Tagli “indiscriminati e lineari” contro il lavoro pubblico mentre “si salvano le spese discrezionali di stampo politico”. Zero risorse per il funzionamento dell’ordine pubblico e della sicurezza. Ridotta la spesa per la scuola e per i suoi lavoratori, con “l’abbandono dei precari”. “Nessuna tutela” per quei lavoratori che non hanno, o hanno esaurito, gli ammortizzatori sociali. Tagli per 60 milioni ai Caf e quindi al servizio di assistenza fiscale fornito per conto della Pubblica amministrazione. Sono questi alcuni dettagli del disegno di legge di stabilità che la Cgil sottolinea parlando di “decisioni di chiara gravità che l’iter parlamentare dovrà radicalmente cambiare: ci si mobiliteremo perché ciò avvenga”.
Il sindacato di corso d’Italia passa al setaccio le misure denunciando come “la riduzione di spesa delle amministrazioni centrali, pari a 7,5 miliardi di euro per il 2012, avviene solo tagliando le prestazioni delle amministrazioni stesse, accanendosi così ancora una volta contro il lavoro pubblico e i cittadini in generale”. Infatti, osserva la Cgil, non si registra alcun taglio “alle spese ‘discrezionali’ delle amministrazioni, ovvero: consulenze, cumuli di incarichi dirigenziali, spese degli uffici di diretta collaborazione, tetto alle retribuzioni complessive, stop alle nomine di dirigenti fiduciari, spese di rappresentanza dei Ministri e del personale di Governo.
Addirittura con le nuove nomine lo Stato spenderà non meno di 1 milione e mezzo di euro”. Quindi “nessuna operazione né di rigore, né di riforma, ma solo tagli lineari che toccano pesantemente le prestazioni ed i servizi delle amministrazioni verso i cittadini”.
Per quanto riguarda il comparto sicurezza, la Cgil sostiene che “dopo quanto è avvenuto a Roma il 15 ottobre, è gravissimo solo l’aver previsto di ridurre le spese di vitto per il personale in servizio di ordine pubblico o il non aver previsto nuovi finanziamenti per la spesa di funzionamento per ‘ordine pubblico e sicurezza’ del Ministero dell’Interno, che riguardano sia la Polizia di Stato sia l’Arma dei carabinieri”.
Continua, inoltre, quello che la Cgil denuncia essere “un vero e proprio accanimento contro il lavoro pubblico che viene di nuovo colpito: sventato il taglio dei buoni pasto continua però la deroga ai contratti collettivi nazionali su temi che peggiorano pesantemente le condizioni di lavoro”.
In tema di istruzione, prosegue, “continua la riduzione di spesa sul funzionamento delle scuole, che grava sulle condizioni di lavoro del personale, e nessuna risposta viene data in tema di condizioni retributive o di nuove possibilità occupazionali, mentre ci si inventa lo scatto di anzianità a costo zero”; così come “non è previsto alcun intervento per mantenere al lavoro, né tanto meno per risolvere, la grave questione del precariato nei settori pubblici e della conoscenza”.
Quanto al tema ‘incidenza della crisi sui lavoratori’, la Cgil osserva: “Prosegue il finanziamento in maniera ordinaria del fondo per l’occupazione e gli ammortizzatori in deroga, mentre manca qualsiasi misura di tutela per chi è privo di ogni protezione e per i tanti lavoratori, il cui numero è in aumento, che stanno esaurendo gli ammortizzatori sociali già previsti”.
Infine risalta il “pesante taglio dei compensi per le funzioni svolte per legge dai Caf in tema di assistenza fiscale per conto della Pubblica amministrazione che in tal modo impegna minori risorse economiche ed organizzative”. Si tagliano, infatti, “i compensi per circa il 25%, pari a 60 milioni che obbligheranno i Caf a svolgere le proprie funzioni, anche di certificazione con le modalità stabilite dalla legge, operando una inaccettabile pesante riduzione dei costi fissi”.
Tutto ciò potrebbe determinare per il sindacato “il rischio grave di mettere a repentaglio migliaia di posti di lavoro, di peggioramento del servizio ai cittadini anche attraverso un aumento delle tariffe pagate dai dichiaranti: un costo maggiore per poter ottemperare al proprio dovere verso l’erario”. Una misura, quindi, “gravemente sbagliata che va cambiata proprio per garantire qualità del servizio ai cittadini e occupazione. Così come in generale – conclude la Cgil – va cambiato il ddl che è gravemente iniquo e depressivo”. (da http://www.rassegna.it)


