Ad un mese circa dalla pausa natalizia, come di routine, in molti Istituti Superiori della Regione Campania si sta attuando l’ormai consueto rito delle occupazioni. Molti studenti lo vivono come una sorta di diritto acquisito, un adattamento del calendario che consente di traghettare questo periodo dell’anno scolastico direttamente alla sospensione natalizia.
Questa goliardica consuetudine, fonte di diletto, impegno e partecipazione da parte dei nostri studenti, si ripete ormai nell’indifferenza generale: assenti i genitori sempre più inadeguati a svolgere il loro compito educativo, inspiegabilmente tolleranti gli organismi governativi (dalla magistratura alla prefettura), distanti le istituzioni ministeriali ( USP, USR, MIUR ). Tutti coloro che dovrebbero garantire la regolarità del servizio-scuola si dimostrano puntualmente incapaci di far fronte ad eventi che ricorrono con rituale cadenza; eventi che sono favoriti proprio dalla sperimentata inidoneità delle risposte date dai genitori, dai magistrati, dai prefetti, dai ministri e dai dirigenti degli USR, passando anche per il ‘fancazzismo’ di alcuni docenti che in queste situazioni non mancano, come si dice a Napoli, di “azzupparsi il pane”.
Del resto, come definire l’atteggiamento di un direttore regionale che, avvisato dell’aggressione subìta da un preside durante un tentativo di occupazione, si è defilato pilatescamente non emettendo comunicati o direttive per non correre il rischio di “alzare il livello dello scontro” e ritrovarsi con tutte le scuole della Regione occupate dagli studenti??????
A dire il vero qualche aggettivo ci sovviene immediatamente, ma da uomini e donne di cultura preferiamo citare Manzoni che riferendosi a Don Abbondio diceva “Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”, ma pensiamo anche che essere guidati da un timido non è, di questi tempi, quanto di meglio possa capitare alla scuola di questa sventurata regione.
Del resto, il Sistema Scuola ha già scelto come capro espiatorio da sacrificare sull’altare della pacificazione e della comprensione il Dirigente scolastico che quasi sempre é da solo a fronteggiare una generazione di giovani arrabbiati, masse di occupanti organizzati, manipoli di vandali scatenati. Il rituale, ormai logoro , è sempre lo stesso: segnalazioni alla polizia, identificazioni, denunce di vandalizzazioni, qualche articolo sui giornali per i casi più eclatanti, dirigenti che si ritrovano asserragliati nei propri uffici e che fanno salti mortali per evitare che tutto venga distrutto, rubato, devastato in nome di quello che sembra ormai una sorta di “rito di iniziazione ” dei nostri adolescenti verso l’età adulta.
Noi diciamo ad alta voce: “ORA BASTA!!!!!!! “
Un Paese civile e democratico, nel pieno di una drammatica crisi economico- finanziaria, non può assistere inerte allo spreco di denaro pubblico. L’interruzione forzata delle attività didattiche, la reiterata vandalizzazione di decine di scuole, è uno scandaloso ed intollerabile sperpero di risorse. Se poi mancano le garanzie delle istituzioni, nulla può il coraggio dei dirigenti scolastici. E’ inutile combattere in trincea se nelle stanze dei bottoni imperano la pavidità della classe dirigenziale e l’inettitudine del sistema politico-istituzionale.
Chiediamo ai colleghi di non immolarsi più oltre, effettuate le denunce di rito dichiarino immediatamente la propria incompetenza a gestire una problematica che è innanzitutto di ordine pubblico. Ricordiamo, infatti, che tenere aperta una scuola durante un’occupazione espone innanzitutto i dirigenti, quali datori di lavoro, a conseguenze estremamente gravi in caso di aggressioni, infortuni, tanto più se causate da “terzi” che spesso si “infiltrano” durante le occupazioni.
In caso di occupazione o di rifiuto degli studenti di seguire le lezioni, se si ravvisa la mancanza di condizioni di sicurezza, non abbiano remore ad adottare tutti i provvedimenti che ritengono necessari, a partire dalla consegna delle chiavi della scuola nelle mani delle forze dell’ordine fin quando non siano ripristinate adeguate condizioni di sicurezza.
Suggeriamo di definire chiaramente, all’interno dei Regolamenti disciplinari di ogni scuola, sanzioni ‘specifiche per le occupazioni studentesche’: che siano dure e prevedano una valutazione negativa dei comportamenti. Ascoltiamo il fronte di coloro, docenti e genitori, che chiedono il regolare ripristino delle attività didattiche, e il rispetto del diritto allo studio.
La vera rivoluzione, se i nostri studenti fossero in grado di capirlo, sarebbe chiedere al “sistema” una scuola che li faccia studiare davvero e che sia in grado di prepararli all’ingresso nel mondo del lavoro, per aspirare ad un futuro lavorativo quantomeno dignitoso. E invece la scuola di oggi, che viene occupata per tirare un altro mese di vacanza è in gran parte poco più di un parcheggio ideato per far pascolare senza pericolo masse di adolescenti ai quali non si riesce ad offrire niente di meglio.
Alle autorità politico – amministrative, dal Ministro al Prefetto ed al Direttore Regionale, chiediamo di non lasciare che questo problema venga affrontato esclusivamente dai dirigenti scolastici e dalle forze dell’ordine, prevedendo procedure e misure che da un lato salvaguardino il diritto costituzionale a protestare nelle forme consentite dalla legge, ma che dall’altro salvaguardino il fondamentale diritto di ogni alunno a poter studiare ed apprendere.
Ciotola Vincenzo
ciotola.vincenzo@gmail.com


