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Domenica 12 Luglio 2026 |
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Spesa pubblica

Scuole senza risorse, genitori sugli scudi. Per gli studenti e le loro famiglie la scuola pubblica non garantisce più servizi sufficienti

Scuole a corto di
risorse. e così i genitori hanno
preso carta e penna e scritto al presidente del Consiglio dei Ministri
Silvio Berlusconi, ai ministri dell’Istruzione, Università e Ricerca
Maria Stella Gelmini, dell’Economia e Finanze, Giulio Tremonti, della
Pubblica amministrazione e Innovazione Renato Brunetta e, per
conoscenza anche ai sindaci e ai Consigli comunali della provincia di
Verona, all’Ufficio scolastico territoriale e regionale, alla Regione
Veneto, Giunta regionale, assessore all’Istruzione, e ai dirigenti
scolastici degli istituti comprensivi di Verona e provincia,

firmandosi come «genitori di
differente orientamento politico e religioso che hanno scelto di
iscrivere i propri figli nelle scuole pubbliche statali»
.                           

 «Facciamo parte di un Coordinamento provinciale dei genitori
degli istituti comprensivi di Verona, nato per la necessità di
confrontarci sulle questioni attinenti la vita scolastica, scambiandoci
idee, esperienze, buone pratiche e quant’altro possa contribuire a
migliorare l’offerta formativa delle nostre scuole», precisano i
firmatari. «Confrontando i bilanci dei nostri istituti, abbiamo
verificato che negli ultimi anni l’assegnazione finanziaria da parte
dello Stato è risultata insufficiente a garantire il funzionamento
amministrativo e didattico, la progettualità, le supplenze. Perciò le
scuole si vedono costrette a chiedere ai genitori contributi volontari
sempre più alti. Abbiamo promosso un’indagine conoscitiva da cui è
emerso che il contributo volontario (poche scuole lo definiscono
volontario) è stato introdotto in tutte le scuole, con quote che
raggiungono i 60 euro (alle superiori anche oltre 200 euro)».
Il servizio di prescuola tende ad essere esternalizzato per
insufficienza di personale interno ed è a pagamento per il 59% degli
istituti analizzati, con quote che toccano i 120 euro annui per alunno,
si precisa nella missiva. Che continua:«Anche per la sorveglianza mensa
alla scuola secondaria di primo grado sempre di più si utilizza
personale esterno a pagamento, con costo annuo per alunno che raggiunge
i 120 euro, a cui va sommato il costo della mensa».
La riduzione del tempo scuola alla Primaria ha diminuito il numero dei
rientri pomeridiani, per cui «aumentano per le famiglie i costi delle
attività integrative a pagamento (fino a 378 euro annui ad alunno). Del
tutto insufficienti sono pure i fondi per le supplenze. Una volta
esauriti, le scuole non sanno come garantire il “diritto allo studio”,
perché per nominare i supplenti devono anticipare soldi di cui non c’è
certezza di riscossione dallo Stato». Inoltre si denunciano l’aumento
del numero di alunni per classe con gravi ripercussioni sull’efficacia
della didattica e talvolta l’inosservanza della normativa sulla
sicurezza. Ancora:«Una gran parte dei nostri edifici scolastici non è
provvisto di certificazione statica, di agibilità, prevenzione incendi.
Molte scuole necessitano di manutenzione straordinaria e
ristrutturazioni che i nostri enti locali, a causa della riduzione dei
finanziamenti statali e del vincolo al “patto di stabilità”, non
possono affrontare».  (da http://www.larena.it)

redazione@aetnanet.org