L’idea forte dell’Indice della Scuola è di «portare all’interesse e al giudizio di un pubblico più vasto temi e problemi finora trattati soltanto da riviste pedagogiche o sindacali». Migone parafrasa «una vecchia battuta sulla guerra e i generali: la scuola è troppo importante per lasciarla soltanto agli insegnanti. È formazione, è cultura, è politica. Ciò che accade dalla scuola materna all’università merita una discussione più ampia e più alta, evitando lo scontro ideologico».
Con il coordinatore Vincenzo Viola, professore di liceo a Milano, nell’impresa si sono lanciate alcune autorevoli voci del campo: il pedagogo Roberto Biorcio, i sociologi Franco Rositi e Alessandro Cavalli. Nell’editoriale Rositi e Viola parlano di «voglia» e di «coraggio» di far da tramite fra il mondo della scuola e «un’opinione pubblica colta» come quella del Times Educational Supplement. E di puntare l’attenzione sulle istituzioni formative nel loro insieme: «Non solo per la loro importante valenza economica, ma anche per i loro possibili effetti di civiltà, esse sono più che mai una questione nazionale di primo piano, in un orizzonte europeo-internazionale».
Non sarà facile «smuovere di punto in bianco l’indifferenza sedimentata da decenni», affermano i fondatori, «il nostro compito sarebbe assolto se appena riuscissimo a riportare nel vivo della produzione culturale quella parte dei docenti che se ne sono allontanati per lo sconforto».


