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Umanistiche

La Lega Padana è una importante “antitesi” hegeliana alla festa dell’Unità.

Su un punto siamo
tutti d’accordo: il 17 marzo è la festa di San Patrizio, quello del
trifoglio, quello che fece capire l’unità e trinità di Dio prendendo
dal prato una fogliolina triplice. Ma noi non siamo Irlandesi. E’ vero
però che molti in Italia siamo “cattolici” come quel popolo celtico.
Noi abbiamo un altro patrono, anzi due: nati ad Assisi e  a Siena.
Santa Caterina è quella che tra il 1376-77 incoraggiò e convinse
Gregorio XI a lasciare  Avignone e tornare alla sede romana, dopo
quasi 70 anni di assenza del papato. San Francesco – quasi
contemporaneo del Barbarossa – è patrono d’Italia dal 1939, da quando
lo proclamò Pio XII che lo definì «il più italiano dei santi e il più
santo degli italiani». Riuscì a portare pace e unità tra le varie città
d’Italia in guerra tra loro, tra i politici e l’autorità religiose.
Il mensile “San Francesco, patrono d’Italia” ci fa sapere che il 150.mo
dell’unità “cade in un momento storico di particolare intensità
istituzionale sociale e religiosa”.  Il poverello di Assisi
avrebbe lodato Dio per la presenza-assenza della Lega padana  alla
festa della madre patria. Dai territori padani iniziò a metà 800 il
movimento rivoluzionario unitario e persino il tricolore risale alla
repubblica cispadana. Nel dibattito e nelle polemiche di questi giorni
si svela la validità del sistema metodologico delle triadi hegeliane:
alla tesi della festa nazionale si oppone l’antitesi negazionista e
ostile leghista. Ci sarà una nuova sintesi che dia inizio ad una tesi
ulteriore?…
Avevo 14 anni nel 1961 e non mi ricordo nessuna polemica. Tutto era
ovvio e scontato. C’era la festa centenaria e nessuno si opponeva.
Oggi, grazie alla Lega, è in atto un presa di coscienza culturale sulla
nostra identità di italiani. E’ cresciuta la domanda  autocritica
e riflessiva. Siamo stati, forse, come gli ignavi di Dante, ciechi e
sordi, costretti a correre dietro una bandiera lontanissima e di cui
non si vedeva il simbolo… I verdi padani però, cantando il “Va’,
pensiero…”,  dovrebbero ricordarsi che Verdi non è il plurale del
loro colore preferito ma quel genio che attraverso l’arte e la musica
operò una rivoluzione culturale e di fusione di ideali patriottici
tanto che il suo cognome diventò una sigla di protesta murale: W
V.e.r.d.i.
Il ministro leghista Maroni, in visita al santuario francescano, ha
dichiarato (14/01/2011): «Assisi rappresenta l’unità d’Italia. San
Francesco rappresenta le radici cristiane che sono alla base della
nostra cultura (…). Se saremo al Governo ritornerò ad Assisi il 4
ottobre per la festa di San Francesco Patrono d’Italia ». E in ricordo,
ha donato ai frati una medaglia che raffigura i campanili
d’Italia.  Non voterò certo per la lega ma condivido pienamente il
discorso ufficiale del ministro. Mille campanile, altrettanti comuni, e
una sola fede, una stessa patria. Il Federalismo non può essere
l’antitesi dell’Unità. L’unanimità convive col pluralismo. Il dialogo
costruttivo dà frutti anche quando ci sono opinioni diverse,
rispettate.
Le 13 colonie americane, protestanti, formarono una federazione unica:
“e pluribus unum”  (da molti, uno / out of many, one). Il motto
sta scritto sullo stemma, le monete e le banconote statunitensi. Le
iniziali 13 stelle oggi sono 50. Federazione vuol dire alleanza non
separazione, federare è unire e federarsi è unirsi non dividersi. 
La sintesi cromatica e/o l’armonia corale è fusione di colori o suoni:
“color est e pluribus unus”(Virgilio). L’arpa d’or non deve pèndere
muta, alle fronde dei salici (Quasimodo).
Per Bossi il motto andrebbe ribaltato: “ex uno plures”. E’ vero. Hanno
ragione le “trote” del Po: sono dure ma coerenti. La lega nord non può
festeggiare un anniversario unitario italiano. Lo proibisce l’articolo
1° dello statuto, approvato nel marzo 2002:  < L’eroe del popolo del carroccio è Alberto da Giussano, una figura priva
di fondamento storico ma nell’immaginario collettivo è il simbolo della
vittoria di Legnano quando il popolo si ribellò all’imperatore 
straniero. Di Legnano si parla nell’inno di Mameli. Chi l’avrebbe
detto?   Addirittura, Garibaldi (tanto odiato dai leghisti)
tenne un discorso nel 1862 proprio a Legnano in occasione del 700.mo
anniversario della battaglia. Si stava inaugurando,   in
Piazza Monumento,  la statua a Giussano,  che brandisce la
spada e lo scudo. Non fatelo sapere in giro…
I Francescani, da sempre, hanno uno stemma e un motto: due diverse mani
che si stringono e la scritta: Pax et Bonum. Il mio augurio di vecchio
prof. a quanti guardano con distacco all’anniversario dell’Unità è
questo: la memoria storica, anziché fermarsi nelle paludi delle
denigrazioni e delle mitizzazioni deve puntare sulla priorità della
persona umana (portatrice di diritti inalienabili), sulla
sussidiarietà, sulla solidarietà, su quella laicità che riconosce la
distinzione e insieme la collaborazione tra ordine politico e ordine
religioso. Sono principi che interpellano il nostro presente e che
spingono a dar corso a quelle riforme che il Paese attende ormai da
anni e sulle quali è necessaria la ricerca del più ampio consenso; sono
valori che vanno declinati nella costruzione di un futuro guidato dalla
prospettiva del bene comune. Su questa strada ci possano illuminare
l’umiltà, la semplicità e la libertà di Francesco d’Assisi e di Santa
Caterina.

 Giovanni
Sicali

giovannisicali@gmail.com