Quando partiranno i Tfa (Tirocini formativi attivi) da anni promessi dal Miur ma ancora a quando sembra in alto mare? Le università, dopo la soppressione delle Ssis, hanno messo a disposizione il numero complessivo dei posti disponibili in attesa che dal ministero arrivi il permesso per il loro avvio anche per rispondere a tutto il dibattito suscitato settimane addietro attorno alle prospettive di insegnamento da dare ai giovani neolaureati che, considerato l’affollamento abnorme delle graduatorie, non avrebbero nell’arco dei prossimi 6/7 anni accesso al lavoro. Un problema rilevante ma dagli esiti difficili e controversi, sia perché non si può disconoscere né il servizio né le abilitazioni degli oltre 250mila precari in attesa da anni, e sia perché i tagli effettuati con la riforma hanno decimato i posti che risentono pure del blocco dei pensionamenti sul davanzale delle finestre mobili. D’altra parte l’accesso ai Tfa presuppone soprattutto il superamento di test preselettivi per scremare l’enorme numero di aspiranti e quindi il Miur dovrebbe predisporli, per evitare disparità e premiare il merito, a carattere nazionale, uguale per tutti e per classe di concorso; operazione difficile e delicata della cui complessità il concorso a preside di questi giorni ha dato prova, benché venga da molte parti proposto, proprio per semplificare, di affidare questo compito direttamente alle università. Contestualmente però si aspetta pure una nuova legge, promessa dopo il varo della “Formazione iniziale”, che dia le coordinate per il reclutamento dei docenti, nonché le spiegazioni nel dettaglio di chi può partecipare alle preselezioni per l’ammissione ai Tfa. Questione non da poco se è già nata una nuova piccola guerra tra precari “storici” e nuovi, tra già abilitati provvisti di tirocinio e abilitandi lasciati nel limbo, mentre scalciano i neo laureati in una disfida di tutti contro tutti per la conquista del primo posto disponibile. Dicono infatti i vecchi precari che le graduatorie a esaurimento (da cui si sono attinte le 30mila immissioni in ruolo di quest’anno) non si devono aprire a cui invece aspirano legittimamente gli abilitati, buggerati ignobilmente. Le gravi colpe del Miur, come si vede, cadono sempre sui più deboli, che riescono persino a litigare, mentre Gelmini promette il 50% dei posti ai vecchi e il 50% ai futuri abilitati, in assenza però di una benché minima certezza che è invece l’elemento indispensabile perché i giovani si creino un avvenire e forse la scuola un suo progetto sicuramente meno precario.
Pasquale Almirante – La Sicilia del 16 ottobre 2011

