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Domenica 12 Luglio 2026 |
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Concorsi

CONCORSO A PRESIDE, ECCO QUANTO NON È STATO REGOLARE


La proposta più comune che viene fatta dai respinti
allo scritto o agli orali del concorso ordinario a preside,
bandito due anni fa, è quella di bandire un nuovo
concorso. E non solo da costoro parte la proposta ma
anche da chi, in omaggio alla legge, non ha chiesto la
sospensiva al Tar al quale invece molti altri si sono rivolti
pur con punteggi di ammissione bassissimi e pure
anche senza titoli, sicuri di ottenere credito legale
nella evidente furbizia con cui il diritto è aggirato con
il silenzio perfino dei sindacati e pure del Governo che
ha adottato il Milleproroghe per salvarli. E la proposta
è ora di più avvalorata dalle ulteriori novità che
stanno nascendo in fase di colloquio orale, dopo lo
scempio dello scritto in cui è stato dimostrato, attraverso
i verbali, che i compiti furono corretti in pochissimi
minuti, glissando perfino erroracci di grammatica
e di sintassi. E successo dunque che un manipolo
di professori, profondamente indignati, sobillati poi
dalle parole dell’esperto legale della trasmissione
della Rai, “Mi manda Rai3”, alla quale si erano rivolti
per sollevare il caso a livello nazionale, spinti inoltre
dall’atteggiamento interlocutorio del responsabile
dell’Ufficio scolastico regionale, si sono rivolti alla Procura
della repubblica e hanno inoltrato denuncia penale.

“Appare evidente”, dicono i professori, “che i pubblici
ufficiali membri della commissione, nel corso
dello svolgimento delle funzioni di correzione degli
elaborati, hanno reiteratamente violato le norme di
legge e di regolamento sopra citati e così procurato
agli altri candidati un ingiusto vantaggio patrimoniale
e agli esponenti un danno ingiusto in quanto esclusi
dalla prova concorsuale.” E aggiungono: “Per tutto
quanto esposto, i sottoscritti chiedono a V.S. – Signor
Procuratore della repubblica di Palermo – di verificare
la eventuale sussistenza di estremi di reati punibili
ai sensi della legge penale vigente per i fatti meglio
descritti in narrativa (falso in atto pubblico e abuso
d’ufficio) ovvero per quelli meglio visti da codesta Autorità
o per quelli che dovessero emergere nel corso
delle successive indagini di P.G. Con riserva di costituirsi
parti civili nei modi e termini di legge.”

Ma c’è di più. Alcuni docenti ci dicevano che dopo
l’ordinanza del Tar di ricorreggere gli elaborati la
commissione avrebbe proceduto senza più garantire
l’anonimato, attribuendo lo stesso punteggio e in alcuni
casi qualche voto in meno addirittura. E sarebbe
scattato pure un paradosso perché la commissione
ora starebbe correggendo con opposta lentezza. Per
questo, dicono costoro, sarebbe bene che la Procura
della repubblica di Palermo cominciasse a guardarci
dentro e probabilmente troverebbe malformazioni rilevanti
che andrebbero dalla stesura dei verbali, alle
false dichiarazioni di presenza e perfino alla incompatibilità
di alcuni commissari che avrebbero parenti al
concorso e che si sarebbero dimessi solo dopo la correzione
degli scritti o nel corso degli orali. I docenti invece
respinti agli orali sollevano altre perplessità come
la mancanza di griglie di valutazione adeguate su
cui basare il punteggio finale e la loro successiva
comparsa dopo documentati esposti. E ancora esami
di gruppo fuori dalle regole fissate e con tempi di colloqui
arbitrari di appena 10 minuti. Si capisce dunque
che intorno a questo concorso è nato un pastrocchio
di feudale memoria e nel quale la maggiore sconfitta
è certamente la scuola che con ogni probabilità fra
qualche tempo sarà gestita da un dirigente impreparato
a dare vigore, dignità e sicurezza didattica al
proprio Istituto, mentre si strilla di bullismo, di crisi di
identità del docente, di funzione educativa e di dare
indicazioni sicure agli alunni sul senso della vita e della
felicità. E se questa è la triste conclusione, ci chiediamo:
il signor ministro come intenderebbe risolvere
il problema? Si sta adoperando per fare chiarezza?

PASQUALE ALMIRANTE (da www.lasicilia.it)