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Domenica 12 Luglio 2026 |
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Lavoro

24 ORE oppure Organico funzionale?

Nell’autunno caldo
la notizia dell’aumento delle ore per  i docenti è stato il punto
zenit di questa stagione di  forti tensioni  che riscaldano
gli animi e rendono surriscaldato il clima  nelle scuole d’Italia.
Alcune comparazioni con gli altri Paesi della Comunità Europea non
reggono perché  a fronte di un maggior carico orario di lavoro il
personale  docente percepisce un
compenso di gran lunga maggiore di quello dei docenti italiani. Ben si
comprende che il problema  del Governo è quello di risparmiare, ma
si possono trovare anche altre strategie di risparmio per reperire
 
i 265.705.154 euro a carico del Ministero dell’Istruzione. Forse è
stata sbagliata la strategia adottata e per indorare la pillola e
rendere funzionale il progetto bastava applicare il tanto atteso e
richiesto “organico funzionale” dell’istituzione scolastica.
Con 900 alunni, infatti si pianificano 
da 35 a 40 classi  ed il numero delle cattedre e dei docenti
assegnati dovrebbe risultare completo, senza  dover ricorrere a
spezzoni orario, se per ciascuna istituzione entra in vigore
l’organico  funzionale, capace di assicurare un servizio
scolastico efficiente e produttivo
.
Utilizzando al meglio  le risorse umane disponibili, compresi i
docenti di sostegno si potrà assicurare un servizio migliore agli
studenti,  e per di più maggiormente garantito e continuativo
nella didattica,  evitando 
così la penosa frammentazione di ore  che costringe un docente ad
andare in un’altra scuola per una o due ore la settimana, rimanendo
totalmente estraneo alla vita scolastica, e moltiplicando il carico
orario delle attività collegiali da svolgere nelle due scuole.


Un risparmio si otterrebbe anche
migliorando la gestione delle supplenze  che consentirebbe per
ciascuna scuola di avere un docente disponibile per ogni ora,
così  da poter garantire l’emergenza dell’assenza 
imprevedibile di una giornata scolastica e assicurare il diritto degli
studenti ad avere le ore regolari di insegnamento. L’eventuale
supplenza diventa così  ora di lezione aggiuntiva della specifica
disciplina, se a farla è un docente della classe e non, come spesso
capita “ora libera”
.
Per le ore di insegnamento alternativo all’ora di religione, si potrà
benissimo organizzare un percorso tematico di studio e di formazione
culturale con i docenti del corso o della classe, senza ricorrere alla
nomina di un docente supplente per tale attività, come capita in alcune
scuole, con il disagio di dover assegnare un punteggio ridotto non
essendo docente della disciplina
Con l’organico funzionale tutti i docenti costituiscono una risorsa
della scuola e quindi contribuiscono ad una migliore efficacia
didattica nel pianificare le attività di recupero, le attività
aggiuntive di potenziamento ed i percorsi personalizzati sia per il
sostegno che per le eccellenze.
Le somme assegnate per il fondo d’istituto, per i corsi di recupero ed
eventuali altri finanziamenti derivanti dai progetti potrebbero
benissimo sostenere in maniera equa la progettualità attuata e
l’attività,  che finora risulta
“aggiuntiva”, ma che nel tempo verrà considerata “ordinaria”
nell’impianto organizzativo dell’istituto, secondo la specificità di
indirizzo e di percorso formativo.

L’organico d’istituto scaturisce infatti dalla peculiarità del Piano
dell’Offerta Formativa,  redatto in risposta alle esigenze
dell’utenza e del territorio.
L’autonomia scolastica consente, infatti, di utilizzare al meglio le
risorse disponibili, di compattare i moduli didattici, di adottare la
metodologia della didattica breve, dei percorsi intensivi, dei lavori
seminariali e di gruppo. Tutto ciò potrà essere fattibile adottando
l’organico funzionale che va ben oltre il calcolo delle 24 ore del
singolo docente, constatando che molti  docenti vivono la scuola
intensamente e l’orologio lo ricevono in dono  solo quando vanno
in pensione.
Il lavoro dell’insegnante non si misura ad ore, ma secondo ben altri
parametri che vanno oltre lo stretto ambito della quantità oraria di
presenza fisica a scuola o in classe.
I positivi esiti ed i traguardi conseguiti dagli studenti confermano e
potenziano l’impianto organizzativo dell’organico funzionale e quindi
la maggiore e migliore qualità dell’istruzione e della formazione,
traguardo verso cui dovrebbero tendere tutte le riforme e le
modifiche  dell’attuale sistema scolastico.
La comparazione con l’orario scolastico degli altri Paesi della
Comunità europea presenta un quadro differente rispetto a quello
annunciato, come si apprende da studi specifici sull’argomento.

  • I docenti italiani della scuola
    primaria
    svolgono 757 ore di insegnamento all’anno. La media
    oraria nei Paesi dell’Unione è di 778 ore e quella dei Paesi dell’Ocse
    di 779 ore, con una differenza rispettivamente di 21 e 22 ore sotto la
    media (pari a -2,7%).
  • I docenti italiani della scuola
    secondaria di I grado
    svolgono 619 ore di insegnamento all’anno.
    La media oraria nei Paesi dell’Unione è di 670 ore e quella dei Paesi
    dell’Ocse di 701 ore, con una differenza sotto la media rispettivamente
    di 51 (-7,6%) e 82 ore (-11,7%).
  • I docenti italiani della scuola
    secondaria di II grado
    svolgono anch’essi 619 ore di
    insegnamento all’anno. La media oraria nei Paesi dell’Unione è di 634
    ore e quella dei Paesi dell’Ocse di 656 ore, con una differenza sotto
    la media rispettivamente di 15 (-2,4%) e 37 ore (-5,6%).

Per allineare la scuola italiana
alla  media Ocse sarebbero sufficienti poco più di 2 ore
settimanali aggiuntive e già la questione sarebbe risolta senza molte
tensioni.

Resta pur sempre la questione  della riduzione dei posti di lavoro
ed i Sindacati dovrebbero essere consapevoli che tanto danno è stato
arrecato alla scuola dalla facile apertura (leggi e leggine)  del
portone di accesso che ha moltiplicato le presenze e gli stipendi del
Ministero dell’Istruzione, senza verificare l’efficacia e la
produttività delle prestazioni  e la questione importante e
significativa dei compensi aggiuntivi, che dovrebbero scaturire dal
rinnovo del contratto di lavoro, rimasto congelato ancora per un anno.
In questa direzione dovrebbero tendere le forze sindacali sostenendo i
bisogni della categoria e se si vuole continuare a guardare al modello
europeo si accolgano gli oneri dell’orario di servizio, sostenuto però
dai meritati compensi integrativi.

Giuseppe Adernò

g.aderno@alice.it