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Domenica 12 Luglio 2026 |
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Umanistiche

”LA SPOSA INFEDELE” – FEDERICO GARCIA LORCA

La sposa infedele

 

E io me la portai al fiume
 credendo che fosse ragazza,
 invece aveva marito.

 Fu la notte di S. Giacomo
 e quasi per compromesso
 si spensero i lampioni
 e si accesero i grilli.
 Dopo l’ultima curva
 toccai i suoi seni addormentati,
 e mi si aprirono subito
 come rami di giacinti.
 L’amido della sua sottana
 mi suonava nell’orecchio,
 come una pezza di seta
 lacerata da dieci coltelli.

 Senza luce d’argento sulle loro cime
 sono cresciuti gli alberi,
 e un orizzonte di cani
 latra molto lontano dal fiume.

 Passati i rovi,
 i giunchi e gli spini,
 sotto la chioma dei suoi capelli
 feci una buca nella sabbia.
 Io mi levai la cravatta.
 Lei si levò il vestito.
 Io il cinturone con la pistola.
 Lei i suoi quattro corpetti.
 Né tuberose né chiocciole
 hanno la pelle tanto sottile,
 né cristalli sotto la luna
 risplendono con questa luce.

 Le sue cosce mi sfuggivano
 come pesci sorpresi,
 metà piene di fuoco,
 metà piene di freddo.
 Quella notte percorsi
 il migliore dei cammini,
 sopra una puledra di madreperla
 senza briglie e senza staffe.

 Non voglio dire, da uomo,
 le cose che lei mi disse.
 La luce della ragione
 mi fa essere molto discreto.
 Sporca di baci e sabbia,
 la portai via dal fiume.
 Con l’aria si battevano
 le spade dei gigli.

 Mi comportai da quello che sono.
 Come un gitano autentico.
 Le regalai un tavolino da lavoro
 grande di raso paglierino,
 e non volli innamorarmi
 perchè avendo marito
 mi disse che era ragazza
 quando la portavo al fiume.

 

FEDERICO GARCIA LORCA