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Domenica 12 Luglio 2026 | Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
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Lavoro

Dopo lo scontro sulle 24 ore un nuovo modello di gestione?

La proposta
del ministro Profumo di innalzare le ore di servizio degli insegnanti
delle medie e delle superiori a 24 ore settimanali, dopo le veementi
proteste del mondo della scuola, è stata archiviata a vantaggio
purtroppo di altre misure di contenimento della spesa nell’istruzione,
che non potranno non incidere sulla qualità del servizio; ammesso che
ridurre i costi sia sempre un fatto negativo.

Si trattava, a parere del sottoscritto, di una proposta “provocatoria”
e di scarsa attuabilità, in quanto andava a modificare il contratto in
maniera unilaterale e in Italia sappiamo come i Tar e le altre istanze
giudiziarie o politiche non consentano operazioni del genere, per cui
ha fatto bene il Parlamento a rivedere il tutto. Ma mi chiedo: è stata
davvero una provocazione inutile? Credo di no e spiego il perché: il
merito della “provocazione” ministeriale è che si torna a parlare della
“funzione docente” e della possibilità di definire contrattualmente
l’impegno dei docenti nella scuola; connessa è la vexata questio
riguardante la figura del docente-professionista (per definizione
“atipica”) e quella di “dipendente statale” con obblighi e diritti
sanciti nella legislazione del pubblico impiego. Mi chiedo en passant
se la “contrattualizzazione statale” sia un istituto adeguato per una
professione che sfugge a una rigida definizione dei “carichi di
lavoro”, così come concepita nel pubblico impiego.
Sempre provocatoriamente, ma non tanto, direi che si possa pensare a
una vera contrattazione di istituto e, perché no?, anche a una
individuale, una volta stabilito il “compenso minimo” per la
prestazione docente. Tralascio la questione della “qualità” e del
merito, che richiederebbero altre considerazioni

L’opposizione dei docenti, che hanno cercato e ottenuto l’appoggio, non
universale, di genitori e studenti, ha insistito sulla
“insostenibilità” didattica delle 24 ore di docenza, il che francamente
mi pare poco sostenibile (mi si perdoni il gioco di parole): a parte
che già oggi molti docenti accettano volontariamente di assumere orari
aggiuntivi (pagati, naturalmente) fino a 24 ore, mi si dovrebbe
spiegare come sia possibile per i maestri e le docenti dell’infanzia
svolgere le 24/25 ore previste dal contratto. Forse che l’insegnamento
nelle superiori (per lo più frontale) è più impegnativo che avere una
sezione di bambini di 3 anni per 6 ore giornaliere, di cui la gran
parte senza la compresenza? Francamente non lo credo. Un tempo tale
differenziazione la si giustificava con il fatto che le docenti della
scuola dell’infanzia e primaria erano delle semplici diplomate, ma ora
che il percorso di studi è stato equiparato e si parla della “funzione
docente unica”, quale motivazione può reggere tale distinzione?
Aggiungo che nelle scuole paritarie il “recupero” delle ore non
lavorate durante l’anno scolastico per i periodi di sospensione delle
lezioni è un dato acquisito, senza che ciò abbia provocato reazioni
indignate da parte delle organizzazioni sindacali.



Pasquale D’Avolio

Ilsussidiario.net