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Rassegna stampa

L’EMERGENZA EDUCATIVA OLTRE IL GREMBIULE GUERRA

Il tempo verghiano in cui Bastianazzo il moccolo non se lo asciugava se prima suo padre non gli avesse detto «soffiati il naso», è oramai definitivamente tramontato. Così come finito è il tempo in cui in ginocchio dietro la lavagna, con il grembiulino magari rattoppato ma fresco di bucato, si doveva scontare, senza discutere, il castigo imposto dal maestro unico, secondo padre-padrone. E chi non ricorda certi scapaccioni, subiti senza fiatare, che lasciavano il segno (la “papula”) per l’intera giornata, o certe bacchettate sulle dita, che diventavano violacee d’inverno per chi soffriva di geloni!

Il tempo della memoria trasforma tutto in poesia; ma si può ignorare di che lacrime e di che sangue la Musa grondi? Ministra, lei è troppo giovane per questa memoria. Ma se riflette, capirà senz’altro che i rimedi che Lei propone sono peggiori dei mali che dice di volere eliminare!

Pensare di potere riportare autorevolezza e serietà nella scuola ripristinando l’uso del grembiulino, nero azzurro o bianco che sia, o ripescando dal fondo del passato amarcordiale la figura del maestro unico o, ancora, riproponendo la minaccia del cinque in condotta come deterrente risolutivo per gli alunni ribelli e insofferenti di ogni disciplina scolastica, mi sembrano tutte soluzioni molto epidermiche e di facciata nazionalpopolare, puri efflati emotivi di cui francamente non si sente l’urgenza!

L’emergenza educativa impone ben altro su cui seriamente riflettere. In primis, la consapevolezza storico-critica che gli alunni di oggi sono antropologicamente diversi dagli alunni della scuola di ieri. Così come profondamente è cambiata la società in cui ci troviamo a vivere ed operare insieme, genitori ed educatori. Storicismo giustificatorio d’accatto? No! Solo un dato di fatto oggettivamente irreversibile di cui bisogna prendere atto e da cui bisogna partire per proporre un’ipotesi educativa agli studenti credibile e congruente con i tempi mutati, e tale da aprire i loro cuori alla speranza vera del futuro, alla speranza del cambiamento effettivo di programmi di metodi di valori di motivazioni allo studio che possano promuoverli a protagonisti responsabili e colti di una società più giusta e più eticamente credibile di quella attuale.

Un’ipotesi educativa di tal genere non rivendica né grembiuli né pensiero unico né voti di condotta punitivi, inutile ciarpame ideologico-nostalgico, bensì una riqualificazione del ruolo e della funzione docente (non solo in termini economici), dentro un sistema scolastico che si riappropri del gusto della critica, della cultura vera che sappia riconoscere e coltivare e difendere i valori fondanti della persona umana, dell’umanesimo perenne che è dentro ciascuno di noi e che spetta alla scuola “educare”, custodire proteggere e tramandare alle generazioni future.

NUCCIO PALUMBO

ordinario di Italiano e latino nei licei

(da http://www.lasicilia.it)

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