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Domenica 12 Luglio 2026 |
La scuola siciliana in rete · News, normativa, didattica
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Lavoro

Scuola bistrattata

Non è possibile una
seria riforma scolastica, senza una seria volontà politica che se ne
faccia carico, né  – cosa ancora più grave –  senza il
supporto di  una seria filosofia pedagogica e didattica.
Purtroppo,  c’ è da registrare, al contrario, oggidì, una politica
ragionieristica  improntata alla risparmiocrazia, con tagli di
spesa tanto irresponsabili per la scuola pubblica, da declassarne 
sempre di più il ruolo e la funzione nella società civile, lasciando
briciole insignificanti di futuro per i giovani, e non solo. Nessun
profumo di scuola,  ma miasmi  di dilagante confusionismo e
di quotidiana avvilente precarietà: questo, è ciò che respirano, oggi,
nelle aule, dirigenti scolastici, docenti e studenti.
Con / in  questo clima, è opportuno scioperare?  Non credo.
Lo sarebbe (e giusto, anche ), se ci fosse  un interlocutore
capace di assumersi, a breve termine,  impegni e responsabilità
precise,  puntuali e coerenti;  se ci fosse, cioè, un
ministro della P.I. di un  governo all’altezza di poter dare
risposte chiare ed adeguate alle domande che salgono  dalle
proteste sacrosante della piazza, e fosse sensibile, veramente, ai
problemi della  rinascita della scuola e della cultura in questo
Paese. Al momento, non c’è codesta autorevole presenza in campo, capace
di risvegliare e di provocare un vero e costruttivo  dialogo con
docenti e discenti.  Capace di fare sognare i giovani, e dare loro
la forza necessaria per potere affrontare le sfide del futuro!  E
non c’è, non perché il paese attraversa una forte crisi economica, ma
perché è travagliato da una spaventevole  e disarmante  crisi
etico-politica!
C’è un vuoto morale, ci muoviamo dentro un contesto di decadenza da
basso impero, questa sì , direi, epocale, contro cui è 
utopistico, per non dire ingenuo, credere che, scioperando e
abbandonando le aule scolastiche, si possa sortire qualche
benefico  risultato. Andare nelle piazze non serve; è una forma di
aventinismo che non paga. Anzi. Giustifica eventuali forme di
ritorsioni  e ricatti a danno degli anelli più deboli della
catena: studenti e insegnanti precari, appunto, come al solito!
Così va spesso il mondo!
E allora, che fare? Bisogna vigilare meglio. Non bisogna – a mio avviso
–  abdicare al lavoro, non abbandonare  le aule, ma
stare  in classe, presidiare le scuole, rivendicare tutti insieme,
alunni e professori,  il diritto allo studio serio e produttivo.
Pretendere edifici scolastici sicuri, efficienti, accoglienti e in
regola con  le normative antisismiche previste dalla legge;
pretendere la puntualità del Dirigente, e dei docenti  in classe,
secondo il proprio orario di servizio;  praticare l’esercizio
della democrazia scolastica,  e l’osservanza  dello statuto
degli alunni da parte dei dirigenti; pretendere che siano 
trasparenti il funzionamento  e i compiti  del Consiglio
d’Istituto, e lottare  per un’amministrazione più saggia e
onesta  dei soldi del Fondo scolastico, per  laboratori più
moderni ed attrezzati,  per avere più libri e riviste aggiornate
in biblioteca, per un’incidenza più partecipativa e decisionale nelle
scelte dei libri di testo e nelle discussioni circa le finalità
programmatiche generali  didattico-educative.
Bisogna, insomma, richiedere alla scuola l’autonomia vera di cui gode,
e ai suoi dirigenti, più apertura ai problemi reali del paese, più
discussione sul confronto delle diversità ideologiche e culturali,
sulle problematiche occupazionali  che si presentano 
post-diploma e post-laurea,  ecc. ecc.
La tattica studentesca deve essere questa: non abbandonare il posto di
lavoro, lasciandosi  trascinare nelle piazze  a un’orgia di
dimostrazioni poco concludenti ( se cade questo governo chi, ora come
ora, è in grado di sostituirlo in meglio?), ma tracciare un programma
concreto di proposte e di problemi  che ciascuno – secondo le
proprie capacità – possa contribuire a  risolvere nell’ambito
della propria scuola di appartenenza, collaborando in sinergia 
sistemica con tutti gli altri per il bene comune.
I soldi per fare tutto questo? Ci sono, ci sono. Ne restano ancora,
nonostante tutto, nonostante le rapine che sono state fatte e gli
sperperi  illeciti e vergognosi dei nostri trafficanti di
politica. E se non dovessero bastare,  si vada alla logica del
risparmio, si diano meno soldi ai vice-preside, ( un “vice” arriva ad
“arrotondare” fino  a  5.000 euro l’anno, in aggiunta allo
stipendio),  si faccia più discreto utilizzo dei soldi degli
alunni, e si  trasmetta ai loro cuori più passione e amore di
conoscenza critica, più senso dell’onestà e del dovere,  più
informazione civica ed educativa, e si facciano – se è necessario –
meno PON e meno POR:  nessuno di quest’ultima rinuncia, son certo,
si lamenterà, meno che mai gli studenti che amano apprendere e non
perdere tempo!  Non dice il Poeta che “poca  favilla, gran
fiamma seconda”? Forse di retro a voi con miglior voci si pregherà
perché Qualcuno risponda!
Ai docenti, pertanto,  mi permetto di dire sommessamente e con il
massimo rispetto: in questa lotta  per migliorare e risolvere i
piccoli e grandi problemi quotidiani della scuola in cui lavorate,
siate vicino ai vostri  giovani, consigliateli al bene e date loro
il vostro esempio di onestà intellettuale, di impegno nel lavoro, e
di  una coscienza operosa,  netta e rigorosa.
Vedrete che i politici avranno di che temere di questa nuova alleanza
e, prima o poi, capiranno l’importanza del  ruolo vostro educativo
e vi aumenteranno, insieme alle ore, anche lo stipendio! 
Coraggio! sperare non nuoce, diminuiranno le ore, e aumenteranno lo stipendio.

Nuccio Palumbo

antonino11palumbo@gmail.com