Vai al contenuto
Domenica 2 Agosto 2026 | Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
9.786 utenti registrati · 704 mln di pagine viste
Voce alla Scuola

”RICREAZIONE”: QUEI RIMPROVERI A SCUOLA CHE AIUTAVANO A CRESCERE

IL PROF: “HO CAPITO…CHE NON HAI CAPITO NIENTE”

Nella scuola italiana, da qualche anno a questa parte ormai, sta succedendo qualcosa di veramente strano, in barba a qualunque sbandierata legge della par condicio: in sostanza gli alunni possono dire tutto quello che vogliono ai malcapitati insegnanti, dall’insulto alla mala parola fino ad accompagnare la colorita espressione verbale con l’uso delle mani, mentre, chissà perché, i docenti sono sempre più inermi e indifesi dinanzi ai ragazzi.
Per una perversa pedagogia, che affonda le sue radici in antichi fraintendimenti, si tende, anzi si deve evitare di scioccare il discente: il giovane è fragile, incapace di affrontare sconfitte o rimproveri aspri. O almeno: è così o così lo abbiamo reso.  Facciamolo navigare in acque chete, dove tutto è armonioso e soave: niente rampogne, niente critiche, sempre bene e bravo, guai a dire il contrario. Si offende lui, si offendono i genitori, si offende il mondo intero. Non è vero, naturalmente. Lo sappiamo tutti che il miglioramento passa attraverso l’errore, dichiarato, corretto, introiettato, digerito e metabolizzato una volta per tutte. Ma l’andazzo è questo. Niente rimproveri, niente correzioni. Tutto bene, tutto perfetto a scuola.
Almeno nella scuola di oggi, un’istituzione che forse non riesce più, con tutta la buona volontà, a educare compiutamente. Mentre un tempo lontano, ma forse nemmeno tanto, al liceo classico “Gulli e Pennisi” di Acireale, c’era un professore bravo, bravissimo, di nome Cavicchi, che, quando interrogava, fissava tra il serio e il divertito, il suo alunno, impegnato a ripetere con foga qualche argomento, e poi pacatamente affermava: “Ho capito.” E l’alunno, contento in cuor suo, esultava: il professore ha capito, quindi ho fatto bene, ho ripetuto bene, ho mostrato piena padronanza dell’argomento. Ma era solo un attimo. Poi, sornione, soggiungeva: “Ho capito che non hai capito niente.”
Chiaro, semplice, diretto. Niente drammi. Niente pianti. E si guadagnò così il ricordo perenne dei suoi cari alunni. Lei, sì, caro professore d’antan, che li voleva davvero bene…

Silvana La Porta

Le notizie come questa arrivano prima su Telegram Graduatorie, convocazioni e scadenze della scuola siciliana in tempo reale. Gratis. Unisciti al canale →