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Domenica 12 Luglio 2026 | Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
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Spesa pubblica

L’Italia sotto la media Ue per innovazione e ricerca

L’Italia arranca
dietro l’Europa e l’Europa arranca dietro Stato Uniti e Giappone. È
questa la situazione fotografata dal Nuovo quadro valutativo
sull’innovazione, presentato ieri a Bruxelles dal commissario
all’Industria, Antonio Tajani, e dal responsabile per la ricerca, Máire
Geoghegan- Quinn. Lo studio misura nei Paesi europei 25 indicatori di
innovazione, dalla qualità delle risorse umane, ai finanziamenti alla
ricerca, agli investimenti delle imprese. Ne esce il ritratto di
un’Europa in ritardo, soprattutto sull’attività di ricerca e sviluppo
del settore privato. «Il divario si legge – è particolarmente ampio e
in rapido aumento per quanto riguarda le entrate dall’estero derivanti
da licenze e brevetti ».         
  Resta il vantaggio su India e Russia, ma si accorcia quello
sulla Cina. Tra i Ventisette però la situazione è molto differente. Ci
sono i «leader dell’innovazione»,come Danimarca, Finlandia, Germania e
Svezia. Ci sono i Paesi «che tengono il passo», tra cui Francia e Gran
Bretagna. E poi ci sono quelli che non tengono il passo,
diplomaticamente definiti «innovatori moderati», tra cui l’Italia, in
compagnia di Grecia, Portogallo, Spagna e altri Paesi dell’Est. Infine
i «ritardatari»: Bulgaria, Lettonia, Lituania e Romania. (di Marco
Mongiello

ECONOMIA DELLA CONOSCENZA? È il fallimento della Strategia di Lisbona
varata nel 2000 per trasformare l’Unione europea «nell’economia della
conoscenza più competitiva del pianeta» entro il 2010. Tra le tante
promesse mancate c’era quella di creare un Brevetto europeo, per poter
registrare le invenzioni una volta sola, e smettere di svenarsi per
tradurre e registrare i brevetti in 27 Paesi diversi. L’iniziativa è
stata bloccata per anni dalle dispute sulla lingua da utilizzare. Roma
ha insistito per includere l’italiano, con l’unico risultato che ora
gli altri Paesi hanno deciso di procedere da soli e varare un Brevetto
europeo in inglese, francese e tedesco, imponendo così alle imprese
italiane uno svantaggio competitivo. Per recuperare lo smacco il
governo ha provato tardivamente a proporre l’inglese come unica lingua,
ha fatto ricorso alla Corte di giustizia Ue e ieri Berlusconi ha
scritto alle autorità europee per chiedere un brevetto che «rispetti
l’integrità del mercato unico e coinvolga tutti gli Stati membri». La
questione ora potrà essere sollevata nel Vertice Ue in programma
venerdì a Bruxelles.    (di Marco Mongiello da Flc)

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