Esistono precise prove scientifiche a testimonianza dell’incremento dell’inquinamento acustico nei mari: ad esempio lo Scripps Institution of Oceanography ha monitorato le acque dell’Oceano Pacifico a partire dal 1964, rilevando un incremento del rumore di dieci volte in 40 anni: 3 decibel all’anno. La causa è il numero sempre più elevato di navi che solcano i mari, passate da circa 42.000 a 90.000 unità.
Ambientalisti e ricercatori stanno compiendo ulteriori studi per verificare gli effetti di questi dati sulla vita dei mammiferi. Il Fondo internazionale per la protezione degli animali "Whale and Dolphin Conservation Society" ha rilevato come, a causa del rumore dei mari, le balenottere abbiano dovuto diminuire del 90% la distanza per poter comunicare tra di loro.
In questo modo vengono compromessi i trasferimenti e le migrazioni, mettendo in grave pericolo la stessa sopravvivenza delle specie. Balene e delfini per potersi orientare sotto il mare oramai devono vincere suoni di ogni genere che interferiscono direttamente con il loro linguaggio, provocati da grandi navi commerciali, sonar e radar sismici.
Mark Simmonds, direttore scientifico della Whale and Dolphin Conservation Society, nel rapporto «Ocean noise: turn it down» della Conferenza della Convenzione sulle specie migratrici, ha evidenziato come l’inquinamento acustico dei mari sia il diretto responsabile del problema degli spiaggiamenti di mammiferi marini, anche di quelli che si immergono a grandi profondità, come lo zifio.

