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Domenica 12 Luglio 2026 |
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Retribuzioni

Basta con la scuola stipendificio Gli insegnanti rappresentano lo zoccolo duro dell’elettorato di sinistra. Per questo il Pd li difende. Ma attenti…

Quando leggo le polemiche sul­la scuola, mi pare di assistere a un film giallo.
Chi è l’assassino? Chi l’innocente ingiustamente sospettato?
Gli ultimi da­ti Ocse sulla scuola italiana sono pessimi, ma purtroppo non sorprendenti. I nostri giovani laureati tra i 25 e i 34 anni sono il 17 per cento, il 33 nell’Ocse. Stiamo sotto il Cile e il Messico. I nostri diplo­mati sono il 15 per cento meno della Gre­cia e il 5 per cento meno della Slovenia.
Sappiamo che i nostri ragazzi hanno la peggiore preparazione d’Europa in fatto di matematica e lingue straniere.
Con una differenza: nel Nord-Est siamo ai vertici, nel Sud nei bassifondi. Non è il valore dei singoli insegnanti in discus­sione: è l’intero sistema sociale che ruo­ta intorno alla scuola a fare acqua.
Ma ap­pena il ministro Mariastella Gelmini ha detto che bisogna addestrare meglio i ra­gazzi del Sud per metterli in condizione di superare i test internazionali è scop­piata la rivoluzione. Walter Veltroni, persona seria che oc­cupa come leader dell’opposizione un po­sto di grande responsabilità, ha lanciato per fine mese una grande mobilitazione popolare contro Gelmini. Ha detto in te­levisione che il tempo pieno sarà di fatto azzerato, le donne non sapranno più dove tenere i figli mentre lavorano, nei picco­lissimi centri saranno chiuse le scuole.
Fos­se davvero così Gelmini andrebbe rimos­sa a furor di popolo. Ma è così? Senti il ministro e ti dice invece che il tempo pieno alle elementari sarà aumen­tato del 50 per cento. Non ridotto, non dimensionato, aumentato della metà. Co­me? Semplice: se al mattino torna il mae­stro unico, gli altri potranno occuparsi del pomeriggio. Dunque? E le scuole nei pic­colissimi centri?
Nessuno pensa di chiu­dere gli istituti nei centri isolati o mon­tani, dice il ministro. Lì prevale ovviamente l’obbligo sociale. Ma ha senso tenere un insegnante ogni 9,7 alunni quando la me­dia europea è di 12? I piccoli centri esi­stono soltanto in Italia? L’Italia spende per la scuola come la me­dia europea: 3,5 per cento del pil. Ma il 97 per cento se ne va per stipendi. Da fa­me, i peggiori d’Europa.
Se una persona di buonsenso ha un numero di insegnan­ti superiore alla media e retribuzioni sot­to la media, che fa? Riduce gli insegnan­ti e aumenta le retribuzioni. E invece no, scoppia la rivoluzione e il 15 settembre in molte scuole gli insegnanti minacciano di presentarsi con il lutto al braccio.
Quan­do il lutto dovrebbe indossarlo il Paese. La scuola, cardine del futuro di ogni na­zione, in Italia è diventata uno stipendifi­cio. Risulta che negli ultimi 10 anni sia­no stati realizzati fantastici investimenti tesi a migliorare la qualità complessiva del­l’insegnamento con risultati adeguati? No? E allora come mai i 32 miliardi di euro spesi nel ’99 sono diventati i 43 di oggi? Gli 8 miliardi di risparmio programmati per i prossimi 3 anni da Gelmini non ta­gliano la spesa attuale. Eviteranno lo sfon­damento del tetto dei 50 miliardi.
Gli insegnanti rappresentano tradizio­nalmente lo zoccolo duro dell’elettorato di sinistra. Si capisce dunque che il Pd voglia difenderli. Il problema è di mettersi d’ac­cordo su che cosa significhi la difesa di una categoria vitale per il nostro futuro. Un in­segnante frustrato e malpagato serve a po­co.
Perché non tentare una svolta?
L’Ocse dice che 1’85 per cento dei ge­nitori è soddisfatto della scuola italiana. Beati loro. La domanda successiva do­vrebbe essere: mantenete lo stesso tasso di soddisfazione sapendo che tra i vostri ragazzi ci sarà il più alto numero di di­soccupati europei e che in ogni caso es­si cominceranno a lavorare molto più tardi degli altri?