Vai al contenuto
Domenica 2 Agosto 2026 | Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
9.786 utenti registrati · 704 mln di pagine viste
Didattica

Riflessioni vespertine sulla valutazione e l’insuccesso scolastico

L’insuccesso scolastico all’inizio della secondaria superiore è spesso vissuto in maniera drammatica dall’adolescente. All’origine vi stanno molte cause legate a fattori socio-ambientali di vario genere, ma anche a difficoltà maturative oggettive proprie dell’età.
Il passaggio dalla media alla secondaria obbliga lo studente a modificare la propria prestazione cognitiva e ad attivare nuove capacità di acquisire informazioni dai libri attraverso un metodo di studio più personalizzato, più ordinato e metodico, rispetto a quello che gli capita di fare alle scuole dell’obbligo, dove si richiede all’alunno più ascolto in classe e meno studio a casa. Il risultato è che al momento dell’impatto con le superiori spesso il giovine studente possiede -non certo per colpa sua –  un’autonomia cognitiva insufficiente che non  gli consente, per esempio, di recepire i contenuti “non spiegati”, oppure ha una insufficiente autonomia emotiva affettiva con i  nuovi docenti con i quali stenta a relazionarsi positivamente. Che fare in questi casi?
Di sicuro, l’insegnante non deve lasciarsi andare ad apprezzamenti negativi e perentori; non bisogna scoraggiare l’alunno, dicendogli magari che quella non è scuola per lui, che è meglio cambiare indirizzo o, peggio, che non è portato per lo studio, ecc.ecc.
Questa tipologia di insuccesso apre problemi, oltre che didattici, soprattutto educativi  su cui la scuola-istituzione  ha l’obbligo di riflettere ampiamente.
Un ragazzino quattordicenne, con un giudizio di licenza “ottimo” e un consiglio di orientamento favorevole alla frequenza di un “liceo”, che  improvvisamente  si scoprisse “sceccu”  per un  giudizio improvvido,  e senza appello, emesso dal suo insegnante, si  disorienta, perde la  fiducia in se stesso; molla tutto e rischia di  chiudersi, apatico e muto,  dentro il  suo io mortificato!
 E’ un errore che la scuola comunità educante non può permettersi nei riguardi di uno scolaretto in fase di formazione, e  che si trova, per la prima volta, ad armeggiare con programmi e materie di studio  abbastanza complessi, e per lui  del tutto nuovi!
Un atteggiamento di tal genere non potrebbe fare altro che accrescere il divario fra la percezione di sé dell’allievo e la qualità oggettiva delle prestazioni da lui rese, troncando dolorosamente ogni possibilità di dialogo e di integrazione positiva!
Ogni essere umano custodisce dentro di sé virtualità creative, capacità intellettive, interessi e attitudini che è compito precipuo della scuola fare emergere e valorizzare.
Tommaso d’Aquino scriveva che “ la pace non è virtù ma frutto di virtù”. Così, parafrasando, – si parva licet  componere magnis – si può ragionevolmente pensare che un risultato scolastico affatto fallimentare  di un alunno,talvolta, non è che il frutto di un metodo didattico sbagliato, il segnale, ahimé, che qualcosa non va ma non  nell’alunno, bensì nel nostro metodo di insegnamento che non ha saputo trarre  frutto alcuno dal tenero alberello. Qualcosa non ha funzionato, probabilmente, anche nella “psicologia” del nostro linguaggio di adulti, nelle nostre  strategie comunicative spesso inadeguate a capire e ad interagire proficuamente con la personalità dell’allievo-persona, con i suoi problemi e con i processi di crescita della sua conoscenza in una fase particolarmente difficile, complessa  e problematica  come è quella dell’età evolutiva.

Nuccio Palumbo
redazione@aetnanet.org

Le notizie come questa arrivano prima su Telegram Graduatorie, convocazioni e scadenze della scuola siciliana in tempo reale. Gratis. Unisciti al canale →