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Domenica 2 Agosto 2026 | Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
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Incontri

DIECI ANNI DI AUTONOMIA SCOLASTICA Celebrati al Parini con il tema “Scuola , e ora?”

I dieci anni dell’autonomia scolastica, che ha avviato i primi passi appunto nel settembre dell’anno 2000, sono stati celebrati all’Istituto Parini  con il convegno su “SCUOLA E ORA? Il metodo Monasta- Torrigiani di progettazione del curricolo e valutazione dell’apprendimento”.
Un interrogativo che pone tante perplessità e che sollecita a guardare avanti
Una data così importante non poteva passare sotto silenzio, ha detto  il preside Giuseppe Adernò  nell’introduzione al convegno,   tratteggiando  il cammino della scuola italiana in questo decennio, denso di innovazioni e di cambiamenti.
L’autonomia scolastica, attivata a seguito della modifica del titolo V della Costituzione, essendo la scuola una istituzione di servizio pubblico, ha modificato il volto organizzativo della scuola , la quale, nel rispondere ai bisogni dell’utenza e del territorio, ha la facoltà di promuovere servizi e progetti finalizzati , mettendo in atto uno specifico “piano dell’offerta formativa”, in coerenza al “progetto educativo d’Istituto.
Mentre da una parte  l’autonomia ha apportato modifiche organizzative e gestionali, cariche di non poche  responsabilità per i dirigenti e gli operatori, dall’altra  si registra un’autonomia incompiuta ,spesso mortificata dalla non    coerenze assegnazione delle risorse necessarie. Il tanto auspicato “organico d’Istituto” e  la modifica degli organi collegiali sono ancor tasselli mancanti all’autonomia scolastica.
Tra le principali innovazioni che hanno resistito alle diverse  incursioni legislative determinate dal cambio di  ben  cinque ministri che si sono succeduti nel decennio,  il tema della progettazione didattica e della  valutazione per competenze ha consolidato una nuova  cultura e prassi scolastica, anche se ancora occorre una rinforzata azione di convinta motivazione tra tutti gli operatori.
Il passaggio dalla scuola statica e immobile, ingessata nello svolgimento del programma si è passati al boom della “scuola dei progetti” che a volte hanno prevalso sulla didattica, rendendola “progettificio” ed ora si è tentato di recuperare il “progetto della scuola” secondo un definita contrattualità ed offerta  formativa , espressione di un vero  “patto pedagogico”
    In questo momento storico  della scuola italiana sono alla luce della ribalta le proteste per i tagli e le riduzioni di cattedre, di ore di insegnamento, secondo l’impianto dei nuovi licei e la contrazione del tempo prolungato,  motivo di contestazione di piazza e  di reale disagio per tanti giovani docenti che hanno investito nel lavoro a scuola il loro futuro. A questi dati numerici, purtroppo corrispondono altrettante  negative classifiche che registrano i dati  degli studenti evasori dell’obbligo scolastico, degli alunni bocciati che non arrivano al diploma, degli universitari che parcheggiano negli atenei, dei pochi laureati e dei  pochissimi che si affermano nel campo professionale per competenze e performance che  cominciano a maturare  proprio tra i banchi di scuola.
Su questo tema è intervenuto, appunto, il prof. Attilio Monasta già docente di pedagogia sperimentale e didattica all’Università di Firenze,  direttore dell’agenzia “Aristeiaonline”,  il quale ha illustrato ai numerosi docenti dei tre ordini di scuola il “metodo per progettare il curriculo” che va ben oltre la semplice e tradizionale trasmissione delle conoscenze e punta essenzialmente sull’apprendimento, inteso come modifica del modo di pensare, di sentire e di agire, ed esprime anche nell’extra scuola le competenze del saper fare e del saper essere acquisite attraverso lo studio delle discipline.
    Il messaggio di trasformare il “tempo di insegnamento” e le ore di lezione svolte dal docente in efficaci “ore di apprendimento” per gli studenti, va ben oltre la contestazione della riduzione delle ore assegnate alle singole discipline, in quanto essendo solo un mezzo, non possono diventare il fine della scuola.
Puntare al traguardo alto delle competenze ed utilizzare tutti gli strumenti opportuni per certificarli in maniera corretta e puntuale, è la scommessa e la sfida del prossimo decennio nella scuola italiana.
    Non ci sono, infatti, materie importanti e materie di serie B, ma la differenza nasce dalle materie insegnate bene e quelle non insegnate, ancorché scritte nell’orario e svolte soltanto formalmente.
    I risultati che la scuola produce sono, infatti, espressione, di tali strategie e l’applicazione di un  corretto metodo di “valutazione dell’apprendimento” offre garanzie di successo formativo.
    La ricorrenza del decennale mette in luce i molteplici aspetti innovativi messi in atto, ma convinti che “I cambiamenti o si governano o si subiscono”. credo proprio che  sia indispensabile  che vengano “governati” da protagonisti attivi e responsabili.
    Non ci sono ricette, non ci sono terapie standard o modelli  e schede  da fotocopiare. Unica regola e norma da seguire è quella di  pensare al miglior bene degli studenti  e per loro, per il loro futuro professionale progettare il percorso, che prende il nome di “processo” di formazione, termine dinamico di movimento  e di azione.

redazione@aetnanet.org

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