Come è noto la manovra approvata dal governo lo scorso luglio decreta la chiusura delle Direzioni Didattiche e delle Scuole Medie e la loro trasformazione in Istituti Comprensivi. Formalmente non mette in discussione l’autonomia delle scuole al di sotto dei 500 alunni (il limite scende a 300 per le scuole di montagna), ma sostanzialmente sì, in quanto alle scuole sarà assegnato un dirigente scolastico reggente e non uno in ruolo.
La norma in questione è prevista dall’art.19, comma 4 e 5 della Legge 111 del 15.7.11 che è “finalizzata al contenimento della spesa e alla stabilizzazione della finanza pubblica”.
Con nota del 7 ottobre 2011, il Ministro Gelmini sollecita gli USR affinché spingano le Regioni e gli Enti Locali a predisporre i Piani di dimensionamento della rete scolastica entro il 31 dicembre.
Come spiega il documento inviato dalla responsabile Scuola della Segreteria nazionale Pd, Francesca Puglisi, i diktat della Gelmini mirano solo a fare e non sono accettabili perché la competenza in materia non è più del Governo, ma degli Enti Locali. Non a caso alcune regioni, come l’Emilia Romagna, hanno fatto ricorso alla Corte Costituzionale: opporsi a questo ulteriore taglio è necessario.
E’ notizia di queste ore che nella Conferenza delle Regioni, dopo una battaglia politica avviata dalle Regioni governate dal centrosinistra, si è unanimamente deciso di lavorare per la definizione di un documento da presentare al governo affinché si realizzi un ‘dimensionamento’ non come misura imposta per ogni singolo istituto, ma come media regionale da raggiungere in un triennio.
http://beta.partitodemocratico.it/doc/225077/dimensionamento-scolastico.htm
(da Pd)

