La “fibrillazione politico-istituzionale”da tempo rende precario ormai il nostro litigioso bipolarismo, e non aiuta certo a risolvere i tanti problemi di cui soffre il Paese. Molti i segnali negativi preoccupanti: in crescita la disoccupazione giovanile; in perdita le entrate dello Stato (leggasi evasione fiscale); in difficoltà il decollo economico; in crisi la famiglia e la scuola.
Ma il fenomeno che appare tra i più inquietanti- e sul quale s’impone una seria e attenta riflessione – è che ogni giorno che passa i principi valoriali, su cui poggia la trama del tessuto della convivenza civile, si sfilacciano a misura che, allentandosi tutti i freni inibitori che aprono la strada alla pratica del “ ciò ch’ei piace , ei lice”, ognuno si sente autorizzato ad avere il diritto ad agire come vuole, fuori d’ogni regola etica, d’ogni senso della misura e del decoro e di rispetto degli “altri. La società “liquida” del consumismo e dell’apparire sembra promuove, purtroppo,al successo un’antropologia istintuale, priva di scrupoli, sfrontata, arrivista egoista e individualista, ecc. ecc.
Dato questo orizzonte, che disorienta e scoraggia soprattutto i giovani, ci si chiede : che fare? di cosa c’è bisogno per superare una crisi, che non è solo politica, ma etico-religiosa?
C’è bisogno di un lavoro “ di rimotivazione da compiere” ; bisogna dare “a questo nostro paese , e ai giovani in modo particolare, un orizzonte convincente ai sacrifici da affrontare” Così , il cardinale Bagnasco nella sua prolusione d’apertura ai lavori della Conferenza episcopale. In altre parole, c’è bisogno urgente di richiamare, e ancorare più saldamente, l’etica, l’economia e la politica alla radice dei valori originari della nostra tradizione religiosa cristiana. Se non così, come e dove trovare le forze per riemergere da tanto pantano? Come essere credibili nelle parole e negli atti? Come dare un senso alla politica, se essa non si mette al servizio del bene comune, anche con spirito di sacrificio, se non si fa solidale con i soggetti sociali più deboli, comprendendone i bisogni, se non è rispettosa “del Legislatore e del Giudice “; se non collabora, infine, con spirito cristiano ad aiutare “la persona a distinguere tra assenza di costrizioni e il comportarsi secondo i doveri della coscienza ? Allora la politica si fa più umana e acquista un significato se sa aprirsi al “ trascendente” che , – come afferma con forza il prelato- pur essendo “indisponibile allo Stato”, non può “essergli tuttavia indifferente, in quanto struttura la persona, la mette in grado di interpretare ciò che la circonda , le dona quella idealità e quella forza morale che la materialità non garantisce. Soprattutto, la rende capace di scegliere il bene anziché il male. Che per una società è la direzione primordiale e insostituibile. Parole, queste ultime, che rilanciano con forza il convincimento che il rapporto tra politica ed etica cristiana, è – oggi più che mai- ineludibile e irrinunciabile, e alle quali bisogna prestare molta attenzione, se si vuole veramente uscire dall’attuale “impaludamento, prima che sia troppo tardi.
Nuccio Palumbo
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