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Domenica 12 Luglio 2026 |
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Formazione Professionale

Apprendistato: Governo abbassa di un anno l’età di ingresso nel mondo del lavoro

Ostinandosi a rubare un anno di
istruzione ai ragazzi si condannano i giovani “alla legge del figlio di
papà”,
per cui chi ha genitori professionisti o dirigenti è
sicuro di andare meglio a scuola e di avere una professione migliore e
più remunerativa. Gli altri andranno a lavorare presto, in mansioni più
basse, meno pagati. Anzi dovranno andarci il più presto possibile, un
anno prima di quanto la legge vigente prevede. Ciò avviene mentre tutte le
indagini (Ocse e Banca d’Italia) ci indicano un percorso esattamente
contrario: investire in conoscenza.”

Da parte
della senatrice del Pd, Mariangela Bastico, riceviamo una dichiarazione
in merito all’apprendistato che pubblichiamo  per allargare il
dibattito sulla scuola anche su questo versante così delicato e forse
pure troppo poco frequentato .Certamente siamo aperti ad accogliere
punti di vista differenti.

Redazione
redazione@aetnanet.org

Dichiarazione di Mariangela Bastico
 
La norma sull’apprendistato a 15 anni, e la maggioranza che
approvandola se ne assume ogni responsabilità, è scellerata,
autolesionista e classista.
Ostinandosi a rubare un anno di istruzione ai ragazzi si condannano i
giovani “alla legge del figlio di papà”, per cui chi ha genitori
professionisti o dirigenti è sicuro di andare meglio a scuola e di
avere una professione migliore e più remunerativa. Gli altri andranno a
lavorare presto, in mansioni più basse, meno pagati. Anzi dovranno
andarci il più presto possibile, un anno prima di quanto la legge
vigente prevede. Ciò avviene mentre tutte le indagini (Ocse e Banca
d’Italia) ci indicano un percorso esattamente contrario: investire in
conoscenza.
Con questa norma il Governo si appropria di un anno di diritto
all’istruzione sottraendolo ai ragazzi, abbassa a 15 anni l’età di
ingresso al lavoro, riduce le opportunità di futuro e blocca la
mobilità sociale. Rinuncia anche ad un investimento che darebbe una
resa del 7%. Bankitalia ha calcolato in una interessante indagine sul
rendimento dell’istruzione che questo è l’investimento più remunerativo
per i singoli e per il Paese: mediamente il 7%, fino all’8% al Sud.
Siamo di fronte a un’operazione inaccettabile e classista e a una
maggioranza che si assume una responsabilità immensa di fronte agli
studenti e alle famiglie di tutto il Paese.