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Domenica 2 Agosto 2026 | Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
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Nuove Tecnologie

Inchiesta- Le scuole hanno i computer ma non li usano

Le scuole italiane sono spesso attrezzate con aule informatiche, ma gli strumenti giacciono inutilizzati. Bisogna integrare le tecnologie nella didattica.
In quasi tre quarti delle scuole italiane c’è un’aula di informatica, ed è anche ben attrezzata; sfortunatamente, l’uso da parte delle classi è ridotto. È questo il dato che sintetizza l’indagine promossa da Adiconsum nelle scuole italiane e che ha coinvolto 1.570 studenti, 523 genitori e 299 insegnanti.  A casa, quasi tutti i ragazzi hanno un computer (il 97%) anche se è usato sostanzialmente per attività “di intrattenimento”, dai videogiochi ai video, dalla musica alle foto, fino ai social network. Anche gli insegnanti hanno per lo più familiarità con il PC: il 94% ne possiede uno, e il 50% si definisce “competente” anche nell’uso di Internet.
Se  a ciò si aggiunge che il 73,5% delle scuole, come dicevamo all’inizio, dispone di un’aula di informatica e che il 66% ha anche la connessione a Internet, parrebbe che la tecnologia abiti di diritto tra i banchi.
L’uso, tuttavia, è limitato. Dipenderà forse dal fatto che avere un’aula di informatica significa che ogni classe deve fare a turno con le altre, ma solo il 35% degli studenti riesce a entrarvi più di una volta a settimana, il 28% non più di una volta ogni sette giorni e il 29% una volta al mese mentre il 64% dice che i docenti non usano il computer per fare lezione.
Sempre parlando di insegnanti, il 33% usa i supporti multimediali allegati ai libri di testo in aula, ma non più di una volta al mese.
Spesso, poi, non si tratta di cattiva volontà: oltre ai problemi logistici derivanti dal dover condividere le risorse presenti, molti insegnanti che pure conoscono l’uso dei PC e di Internet non sanno come applicare praticamente queste tecnologie nella didattica.
Se si vuole un aumento nell’uso degli strumenti informatici a scuola è necessario pensare e fornire percorsi strutturati appositamente, che non siano un semplice riversamento dei contenuti che si trovano nei libri.
È questa anche l’idea del ministero dell’Istruzione, che parla di “portare il laboratorio in classe” intendendo il laboratorio non “come aula informatica, ma come idea diversa di didattica che ogni giorno deve avere la possibilità di utilizzare la tecnologia”.
“Per questo” – ha spiegato Rossella Schietroma, dirigente della Direzione generale per gli studi – “il Ministero ha elaborato due Piani: il Piano LIM, dove la LIM (la Lavagna Interattiva Multimediale) funge un po’ da mediatore culturale e il Piano Cl@ssi 2.0 che partirà a ottobre e che vuole velocizzare l’applicazione di questi nuovi strumenti”. (da http://www.zeusnews.com)

 redazione@aetnanet.org

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