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Domenica 12 Luglio 2026 |
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Opinioni

Un professore su 7 non fa lezione

ASSENZE, ESONERI,
COMANDI, SUPPLENZE: UN TORMENTONE SENZA FINE

Considerato che il Ministro Gelmini ci ha comunicato che
non ci sono soldi per le supplenze e per il personale, che non ce sono per il
fondo d’Istituto e per gli Esami di Stato, che non ce ne sono per i contratti,
che bisognerà tagliare il 17% del personale ATA, come se questo sovrabbondasse,
che occorre aumentare il numero degli studenti per classe e chiudere le scuole
piccole, abbiamo provato a elaborare i dati relativi al personale fuori organico
che non lavora in classe: vi illustriamo i risultati di questo studio, la cui
fonte primaria sono il MIUR per quanto riguarda l’organico 2006/2007 e i dati de
l’Organisation de Coopération  et de
développement Economiques “Regards sur l’Education 2007”.


 


 

Valutazione dei
risultati e metodiche seguite.

  • Dalla scheda sopra illustrata si rileva che a fronte di circa 74.500
    supplenti si registrano circa 142.500 docenti assenti per esoneri, malattia,
    ferie, permessi etc.
  • Ogni mattina i dirigenti scolastici italiani si trovano a dover sostituire
    68.000 assenti (in media 6
    in
    ogni scuola) con ore eccedenti (supplenze di un’ora
    a pagamento prestate da docenti che hanno volontariamente dato la
    disponibilità). Il che è praticamente impossibile, per cui bisogna accorpare
    le classi, lasciarle incustodite o rimandarle a casa.
  • Sarebbe sufficiente eliminare le compresenze e gli esoneri per reperire
    93.000 docenti da rimandare in classe e utilizzare così risorse per aumenti
    di stipendio. Inoltre non sarebbe più necessario tagliare gli organici e
    aumentare il numero di studenti per classe.
  • L’elaborazione dell’ASASI si basa sui dati ufficiali pubblicati dal MIUR
    relativi all’anno scolastico
    2006/2007
    (sono gli ultimi sul sito del Ministero). Il nostro lavoro è
    stato di riportare a cattedre orario i congedi orari o giornalieri: per
    esempio trasformare i permessi orari dei RLS in unità di personale mancante:
    se in ognuna delle 10.400 scuole ci sono 1,2 Rappresentanti dei Lavoratori
    per la Sicurezza (nelle
    scuole con più di 900 alunni sono tre), e ciascuno fruisce di 40 ore di
    permesso sindacale e le ore complessive svolte da un docente in un anno sono
    594, si ricava che il costo per la sostituzione degli RLS equivale a 840
    cattedre di docenti assenti: l’ARAN, nel concedere in sede di contratto
    questi esoneri, non ha pensato né a come operare la sostituzione, né a come
    pagarla.
  • Dalla elaborazione dei dati emerge con chiarezza che la legge 104 ha un impatto
    fortissimo sulle assenze, in quanto corrisponde a 10.200 cattedre,
    altrettanto la concessione del diritto allo studio che corrisponde
    all’assenza di 5.358 docenti.
  • Dalla tabella risulta invece che le assenze per gravidanza non hanno una
    forte incidenza sull’assenteismo. Questa realtà è dovuta al fatto che i
    docenti in servizio con meno di 39
    anni sono 79.408 e i docenti con più di 40 anni sono 622.126:
    una età media notevolmente “vecchia”.
  • Il tasso di assenteismo dell’8% è riferito al giugno 2007, quindi prima
    degli interventi del ministro Brunetta. È lecito supporre, in assenza di
    dati certi ministeriali (i proclami. “ho abbattuto l’assenteismo del 50%”
    lasciano il tempo che trovano) che l’assenteismo sia sceso in una prima fase
    al 6%, ma oggi che i docenti hanno capito che le trattenute sono irrisorie,
    dell’ordine di grandezza di 3 o 4 euro al giorno, 
    la percentuale torna a salire. Di contro le spese per visite fiscali
    sono così elevate da ridurre i benefici economici correlati. Sarebbe stato
    meglio aumentare le trattenute, evitare l’obbligatorietà delle visite
    fiscali assegnandone la discrezionalità ai dirigenti scolastici. Infatti le
    supplenze temporanee non sono pagate dal Tesoro, ma dai bilanci
    dell’istituto e i presidi hanno tutto l’interesse a esercitare i dovuti
    controlli per evitare di andare in scopertura sulle giacenze di cassa.
  • Gli effetti delle assenze per ferie, permessi,
    assemblee sindacali in orario di lezione, legge 104, esoneri
    per diritto allo studio hanno effetto devastante sulla didattica e
    sull’erario in quanto, da soli (quattro tipologie di assenze su venti),
    rappresentano 66.671 docenti assenti su 85.254.
  • In proporzione la situazione è analoga per il personale ATA.
  • Le leggi e i contratti degli ultimi anni sono stati pensati senza tener
    conto della copertura finanziaria dei benefici individuali, concorrendo alla
    disarticolazione della continuità didattica.
  • Gli esoneri della RSU probabilmente sono sovrastimati in quanto è possibile
    che non tutti i Rappresentanti fruiscano completamente delle ore di permesso
    disponibili. Per contro i dati della L. 104 potrebbero essere sottostimati
    in quanto statisticamente si fruisce del giorno libero in occasione di un
    impegno giornaliero di quattro o cinque ore, e non quando l’orario prevede
    una o due ore di lezione.
  • L’attuale linea ministeriale che prevede di conservare gli esoneri e si
    propone di tagliare il personale tecnico, amministrativo e i bidelli, è in
    pratica un suicidio programmato in quanto le scuole già non riescono a dare
    adempimento agli attuali carichi di lavoro.
  • Il ministro si propone di tagliare 700 dirigenti scolastici, 80.000 docenti
    e 40.000 ATA in tre anni. Sarebbe sufficiente eliminare gli
    85.254 esoneri, permessi e ferie
    durante le attività didattiche, (ferie e permessi potrebbero essere
    sostituiti da un  cambiamento del
    giorno libero), le 49.107 compresenze,
    l’abbattimento di un 2% di assenze per malattia e quindi
    14.030 assenze in meno, per
    evitare i tagli e reperire le risorse per cospicui aumenti di stipendio
    selettivi.
  • L’inchiesta sulla scuola di Pietro Iacona mandata in onda su RAI3 domenica 8
    febbraio alle ore 21,30
    ha

    mostrato fino in fondo il crollo di autorevolezza della scuola statale, la
    profonda corruzione che permea le scuole paritarie non religiose, il
    disinteresse nel meridione della politica, delle istituzioni e degli enti
    locali nei confronti della scuola. Il confronto con la Svezia, dove esiste il
    principio di responsabilità individuale, un sistema di reclutamento molto
    più serio di quello nostro e la
    carriera per i docenti
    , è stato per noi impietoso.
  • Segnaliamo infine che l’Italia spende per studente € 7.303 annui contro una
    media OCSE di € 6.682 e che il salario iniziale di un professore del II
    ciclo in Italia è di € 22.923 contro una media OCSE di € 27.353.

Roberto Tripodi