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Domenica 12 Luglio 2026 |
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Esame di Stato

Esami di Stato. Agli orali trionfa il Novecento

“Maturità, t’avessi preso prima…”, esclamava Venditti in “Notte prima degli
esami”, storica canzone, divenuta subito inno sacro e scaramantica preghiera
dei maturandi di tutta Italia. Niente da fare, prima o poi, presto o
tardi, tocca a tutti. L’esame di maturità è un passaggio obbligato, un appuntamento
inderogabile. Una sorta di limes invisibile (eppure c’è) che segna
il confine tra la fase della leggera adolescenza e quella di una più responsabile
giovinezza, in cui si fanno i conti con se stessi, con le proprie
scelte, in cui sei costretto, vuoi o non vuoi, a cavartela da solo. E’ una sorta
di indispensabile pass per crescere, per accedere ad un’altra fase della
vita, più consapevole di sé, degli altri e di ciò che ti gira intorno. Ma di tutto
questo forse i maturandi in fibrillazione neppure si rendono conto. Ma
poco importa. A conti fatti, ci sarà tempo per riflettere. Adesso l’importante
è ripassare, rileggere, rubacchiare qualche idea e qualche spunto dell’ultima
ora. E soprattutto, riordinare il caos generato dalle poche o molte
idee un po’ troppo sparpagliate in testa.

E’ la mattina dell’inizio degli esami orali, che andranno avanti fino a
metà luglio. C’è attesa, ansia, tensione. Si ride poco, si ironizza ancora meno.
A tratti, ci si rilassa, farfugliando qua e là qualche sillaba confusa con
i professori appena arrivati. Le tesine ci sono tutte. Le nozioni in testa pure.

O almeno, è quel che si spera. «Non ci posso credere… è quasi finita!»,
esclama col volto teso e lo zaino traboccante di libri, Martina, 18 anni, studentessa
della terza M del liceo classico “Cutelli”. Purtroppo (o forse per
fortuna), sarà la prima a sostenere i tanto attesi esami orali della maturità
2007 e a esibire il suo (non sappiamo ancora quanto pesante) bagaglio culturale
dinanzi alla temuta commissione costituita, secondo la recentissima
riforma, per metà da membri interni e per metà da commissari esterni,
veri o presunti cerberi, con la funzione di equilibrare qualche slancio
di troppo nei confronti dei candidati. «Sto malissimo. Sono molto tesa. Porterò
una tesina dal titolo “La lanterna e la lampada”. Esaminerò la poetica
di Pascoli, parlerò del Fascismo, della lanterninosofia di Pirandello de
“Il fu Mattia Pascal” e il relativismo nichilista di Nietzsche», spiega, stringendosi
nell’overdose di conforto dell’abbraccio delle sue amiche Roberta,
Ludovica e Giulia, accorse già alle 8 di mattina per sostenerla. «Farò medicina
– confessa – sono cresciuta con un padre chirurgo e il suo lavoro mi
ha sempre appassionato. So che i test di ammissione non saranno per nulla
facili, ma va bene così», aggiunge Martina.

Guarda caso, anche Daniele, suo compagno di classe, occhiali da sole e
sguardo asettico, sceglierà Medicina. «Credevo che il nuovo esame fosse
più duro, invece per fortuna è andato tutto bene e, alla fine, i commissari
esterni non sono stati poi così spietati», dice. La sua tesina sarà un percorso
sul suggestivo tema dell’inganno e dell’illusione. A farla da padrone,
ancora una volta il Novecento, Pirandello, la prima Guerra Mondiale.

«La maturità? Francamente, non ho mai capito a che cosa serva», tuona
senza mezzi termini Luigi, pure lui del “Cutelli”, appassionato di greco e
latino. «Da grande farò l’archeologo», dice convinto. «Perché il passato è
molto importante». Soddisfatto, il prof. Alfio Lanaia, membro esterno di discipline
classiche. «Il nuovo esame ha spaventato di più gli studenti, e in
effetti anche la versione di latino di Seneca presentava qualche difficoltà,
soprattutto nella sintassi. Ma alla fine, è stato meglio così. C’è stata una
spinta in più a favore dell’impegno nello studio».

ELENA ORLANDO (da www.lasicilia.it)