“ […]
e s’io al vero son timido amico,
temo di perder viver tra coloro
che questo tempo chiameranno antico”. (Par .XVII ,vv.118-119)
Così la coscienza morale di Dante, che sente vivo il legame con la posterità in funzione proprio della responsabilità della sua missione di intellettuale impegnato in un viaggio di verità e di giustizia , oltre che di redenzione. L’esercizio della conoscenza e della verità è il primo dovere di un intellettuale. Il suo compito non è semplicemente quello di esprimere opinioni in materia di morale o di ideologia, ma è qualcosa di più, che finisce per scontrarsi sempre , inevitabilmente, con l’arroganza del potere, le sue bugie, le sue perversioni, le sue ipocrisie e le sue forme di coercizione. La parola dell’intellettuale, se vuole essere credibile, non può che essere di disgusto e di denuncia nei confronti di ogni forma di corruzione, argine tetragono di difesa al servizio della verità che è sempre scomoda e “indigesta” quando svela attacca e critica le malefatte e le ingiustizie dei potenti; il suo alto magistero non può che essere quello di rimuovere “ogne menzogna”, di manifestare tutta intera la verità senza infingimenti, e lasciare “pur grattar dov’è la rogna”. Poiché” se la sua voce sarà molesta/ nel primo gusto, vital nodrimento/ lascerà poi, quando sarà digesta” (Par, c. XVII)-
A distanza di cinque secoli, un altro grande intellettuale laico e cristiano , Alessandro Manzoni , si richiamerà, ancorché giovinetto, all’alto magistero dantesco tanto , che tutta la sua poetica, nel tempo si svolgerà fedele dentro il solco “del santo Vero /mai non tradir: né proferir mai verbo,/che plauda al vizio, o la virtù derida”( In morte di C. Imbonati). E in più, a ribadire il rifiuto, l’avversione per le virtù “ passive”, e per la moralità dell’astensione, così cara ai nostri contemporanei intellettuali, il Manzoni più maturo aggiornando in chiave etica il suo” santo vero” , scriverà parole che suonano oggi- dopo il monito del cardinale Bagnasco: essere l’assenza dal sociale un peccato- profetiche e di un’attualità bruciante: “Vi ha tali stati di società nei quali pare che le virtù negative sieno le sole riservate all’uomo. Non cooperare al male sembra il massimo della virtù. Ora è male che l’uomo non agisca per il bene : la Religione mantiene sempre una specie di virtù attive possibili in tutti i tempi, che tengono esercitato l’uomo alle cose migliori […]”( Pensieri,VII, in Opere morali e filosofiche, a c. di Ghisalberti).
Nuccio Palumbo
antoninopal@katamail.com


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