Vai al contenuto
Domenica 12 Luglio 2026 |
La scuola siciliana in rete · News, normativa, didattica
11.169 utenti registrati · 704 mln di pagine viste
Leggi

Morale e politica. Le leggi contro concussione e peculato furono costruite dai romani

Le “leges de
repetundis “( sulla concussione, per intenderci) furono istituite a
Roma  a partire dalla metà del II sec.a.c., ai tempi dei Gracchi;
tali leggi  servivano ad assicurare alla giustizia  quei
politici  lestofanti che si fossero arricchiti in modo disonesto,
abusando del loro potere   ai danni della collettività. Le
leggi contro il peculato erano  “ acerbissime “, a detta di
Cicerone , perché imponevano non solo la restituzione, talora il
doppio, della somma sottratta illecitamente dai magistrati all’erario
pubblico durante le loro funzioni di governatori nelle province, ma
addirittura prevedevano la condanna a morte dei colpevoli di tale reato
o,  in subordine, l’esilio.
Il conflitto tra Potere giudiziario e interessi politici , che segna il
nostro tempo post-moderno, esisteva già anche allora:  
era quello aspro e litigioso tra l’oligarchia senatoria, gelosa custode
dei  profitti tratti dai suoi  possedimenti fondiari, da una
parte,  e gli Equites, la classe imprenditoriale, avida detentrice
degli appalti delle imposte nelle province, dall’altra! I processi “ de
repetundis” rappresentano un caso paradigmatico della violenza con cui
nella Roma antica le diverse fazioni politiche si lanciavano accuse e
strumentalizzavano i processi per accaparrarsi ricchezze e potere!
La storia politica dell’età antica  è anche storia di processi, di
conflitti di interessi, di lotte partigiane, consumatisi non solo sui
campi di battaglia ma anche  nelle aule giudiziarie, senza
risparmio di colpi bassi, di ferocia, di tradimenti, d’inganni, di
spergiuri,  maldicenze, di ripudi, di delazioni, di ricatti, di
false testimonianze,di calunnie, di trame e di brogli, e di
“gossip”,anche,  e di immoralità varie e  mostruose, che
nulla hanno da invidiare alle miserie  nostre  e alle
fragilità  del  tempo nostro  presente..
“ Homo sum: humani nihil a me alienum puto”. Così Terenzio, a
condivisione, suppongo, delle  consustanziali incongruenze che
sono insite nell’umana nostra natura , “l’uomo essendo –già anche per
gli antichi – qualcosa di miserabile e problematico”( B. Snell, la
scoperta dell’”umanità” e la nostra posizione di fronte ai greci, in La
cultura greca, Torino1963,p.335)

Ed allora, di che cosa stiamo parlando? Del” mos maiorum”? Niente di
nuovo da registrare sotto il sole!
I comportamenti sono rimasti tali e quali; sono quelli atavici; il
cinismo trasformistico del potere è rimasto sempre uguale e fedele a se
stesso da più di duemila anni a questa parte! Non ha mai cambiato
pelle!
Così pure l’immoralità che esibisce la trasgressione come norma di
vita, sia privata che pubblica, non è pratica solo  odierna .
L’antica civiltà classica greco-latina( e non solo) docet! Di festini e
banchetti a luci rosse, d’ inviti a cene  trimalcioniane, di
capricci e passioni senili è piena la storia dei  palazzi dei
potenti  di tutti i tempi!  Narra  Svetonio che 
l’imperatore Tiberio, impegnato ufficialmente nella “ correctio morum”,
dopo avere in Senato pubblicamente biasimato la condotta di un vecchio
crapulone che già da Augusto aveva ricevuto la nota di ignominia, in
privato gli aveva promesso di andare a cena da lui, a condizione che
mantenesse le abitudini per le quali lo aveva appena rimproverato in
pubblico e in special modo di mantenere quella(abitudine) di far
servire i convitati da procaci fanciulle nude!
Che, forse, ha ragione l’apostata Giuliano, a prendersela con quei
moralisti politici nostrani tanto ” puritani e giacobini”, quanto
digiuni di storia? Chi può dirlo. Forse ha  ragione  a
tuonare, bofonchiare, sgolandosi  a quel modo contro certi 
sepolcri imbiancati, lui,  così grande e grosso seduto ad un
tavolo pavesato di slogan e mutande? Chi può dirlo! Sì, forse lui, che
di trasformismi se ne intende, ha ragione ,sì ! Naturalmente, ma 
mutatis mutandis!

Perché l’indignazione mia- che qualcosa pure di storia so- resta lo
stesso, e non riesce a digerire le anomalie dei politicanti della
politica arida d’idealità, di fede e d’interesse sincero per il bene
comune; non riesce a concepire una politica lontana dalla “ patríos
politeía “, priva di valori di riferimento ideale.
O dobbiamo forse rassegnarci a credere che siano valori orientanti e
positivi: la mercificazione del corpo della donna, la doppiezza morale,
la lussuria , lo stravizio, la concussione, l’evasione fiscale,
l’incoerenza ideologica, il trasformismo politico, l’inaffidabilità
rispetto alle dichiarazioni d’intento, l’agire in chiave
personalistica, l’uso e l’abuso  disinvolto e strumentale del
potere, in una parola , il relativismo etico politico culturale ,
anticamera tutte, ahimé,  del nichilismo?

Nuccio Palumbo
redazione@aetnanet.org