente in varie forme, nei riguardi del personale scolastico sono all’origine della drammatica condizione lavorativa dei precari della Scuola. Li hanno proprio messi all’angolo. La loro condizione economica è tale che c’è tra loro chi si interroga se sia meglio accettare una breve supplenza o mantenere l’indennità di disoccupazione. E’ un’alternativa indegna di un Paese civile. Noi dell’ANIEF siamo orgogliosi di essere stati e di essere a servizio dei precari, con fermezza. Un anno addietro, il Presidente Pacifico portò agli uffici di Bruxelles e di Strasburgo valige di denunce reclamando giustizia per i precari della Scuola. La ratio del monito della Commissione europea allo Stato italiano è, in ultima istanza, questa: Non è consentito ai governi della UE disporre trattamenti differenti in fatto di stipendi, di progressione di carriera, di diritti contrattuali, per funzioni lavorative uguali, tra personale di ruolo e personale precario. Questa è, appunto, la tesi da sempre sostenuta dall’ANIEF.

Anief.org

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